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05/08/2026 06:00:00

Selinunte, i cerchi sulla sabbia e il nuovo mistero estivo

Dateci, vi prego, il nostro nuovo mistero estivo. Qualcosa di cui parlare sotto l’ombrellone, e che non sia la solita solfa – tipo i ragionamenti sui cumuli di spazzatura ai bordi delle strade, o su quanto sia lecito tenere dei cassonetti nelle strade del passìo.

 

Evitiamo pure discorsi sulla criminalità, le strade del sangue, i non troppo velati accenni alla remigrazione (al secondo commento social che ci informa che «sarà guerra» già comunque ci viene la noia). Ma parliamo d’altro; manteniamoci leggeri.

 

Ecco allora che la storia dei cerchi sulla sabbia a Marinella di Selinunte giunge a noi nel momento ideale, quando più ce n’è bisogno. Diffusa da Giorgio Comerio, noto produttore televisivo (si legge nel suo comunicato), nel giro di poche ore è arrivata sugli schermi di ogni smartphone presente sul territorio castelvetranese.

 

 

Saranno arrivati gli alieni, qui a Selinunte? Si è forse diffuso un culto esoterico che si pratica in riva al mare? I commenti si moltiplicano. Perché la zona, definita impervia in una video-testimonianza, parrebbe inaccessibile – tranne che per chi ha scoperto i cerchi, chi ha girato il video e chi, sullo sfondo dell’inquadratura, si è piazzato sulla spiaggia con borse e ombrelloni al seguito.

Certo non mancano i commenti che parlano di uno scherzo o, meglio ancora, di una trovata di marketing. Ma non siamo qui per rovinare la magia, e anzi: se di mistero si tratta, la speranza è che si alimenti, cresca, che si estenda il raggio delle apparizioni fino a toccare, perché no?, le coste di Triscina, così da farci dimenticare gli altri problemi che invece affliggono la costa Ovest.

 

Non sarebbe nemmeno la prima volta, e se scaviamo un pochino nella nostra memoria castelvetranese ci viene facile recuperare da lì altri due eventi misteriosi che, ormai parecchi anni fa, hanno ravvivato i mesi estivi. Tutti, infatti, ricordiamo (anche soltanto perché ci è stato raccontato) il fantasma del Fuso della Vecchia, che nel 1980 ha trasformato la zona archeologica in un’attrazione irresistibile, più dei templi stessi. Merita una lettura il racconto di quelle giornate firmato Gianfranco Caraccioli.

 

Più recenti sono invece le apparizioni presso la fantomatica “Casa della monaca”, nella zona Nord di Castelvetrano. Era l’estate del 2003, e le tre figure vestite di bianco che correvano tra gli alberi di ulivo attirarono, tra quelle strade, una folla tale da rendere quel momento, forse, l’ultimo ricordo vivido di una Castelvetrano piena di gente.

È una forza trainante, quella del mistero, che saprebbe risvegliare persino dal sonno peggiore (quello della ragione, e chiaro, ma anche) dall’ipersonnia depressiva da cui Castelvetrano sembra non sapersi più tirare fuori. Allora, sì, cerchiamo altri cerchi sulla sabbia. Usciamo, adesso, e mettiamoci in cammino sul bagnasciuga con gli occhi aguzzi. E, se serve, tracciamoli noi stessi. Inventiamoci una storia.

 

Daria Costanzo



Native | 11/08/2026
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