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12/08/2026 11:31:00

Mafia, revocati i benefici a Giuseppe Costa: torna in carcere. Deve scontare altri 4 anni e 7 mesi

Per Giuseppe Costa si riaprono le porte del carcere. Il mafioso di Custonaci, già condannato per il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo e finito più volte al centro delle indagini sulla mafia trapanese, dovrà scontare altri quattro anni e sette mesi di reclusione.

 

Nei giorni scorsi gli agenti delle Squadre Mobili di Trapani e Catanzaro hanno eseguito il provvedimento con il quale il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha revocato la libertà anticipata concessa negli anni a Costa.

Una decisione pesante: lo sconto di pena riconosciuto per la buona condotta in carcere ammontava complessivamente a 1.800 giorni, quasi cinque anni.

A determinare la revoca è stata, secondo quanto ricostruito dalla Polizia, la «perdurante appartenenza» di Costa a Cosa nostra trapanese.

 

Il sostegno della mafia anche durante la detenzione

 

Il punto centrale del provvedimento riguarda quello che sarebbe accaduto mentre Costa era detenuto e anche dopo la sua scarcerazione.

Secondo il giudice di Sorveglianza, l'uomo avrebbe continuato a beneficiare del sostegno economico dell'organizzazione mafiosa, anche per il pagamento delle spese processuali.

Il tramite sarebbe stato Pietro Virga, esponente della famiglia mafiosa trapanese.

Ed è proprio questa circostanza ad avere portato alla cancellazione dei benefici che Costa aveva ottenuto durante la precedente detenzione grazie alla buona condotta e alla partecipazione alle attività trattamentali.

In sostanza, per il Tribunale, il percorso formalmente positivo seguito in carcere non sarebbe stato accompagnato da un effettivo distacco dall'organizzazione mafiosa.

 

Costa e il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo

 

La storia criminale di Giuseppe Costa comincia nella seconda metà degli anni Novanta.

Nel procedimento Leoluca Bagarella + 66 venne condannato in primo grado a 30 anni di carcere, poi ridotti in appello a 25, per associazione mafiosa e sequestro di persona.

Il suo nome è legato soprattutto a una delle pagine più terribili della storia di Cosa nostra: il rapimento del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo.

Costa mise a disposizione dell'organizzazione la propria abitazione di Purgatorio, frazione di Custonaci, su richiesta veicolata dallo zio Vito Mazzara, anch'egli uomo di mafia.

In quella casa venne realizzata una delle celle nelle quali fu tenuto prigioniero il bambino.

Costa, secondo le sentenze, partecipò alla realizzazione della cella e garantì assistenza logistica ai carcerieri.

Giuseppe Di Matteo rimase nelle mani della mafia per oltre due anni. Fu ucciso l'11 gennaio 1996 e il suo corpo venne sciolto nell'acido.

 

La scarcerazione nel 2017 e il ritorno negli ambienti mafiosi

 

Costa uscì dal carcere nel 2017.

Ma la libertà, secondo gli investigatori, non coincise affatto con l'abbandono degli ambienti di Cosa nostra.

Le successive indagini hanno documentato la ripresa dei rapporti con esponenti di vertice dei mandamenti mafiosi di Trapani e Mazara del Vallo.

Costa avrebbe cercato di ritagliarsi un ruolo anche nelle attività economiche, in particolare nell'aggiudicazione illecita di appalti attraverso la gestione di un impianto di calcestruzzi.

Per questi fatti è arrivata un'altra condanna: 12 anni di reclusione per associazione mafiosa.

 

L'operazione “Scialandro”

 

Poi è arrivata l'operazione “Scialandro”, eseguita nell'ottobre 2023 dalla Squadra Mobile di Trapani insieme a Dia e Carabinieri e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

L'inchiesta ha riguardato le famiglie mafiose di Custonaci, Trapani e Valderice.

Costa è stato condannato con rito abbreviato a 4 anni e 10 mesi di carcere per associazione mafiosa, trasferimento fraudolento di beni ed estorsione.

Le indagini avrebbero documentato anche le pressioni esercitate su alcuni allevatori locali: Costa avrebbe fatto intestare formalmente ad altri alcuni capi di bestiame acquistati da lui stesso, imponendo poi agli allevatori di occuparsene.

Un sistema nel quale, secondo gli investigatori, tornava ancora una volta il peso dell'intimidazione mafiosa.

 

Pochi giorni fa il sequestro da 300 mila euro

 

Il nuovo arresto arriva, peraltro, a pochi giorni da un altro provvedimento nei confronti di Costa.

Il 3 agosto la Dia aveva eseguito un sequestro patrimoniale disposto dal Tribunale di Trapani su un immobile del valore di circa 300 mila euro, ritenuto sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati.

Adesso arriva anche la revoca dei benefici penitenziari.

La vicenda giudiziaria di Giuseppe Costa racconta così una storia che attraversa oltre trent'anni di mafia trapanese: dalla stagione dei sequestri e dei corleonesi agli affari, dagli appalti al controllo del territorio.

E soprattutto racconta un dato che emerge con forza dal provvedimento della Sorveglianza: per i giudici, nemmeno gli anni trascorsi in carcere sarebbero bastati a interrompere il legame con Cosa nostra.