Carolina Varchi, braccio destro di Giorgia Meloni in Sicilia, non apre soltanto il "cantiere" che guarda alle prossime elezioni amministrative di Palermo, ma gioca una doppia partita, con lo sguardo rivolto anche a Palazzo d'Orléans.
Varchi è stata vicesindaca di Roberto Lagalla e, in quella giunta, siedono diversi esponenti di Fratelli d'Italia. Adesso, però, va oltre e prova a intestarsi le future manovre politiche siciliane, spiazzando lo stesso Lagalla, che a questo punto può contare su una maggioranza tutt'altro che granitica.
La proposta
Varchi lancia "Palermo Capitale", un cantiere aperto di idee per la rigenerazione della città.
«Ho deciso di unire tante realtà che vogliono partecipare alla vita pubblica della città mettendo a disposizione conoscenze, professionalità ed esperienze».
L'amministrazione comunale di Palermo, però, è una coalizione molto eterogenea e non è ancorata esclusivamente al centrodestra. Ed è questo il nodo politico che andrebbe affrontato prima di ogni altro.
Nella stessa maggioranza convivono esponenti del centrodestra e del centrosinistra. Italia Viva-Casa Riformista, pur presentandosi come forza civica, ha infatti espresso uomini e donne all'interno della coalizione di governo.
La domanda, quindi, è inevitabile: da dove parte davvero "Palermo Capitale" e chi intende coinvolgere? Una cosa, però, appare già evidente: il progetto non guarda soltanto a Palermo, ma anche alle elezioni regionali del 2027.
La doppia partita
Carolina Varchi non è certo una debuttante. Le sue mosse arrivano dopo un'attenta pianificazione. Nulla sembra lasciato al caso.
A blindare Lagalla ci hanno pensato Forza Italia e, almeno in parte, anche Ignazio La Russa. Ma la strada è ancora lunga. Anche la Lega potrebbe progressivamente prendere le distanze dal sindaco, mentre Noi Moderati lo ha già fatto da tempo.
La partita, in realtà, è abbastanza chiara: mentre si discute del candidato sindaco di Palermo, si apre contemporaneamente la corsa alla successione di Renato Schifani.
L'attuale presidente della Regione continua a ribadire di essere pronto a ricandidarsi, ma all'interno di Forza Italia non mancano i malumori. I nomi che circolano sono quelli di Giorgio Mulè, Marco Falcone e Nino Minardo, attuale commissario regionale del partito, che ha già trasferito la propria residenza dalla capitale alla Sicilia.
Se la candidatura a sindaco di Palermo dovesse andare a Fratelli d'Italia, potrebbe essere Forza Italia a indicare il candidato alla presidenza della Regione.
Il presidente dell'Assemblea regionale siciliana, Gaetano Galvagno, resta uno dei nomi spendibili da Fratelli d'Italia, anche se la sua candidatura appare, al momento, in stand-by. Nel frattempo i meloniani continuano a dialogare anche con Cateno De Luca.
Se, dunque, Carolina Varchi dovesse correre per Palazzo delle Aquile, il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione apparterrebbe con ogni probabilità a un'altra forza della coalizione.
Il ruolo di Sbardella
Sul tavolo resta anche il ruolo di Luca Sbardella, commissario regionale di Fratelli d'Italia.
La sua gestione è stata più volte contestata all'interno del partito. Secondo diversi dirigenti, la sua azione politica sull'Isola non avrebbe prodotto risultati significativi. Ha mantenuto compatto il gruppo dirigente, evitando fughe in avanti, ma le tensioni interne tra le diverse anime del partito restano evidenti.
A pesare c'è anche la sconfitta alle elezioni amministrative di Marsala, quinta città della Sicilia, dove Fratelli d'Italia governava da anni. Una responsabilità politica che, finora, nessuno ha pagato e che, secondo i critici, Sbardella ha sostanzialmente avallato.
È però lo stesso commissario regionale a raffreddare le interpretazioni sulla mossa di Varchi:
«L'iniziativa di Carolina Varchi non rappresenta la candidatura del partito. Abbiamo un sindaco uscente che ha amministrato bene, nonostante le tante difficoltà».
Per un'eventuale candidatura alla presidenza della Regione, Fratelli d'Italia continua a ragionare sui nomi già noti: Nello Musumeci, la stessa Carolina Varchi e Alessandro Aricò.
Quando si voterà?
Resta infine l'incognita sulla data delle elezioni.
La Sicilia potrebbe essere chiamata alle urne prima della scadenza naturale del settembre 2027, evitando così l'election day con le Politiche.
Un'ipotesi che renderebbe possibile anche un cambio di candidato nel centrodestra. Uno scenario che, secondo molti osservatori, potrebbe concretizzarsi soltanto se Renato Schifani dovesse lasciare Palazzo d'Orléans per un incarico istituzionale di rilievo, come la vicepresidenza del Consiglio superiore della magistratura.
Entro la fine dell'anno il quadro potrebbe diventare più chiaro. Intanto, però, molti protagonisti sono già ai nastri di partenza.