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02/10/2026 06:00:00

Chi era Mario Mazzara: una vita tra mafia e politica

Ieri abbiamo dato notizia su Tp24 della morte di Mario Mazzara, uno dei principali imputati del processo “Scialandro” sulla mafia di Custonaci. Aveva 77 anni ed era detenuto nel carcere di Secondigliano, a Napoli, dove è deceduto il 30 settembre.

 

Mazzara era arrivato alla fine della sua vita in carcere e sotto processo per una vicenda che, secondo la Dda di Palermo, lo collocava al centro degli equilibri della famiglia mafiosa di Custonaci e dei suoi rapporti con la politica locale.

Non c’era però ancora una sentenza sulla sua posizione. Anzi, proprio negli ultimi mesi il processo ordinario davanti al Tribunale di Trapani stava entrando nella fase delle prove delle difese. Con la sua morte il procedimento nei suoi confronti si chiuderà senza che i giudici possano stabilire definitivamente la fondatezza delle accuse.

 

Chi era Mario Mazzara

 

Mario Mazzara era nato a Custonaci il 23 novembre 1948.

Il suo non era un cognome qualsiasi nelle cronache giudiziarie della provincia di Trapani. La famiglia Mazzara di Custonaci compare da decenni nelle ricostruzioni degli investigatori su Cosa nostra trapanese.

Mario era inoltre imparentato con Vito Mazzara, storico uomo della mafia trapanese, condannato all’ergastolo per omicidi.

Nel corso dello stesso processo “Scialandro”, gli investigatori hanno ricordato come già all’inizio degli anni Ottanta il gruppo mafioso dei Mazzara di Custonaci avesse un peso rilevante negli equilibri del mandamento trapanese.

Ma la storia di Mario Mazzara non è soltanto giudiziaria.

È anche politica.

 

Consigliere comunale già negli anni Ottanta

 

Mazzara era stato consigliere comunale di Custonaci già nel 1985.

Sindaco, in quella stagione, era Giuseppe Morfino.

Un dato che acquista un significato particolare alla luce di ciò che sarebbe accaduto molti anni dopo, quando Mazzara tornò ad essere indicato dagli investigatori tra i protagonisti delle campagne elettorali che ruotavano attorno allo stesso Morfino.

Dagli anni Novanta in poi Mazzara non risulta più protagonista diretto delle competizioni elettorali come candidato, ma continuò a seguire molto da vicino la politica del paese.

Lo ha raccontato anche Giovanni Noto, attuale vicesindaco di Custonaci, durante la sua deposizione nel processo Scialandro.

Secondo Noto, Mazzara partecipava abitualmente alle campagne elettorali e frequentava i Consigli comunali. Il figlio aveva anche ricoperto incarichi politici, prima come consigliere e poi come assessore.

Insomma, non era uno spettatore.

 

Il nome nelle indagini antimafia

 

Prima di “Scialandro”, Mario Mazzara era già comparso in altre attività investigative.

Nel dicembre 2018 la sua abitazione fu perquisita nell’ambito dell’operazione “Eris”, una vasta attività dei Carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Trapani finalizzata a colpire la rete di soggetti sospettati di sostenere la latitanza di Matteo Messina Denaro.

Il suo nome era stato richiamato pubblicamente anche in relazione alle indagini “Scrigno”.

Nel 2021 la vicenda di Custonaci arrivò persino alla Camera dei deputati attraverso un’interrogazione parlamentare che riportava una denuncia politica della minoranza consiliare. In quel documento Mazzara veniva indicato come una figura già interessata da precedenti indagini per fatti di mafia e come uno dei soggetti politicamente vicini all’allora sindaco Giuseppe Morfino.

Ma è con “Scialandro” che la posizione di Mario Mazzara assume tutt’altro peso.

 

Scialandro e la mafia di Custonaci

 

L’operazione scattò nell’ottobre del 2023.

