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10/08/2026 16:55:00

Trapani, 10 giorni per l'autobotte. Pellegrino: "Mancano gli autisti. Chi può, si faccia avanti"  

Otto giorni di attesa per un'autobotte. E quando finalmente arriva il momento di chiamare per sapere che fine abbia fatto la richiesta, la risposta sarebbe stata che il servizio è ancora alle prese con le richieste del 31 luglio.

È la denuncia pubblicata sui social da una cittadina di Trapani, mentre in città continua l'emergenza legata alla contaminazione della rete idrica.

"Mi dicono che per l'autobotte ci vogliono 8/10 giorni. Chiamo oggi, dopo 8 giorni sperando che mi dicano qualcosa. Invece mi rispondono che "sono in alto mare perché stanno facendo le richieste del 31 luglio", racconta la donna nel post.

Una situazione che, secondo la residente, diventa ancora più difficile da comprendere guardando ciò che accade nelle immediate vicinanze.

"Non sono nemmeno sicura che stiano lavorando per risolvere il problema. Non ci credo. Sono molto esasperata".

E poi la questione che più di tutte restituisce la dimensione quotidiana dell'emergenza: "Bisogna solo avere disponibilità economica per fronteggiare questa situazione".

La donna racconta infatti che i vicini di casa non avrebbero lo stesso problema: "Non si lamentano e non hanno il contatore chiuso".

L'acqua che arriva a chi può aspettare

Il post fotografa così uno dei problemi più delicati della crisi idrica trapanese: non soltanto l'assenza dell'acqua, ma la diversa capacità delle famiglie di affrontarla.

Chi ha un serbatoio capiente, chi può acquistare acqua privatamente, chi può rivolgersi a un'autobotte privata o sostenere le spese necessarie riesce, almeno in parte, a tamponare l'emergenza.

Per chi invece non ha queste possibilità, l'attesa dell'autobotte diventa un problema concreto di ogni giorno.

La denuncia arriva mentre il Comune continua a gestire una situazione che si trascina ormai da mesi. Prima la carenza idrica, poi le contaminazioni, le ordinanze di non potabilità, i campionamenti e le chiusure delle prese. E adesso, per le utenze interessate, il servizio sostitutivo delle autobotti.

Già a marzo, quando era stata emessa la prima ordinanza per vietare l'uso domestico dell'acqua in diverse strade del centro, il Comune aveva attivato il rifornimento tramite autobotte affidandolo alla ditta Palma Autospurghi, dopo una serie di bandi andati deserti.

Ma proprio la disponibilità di mezzi e personale era stata indicata fin dall'inizio come una delle criticità del sistema.

 

Oltre mille viaggi, ma le richieste restano

Il Comune ha successivamente rivendicato il numero di interventi effettuati dalle autobotti, arrivando a parlare di oltre mille viaggi.

Il punto, però, non è quante corse siano state effettuate, ma quante persone restano ancora senz'acqua e per quanto tempo.

 

Secondo quanto riferito dall’assessore Giuseppe Pellegrino, le difficoltà nel garantire il servizio delle autobotti sono legate anche alla difficoltà di reperire autisti. Alcuni bandi sarebbero infatti andati deserti perché, per i privati, risulterebbe più conveniente utilizzare i propri mezzi per il trasporto dell’acqua prelevata dai pozzi.

La ditta Palma, attualmente incaricata del servizio, starebbe cercando di potenziare l’organizzazione, ma non riuscirebbe ancora a soddisfare tutte le richieste. 

Per incrementare il personale sono stati coinvolti anche gli uffici di un’agenzia interinale: con un ulteriore autista sarebbe possibile coprire anche la fascia pomeridiana 16-22, aumentando così la capacità di risposta alle richieste dei cittadini.

 

L’amministrazione si è rivolta anche alla Protezione civile per verificare la possibilità di reperire personale nell’ambito del servizio civile.

Da qui l’appello dell'assesore al ramo Giuseppe Pellegrino direttamente alla cittadinanza: chiunque abbia i requisiti e possa svolgere il lavoro di autista è invitato a farsi avanti e a contattare direttamente la ditta incaricata del servizio

L'obiettivo è aumentare il numero di operatori e riuscire a smaltire più rapidamente le richieste di approvvigionamento.

 

La denuncia pubblicata oggi sui social sembra andare esattamente in questa direzione: una richiesta presentata, otto giorni di attesa e, alla telefonata, la notizia che il servizio sarebbe ancora indietro rispetto alle richieste.

Non è la prima volta che le autobotti diventano il termometro dell'emergenza e di una spaccatura sociale: l'acqua non è più un diritto di tutti, ma solo di chi può permettersi l'autobotte privata.