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24/09/2026 08:58:00

Mafia e Comune di Custonaci, oggi riprende il processo Scialandro. Dopo i buoni Covid tocca alle difese

Riprende oggi, giovedì 24 settembre, davanti al Tribunale di Trapani il processo “Scialandro”, nato dall’inchiesta della Dda di Palermo sulla riorganizzazione di Cosa nostra tra Trapani, Valderice e Custonaci.

Dopo la pausa estiva il dibattimento entra in una nuova fase. La Procura ha sostanzialmente concluso l’esame dei propri testimoni e oggi dovrebbero cominciare quelli indicati dalle difese. Per l’udienza erano stati annunciati quattro testi relativi, in particolare, alla posizione di Giuseppe Maranzano.

Ma il processo riparte soprattutto da dove si era fermato: dal Comune di Custonaci. E da una serie di testimonianze che hanno raccontato dall’interno gli anni in cui, secondo l’accusa, politica, amministrazione e uomini vicini agli ambienti mafiosi avrebbero finito per incrociarsi con una frequenza tutt’altro che occasionale.

 

Il processo Scialandro

 

Il troncone ordinario vede imputati Pietro Armando Bonanno e altri sette. L’inchiesta “Scialandro”, condotta dalla Dia insieme a Carabinieri e Squadra Mobile e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha ricostruito quella che gli investigatori considerano una nuova rete di Cosa nostra tra Trapani, Custonaci, Valderice e Paceco.

Una parte degli imputati ha scelto il rito abbreviato ed è già arrivata a sentenza. Tra questi c’è Carlo Guarano, ex vicesindaco di Custonaci, condannato anche in appello a otto anni e sei mesi per partecipazione all’associazione mafiosa.

Nel processo ordinario, invece, l’istruttoria è ancora in corso.

 

Custonaci al centro delle udienze

 

Negli ultimi mesi il Comune di Custonaci è diventato uno dei principali scenari del dibattimento.

A giugno aveva deposto l’attuale vicesindaco Giovanni Noto, amministratore di lungo corso, che aveva ricostruito la campagna elettorale del 2018, i rapporti politici e personali che ruotavano attorno alla lista dell’allora candidato sindaco Giuseppe Morfino e la presenza costante al comitato elettorale di personaggi poi finiti nell’inchiesta o comunque citati nelle indagini.

Noto aveva definito quella del 2018 una campagna elettorale “mai vista” nelle sei competizioni amministrative alle quali aveva partecipato.

Aveva parlato del risultato di Carlo Guarano e Vita Reina, della presenza nel comitato di Giuseppe Costa, Roberto Melita, Paolo Magro, Giovanni Marceca e Mario Mazara.

E aveva poi allargato il racconto alla vita amministrativa del Comune.

 

I cantieri e Giuseppe Costa

 

Tra gli episodi ricordati da Noto c’era quello dei cantieri di lavoro.

I progetti erano stati finanziati durante la precedente amministrazione, ma le assunzioni partirono con la giunta Morfino. Tra i lavoratori comparve anche Giuseppe Costa, uomo già condannato per il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo e successivamente coinvolto nell’inchiesta Scialandro.

Noto aveva ricordato che proprio Carlo Guarano lavorava all’ufficio di collocamento, precisando però di non sapere se avesse materialmente avuto un ruolo nella selezione.

Poi il Piano regolatore, con il cambio di destinazione urbanistica di alcuni terreni da agricoli a edificabili. Uno di quei terreni, secondo quanto riferito dal testimone, apparteneva alla suocera di Costa.

Un altro pezzo di quel mosaico che la Procura sta cercando di comporre davanti ai giudici.

 

E poi i buoni Covid

 

Ma il capitolo più delicato è arrivato con i buoni spesa distribuiti durante la pandemia.

Giovanni Noto aveva già raccontato che la responsabile dei Servizi sociali si era lamentata con lui perché i contributi venivano assegnati senza il normale coinvolgimento dell’assistente sociale.

Nell’udienza del 14 luglio è stata proprio quella dipendente, Vitalba Simone, a raccontare cosa accadde.

Simone lavora al Comune di Custonaci dal 1999. Prima del cambio di amministrazione era responsabile dei Servizi sociali, categoria D.

Con il ritorno di Morfino alla guida del Comune dopo la sentenza del Tar, le venne tolto l’incarico e al suo posto venne nominata una dipendente di categoria C.

Quando chiese perché fosse stata rimossa, secondo quanto dichiarato in aula, l’allora assessora alle Politiche sociali Emanuela Mazzara le avrebbe spiegato che l’amministrazione non gradiva le sue frequentazioni, fuori dal Comune, con esponenti dell’opposizione.

 

I buoni assegnati senza le relazioni sociali

 

Poi arrivò l’emergenza Covid.

Il Comune distribuì contributi alimentari alle famiglie in difficoltà. Secondo quanto emerso in aula, si trattava complessivamente di circa 120 mila euro.