Dia, Squadra mobile e Carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ricostruirono gli assetti delle famiglie mafiose di Trapani, Valderice e Custonaci.

A Custonaci, secondo la tesi dell’accusa, Cosa nostra non si sarebbe limitata alle estorsioni o agli affari tradizionali.

Avrebbe cercato di entrare direttamente nella macchina amministrativa.

Buoni Covid. Cantieri di lavoro. Appalti. Forniture. Urbanistica. Nomine politiche. Consenso elettorale.

Nelle carte dell’inchiesta compare quella che i magistrati definirono una sorta di “giunta parallela”: uomini di mafia, imprenditori e politici che, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbero riusciti a condizionare le decisioni del Comune.

Ed è dentro questo quadro che gli investigatori collocarono Mario Mazzara.

 

L’appoggio elettorale a Guarano

 

Uno degli episodi principali riguarda Carlo Guarano.

Guarano, ex vicesindaco di Custonaci, è stato successivamente condannato nel troncone abbreviato del procedimento per partecipazione mafiosa.

Secondo le indagini, la sua ascesa politica sarebbe stata favorita anche dall’appoggio di uomini vicini alla famiglia mafiosa locale.

Tra questi gli investigatori indicavano proprio Mario Mazzara.

C’è un’intercettazione del gennaio 2022 che è diventata uno dei simboli dell’inchiesta.

Mazzara, parlando degli amministratori comunali, diceva di Guarano:

«C’è mio cugino Carlo che è assessore e vicesindaco pure».

E spiegava la successione all’interno della Giunta con parole ancora più significative: prima c’era stata Irene Marceca, poi, dopo una “rotazione”, era entrato Guarano.

Parlava degli assessori come di persone sulle quali il gruppo poteva contare.

“Era l’assessore che avevamo noi altri”, diceva in un’altra conversazione.

 

“Dobbiamo comandare”

 

Un’altra intercettazione risale al settembre 2021.

Mazzara parla con Carlo Guarano e Giovanni Marceca.

La politica torna ancora una volta al centro della conversazione.

Mazzara parla della necessità di mantenere gli impegni presi e dice:

«Dobbiamo comandare, avere un ruolo nel nostro piccolo».

Sono parole sulle quali l’accusa ha costruito una parte importante della propria ricostruzione.

Non semplicemente il sostegno a questo o quel candidato, ma — secondo gli investigatori — l’idea di trasformare il consenso elettorale in capacità di influenza sulle decisioni del Comune.

 

Morfino e la campagna elettorale del 2018

 

Mario Mazzara compare anche nella ricostruzione della campagna elettorale del 2018.

Giovanni Noto, ascoltato nel giugno scorso al processo, ha raccontato che Mazzara frequentava il comitato elettorale della lista di Giuseppe Morfino.

Insieme a lui, secondo la deposizione, c’erano Giuseppe Costa, Paolo Magro, Roberto Melita e Giovanni Marceca.

Noto ha descritto quella campagna come la più dura che avesse mai vissuto nella sua lunga esperienza politica.

Morfino inizialmente perse per appena due voti contro Giuseppe Bica, ma il risultato venne successivamente ribaltato dal Tar e Morfino tornò alla guida del Comune.

Mazzara, secondo la testimonianza, continuò a mantenere rapporti con quell’area politica.

 

Gli affari e il Piano regolatore

 

Le conversazioni intercettate dagli investigatori mostrano anche l’attenzione di Mazzara per le questioni economiche e urbanistiche.

Nel settembre 2021, assieme a Guarano e Marceca, discuteva di una vicenda relativa alla possibile realizzazione di un supermercato e alla modifica della destinazione urbanistica di alcuni terreni.

È uno dei tanti capitoli nei quali l’inchiesta “Scialandro” ha cercato di ricostruire il rapporto tra la famiglia mafiosa e la gestione concreta del territorio.

Terreni. Cave. Calcestruzzo. Forniture. Lavori pubblici.

E soprattutto il Comune.

 

L’arresto del 2023

 

Quando scattò l’operazione Scialandro, Mario Mazzara aveva 74 anni.

Per ragioni legate anche all’età, il gip dispose inizialmente nei suoi confronti gli arresti domiciliari.

Durarono poco.

Secondo gli investigatori, Mazzara avrebbe infatti cercato quasi immediatamente di intervenire sulle dichiarazioni che altri indagati avrebbero dovuto rendere agli inquirenti.

Dalle intercettazioni emerse che avrebbe incaricato la moglie di raggiungere Giovanni Marceca per concordare una versione comune sulla nomina della figlia Irene ad assessore comunale.

L’obiettivo, secondo la Procura, era evitare ricostruzioni divergenti.

Il senso di una delle frasi intercettate era chiarissimo: non poteva accadere che uno raccontasse una cosa e un altro una versione differente.

I magistrati considerarono questo comportamento incompatibile con la permanenza ai domiciliari.

Nel dicembre 2023 il gip Alfredo Montalto revocò quindi la misura meno afflittiva e dispose il trasferimento in carcere.

 

Da allora non è più uscito

 

Mazzara è rimasto detenuto durante tutto il processo.

Nelle udienze celebrate quest’anno davanti al Tribunale di Trapani compariva in videocollegamento proprio dal carcere di Secondigliano.

A differenza di altri imputati dell’operazione, aveva scelto il rito ordinario.

Il processo era cominciato nel dicembre 2024 e lo vedeva alla sbarra insieme, tra gli altri, a Pietro Armando Bonanno, Mariano Minore, Gaetano Gigante, Francesco Lipari, Giuseppe Maranzano, Francesco Todaro e Giuseppe Zichichi.

Altri dieci imputati avevano invece scelto l’abbreviato e per loro sono già arrivate le sentenze.

 

Un processo che aveva raccontato ancora Custonaci

 

Proprio negli ultimi mesi le udienze avevano riportato al centro del processo il Comune di Custonaci.

Prima la testimonianza di Giovanni Noto sulla campagna elettorale del 2018 e sui rapporti tra politica e uomini indicati dall’accusa come appartenenti o vicini alla mafia.

Poi quella della dipendente comunale Vitalba Simone sulla gestione dei buoni spesa durante l’emergenza Covid.

Testimonianze che hanno raccontato il contesto nel quale, secondo l’accusa, Mazzara e gli altri imputati si muovevano.

Ma la difesa aveva sempre contestato questa ricostruzione.

Durante il controesame di Noto, il legale di Mazzara aveva sottolineato un punto preciso: Mario Mazzara non risultava condannato per mafia.

Ed è così che la sua storia giudiziaria si chiude.

 

La morte prima della sentenza

 

Mario Mazzara è morto ieri nel carcere di Secondigliano.

Aveva 77 anni.

Al momento non sono state rese note le circostanze del decesso.

La sua morte avrà una conseguenza processuale immediata: il procedimento penale nei suoi confronti non potrà proseguire.

Il Tribunale dovrà dichiarare estinto il reato per morte dell’imputato.

Significa soprattutto una cosa: sulle accuse mosse a Mario Mazzara nell’operazione Scialandro non ci sarà mai una sentenza definitiva di merito.

Resteranno le intercettazioni, le testimonianze, le ricostruzioni della Dia, della Polizia e dei Carabinieri. Resterà il ruolo che gli investigatori gli attribuivano nella famiglia mafiosa di Custonaci e il lungo rapporto con la politica del paese.

Ma non ci sarà una sentenza che dica definitivamente se quelle accuse fossero fondate oppure no.

La storia giudiziaria di Mario Mazzara finisce così, a Secondigliano, mentre quella del processo Scialandro continua.

 



Antimafia | 2026-10-01 17:17:00
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