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21/09/2026 06:00:00

Regionali 2027, Schifani punta al bis. Ma nel centrodestra si scaldano gli altri nomi

A dodici mesi dal voto per Palazzo d'Orléans, la corsa per la guida della Regione Siciliana è già entrata nel vivo. A lanciare il messaggio di continuità è lo stesso governatore Renato Schifani che, a margine di un appuntamento istituzionale al Teatro Politeama, traccia il bilancio dell'attività svolta e proietta la propria azione amministrativa verso la riconferma.

 

L'asse con gli alleati

Alla base della volontà di proseguire la rotta politica c'è, secondo il presidente, una convergenza solida dell'intera coalizione di centrodestra. Ricordando l'investitura ricevuta nell'estate del 2022 dai vertici nazionali e regionali, Schifani sottolinea come il lavoro compiuto trovi riscontro nei principali indicatori di crescita dell'Isola, a partire dai primi segnali di rientro di giovani professionalità dall’estero.

Per il governatore ci sono tre ambiti dell’agenda regionale sui quali la Sicilia ha risposto bene: prevenzione degli incendi e contrasto alla crisi idrica; sostegni concreti all'imprenditoria e politiche di attrazione per i giovani; rafforzamento delle tutele per le fasce più vulnerabili.

 

L'impegno sulle infrastrutture

Schifani dovrà risolvere un bel problema, quello legato al dossier, finito sul tavolo del Ministero delle Infrastrutture, che riguarda le criticità delle autostrade gestite dal Cas (A18 e A20).

Il presidente ha annunciato la presa in carico diretta della vicenda, precisando che le problematiche strutturali dipendono da eredità stratificate nel tempo e assicurando la massima priorità alla tutela dell'incolumità dei cittadini e alla percorribilità delle tratte.

 

Convergenza vera?

I partiti di centrodestra hanno una sola voce: Schifani è ricandidato. Ma in politica, più una cosa si dice, più può diventare terreno impraticabile. E questo lo stesso Schifani lo sa bene.

La candidatura al bis dell’attuale governatore è cosa probabile, ma non certa. Tutto dipenderà dalle manovre che, da qui a dicembre, verranno messe in campo. E se davvero Schifani diventasse, per voto del Parlamento nazionale, vicepresidente laico del CSM, ecco che la casella siciliana rimarrebbe libera.

Con Schifani in campo, va sottolineato, i partiti risolvono tante faide interne. In Forza Italia, a volerci provare, sono Marco Falcone, Giorgio Mulè e Nino Minardo. A quel punto, però, a voler mettere sul tavolo un nome sarebbe anche Fratelli d’Italia, che potrebbe giocare nomi di punta come Carolina Varchi oppure lo stesso Alessandro Aricò.

Ed ecco che, a quel punto, è possibile, e anche fattibile, che il centrodestra converga su Cateno De Luca, vero ago della bilancia delle elezioni regionali. De Luca coltiva buoni rapporti all'interno di tutti i partiti di quell’area.

 

Il centrosinistra

I nomi ci sono, ma sono pure troppi. Il PD presenterà un suo candidato, il M5S avanzerà il proprio nome e la stessa cosa faranno i riformisti di Italia Viva. E poi c’è Ismaele La Vardera, che non arretra e va avanti.

In mancanza di una sintesi, ecco arrivare le primarie, ma il rischio di scivolare verso lo stesso errore del 2022 è presto servito.

Davide Faraone di Italia Viva ha ribadito: «Il centrosinistra, unito, allargandosi a tutti coloro che rappresentano l'opposizione rispetto al governo Schifani, deve costruire immediatamente un'alternativa. O si trova un candidato presidente della Regione che coinvolga tutti con un progetto di alternativa per la Sicilia, oppure si facciano subito delle primarie, primarie a cui i riformisti si presenteranno con un proprio candidato».