Vitalba Simone ha raccontato di avere chiesto che le pratiche le venissero assegnate per effettuare le valutazioni sociali ed economiche dei beneficiari.

La risposta fu negativa.

Secondo la sua testimonianza, i buoni vennero gestiti dalla nuova responsabile senza il coinvolgimento dell’assistente sociale.

E così si andò avanti fino a quando qualcuno cominciò a chiedere le carte.

 

Bica chiede l’accesso agli atti

 

L’opposizione, guidata dall’ex sindaco Giuseppe Bica, presentò una richiesta di accesso agli atti per verificare le modalità con cui erano stati distribuiti i contributi.

È a quel punto che, secondo il racconto di Vitalba Simone, emerge il problema.

Le pratiche erano incomplete.

Mancavano le relazioni dell’assistente sociale.

La funzionaria venne quindi convocata in una stanza del Comune.

 

Ha raccontato che erano presenti il sindaco Giuseppe Morfino, il vicesindaco Vincenzo Monteleone, Carlo Guarano e l’assessora Emanuela Mazzara.

 

“Mi chiesero di fare le relazioni retrodatate”

 

È forse uno dei passaggi più pesanti ascoltati finora durante il processo.

Secondo Vitalba Simone le venne chiesto di completare le pratiche inserendo le relazioni sociali che mancavano.

Ma quelle relazioni sarebbero state redatte quando i buoni erano già stati concessi.

E soprattutto avrebbero dovuto essere retrodatate.

Lo ha detto senza giri di parole davanti al collegio: le fu chiesto di inserire “delle relazioni retrodatate in modo che gli atti apparissero regolari”.

La dipendente si rifiutò.

Ha anche precisato che, durante quella riunione, fu soprattutto il vicesindaco Vincenzo Monteleone a parlare.

 

Rimossa prima, responsabile di nuovo dopo

 

E qui arriva l’altro passaggio singolare.

Vitalba Simone era stata rimossa dall’incarico di responsabile dei Servizi sociali.

Era stata esclusa dalla gestione dei buoni.

Ma nel momento in cui Giuseppe Bica chiese formalmente l’accesso agli atti, venne improvvisamente nominata di nuovo responsabile del settore.

La tempistica è stata raccontata dalla stessa funzionaria in aula.

La Procura ha insistito su questa successione: prima la rimozione, poi la gestione delle pratiche senza di lei, quindi la richiesta di completare retroattivamente i fascicoli e, infine, il ritorno al vertice dell’ufficio proprio quando quelle carte stavano per essere controllate.

Simone si rifiutò di redigere le relazioni.

E parlò con la Guardia di finanza.

 

La segnalazione alla Finanza

 

Alla domanda del pubblico ministero se avesse denunciato la vicenda, Vitalba Simone ha spiegato che in quel periodo era già in corso un’attività investigativa della Guardia di finanza.

E ha confermato di avere segnalato quanto accaduto.

Questo specifico episodio, ha chiarito lo stesso pm Giacomo Brandini durante l’udienza, non costituisce direttamente uno dei capi d’imputazione del processo.

Serve però all’accusa per ricostruire il contesto nel quale si muoveva l’amministrazione comunale di Custonaci in quegli anni.

 

La doppia faccia del Comune

 

Ed è proprio questo uno dei fili conduttori emersi finora dal processo.

Da una parte il Comune che organizzava manifestazioni antimafia, ricordava Falcone e Caponnetto e celebrava pubblicamente la legalità.

Dall’altra, secondo quanto raccontato dai testimoni e secondo la ricostruzione della Procura, una rete di rapporti politici, personali e amministrativi nella quale ricorrono continuamente gli stessi nomi.

Carlo Guarano è nel frattempo stato condannato per mafia nel troncone abbreviato.

Giuseppe Costa, altro nome ricorrente nelle testimonianze, è già stato condannato in passato per gravissimi fatti di mafia ed è stato coinvolto anche nell’inchiesta Scialandro.

E attorno alla vita comunale vengono ricostruiti episodi che vanno dai cantieri di lavoro al Piano regolatore, dagli affidamenti ai parcheggi, fino ai buoni spesa per le famiglie durante il Covid.

 

Ora tocca alle difese

 

Oggi il processo riparte proprio da qui.

La Procura ha praticamente terminato la propria lista testimoniale. Il Tribunale aveva programmato, alla vigilia della pausa estiva, l’avvio dei testimoni delle difese, cominciando dalla posizione di Giuseppe Maranzano.

Dopo mesi in cui in aula hanno parlato investigatori, amministratori e dipendenti comunali, adesso toccherà alle difese provare a dare una lettura diversa degli episodi ricostruiti dall’accusa.

E il Comune di Custonaci, ancora una volta, resta uno dei luoghi attorno ai quali gira una parte importante del processo.

 

 

Gli approfondimenti di Tp24 sul processo Scialandro

Per ricostruire tutte le tappe dell’inchiesta e del processo: