×
 
 
18/08/2026 14:00:00

Trapani, la Signora Fontana lascia la "Chiazza": comincia il viaggio verso il restauro

Stamattina la gru è arrivata presto in piazza ex Mercato del pesce. La “Signora Fontana” era ancora lì, chiusa dentro il piccolo cantiere che da settimane la proteggeva dagli sguardi e, almeno nelle intenzioni, dal resto della città.

Poi il recinto è stato aperto. E prima ancora che iniziasse il suo viaggio, la Venere ha mostrato un'altra fotografia di Trapani.

 

Nelle vasche della fontana c'erano pacchi di pasta, sacchetti di immondizia, bottiglie di birra e persino un ombrellone rotto. 

Il tutto dentro un'area chiusa con un chiavistello e un lucchetto. Un dettaglio che ha lasciato amareggiata la restauratrice Elena Vetere, che ha richiamato la necessità di una maggiore cura nei confronti di un patrimonio che appartiene alla città.

“Se lo sporcate, sporcate casa vostra”, il senso del suo richiamo. 

Perché la Signora Fontana, prima ancora di essere un monumento, è uno dei luoghi della memoria collettiva di Trapani.

E oggi, finalmente, se ne va per "farsi bella".

La gru e il saluto alla Chiazza

A coordinare le operazioni di smontaggio, iniziate nelle prime ore del mattino, sono stati il restauratore Giuseppe Mantella e la restauratrice Elena Vetere. 

La statua, con il suo basamento, è stata accuratamente imbracata e sollevata dalla gru. Poi è stata rimossa anche la parte della fontana.

Destinazione: un cantiere nella zona industriale di Trapani, scelto dalla ditta incaricata del restauro per la vicinanza con il fabbro che collaborerà alle lavorazioni e per le condizioni di sicurezza e sorveglianza dell'area.

 

A guidare il lavoro sarà Giuseppe Mantella, restauratore calabrese con una lunga esperienza nel campo della conservazione delle opere d'arte. Diplomato a Roma nel restauro di dipinti murali, Mantella svolge l'attività di restauratore dal 1997.

Tra gli interventi più importanti dei quali è stato incaricato recentemente c'è il restauro del Baldacchino del Bernini, sull'altare della Basilica di San Pietro a Roma, da realizzare insieme a un pool di esperti.

Dal 2019 Mantella è inoltre direttore della Deputazione della Cittadella vescovile di Gerace, dove da anni promuove il progetto di conoscenza e valorizzazione dei beni culturali ecclesiastici “Arte e Fede”, coinvolgendo giovani studenti e professionisti provenienti da diverse università e accademie italiane.

Ad affiancare Mantella ci sarà anche la restauratrice Elena Vetere, che ha ridato splendore a molte opere conservate nel Museo Pepoli di Trapani.

È l'inizio della fase operativa di un intervento atteso da anni.

 

La Venere Anadiomene

E' Venere che, più di tutti gli altri monumenti rappresenta anche il mito di fondazione di Trapani ed il suo collegamento storico e mitologico con la vicina Erice, dove sorgeva il santuario dedicato alla dea, meta di Fenici, Greci, Cartaginesi e Romani. 

Nella sua “Teogonia”, Esiodo narra come Afrodite sia nata dalla spuma marina creata quando i genitali di Urano, recisi da suo figlio Crono con una falce, furono gettati in mare. Dalla spuma che si formò, emerse la dea già completamente formata. Si narra anche che Crono, dopo aver evirato Urano, gettò la falce in mare e, da questa, prese forma la città di Trapani.

 

La statua – realizzata da una fonderia delle Ardenne e riproduzione di una opera dello scultore francese Christophe Gabriel Allegrain del 1767, conservata al Louvre – rappresenta plasticamente un momento storico in cui la classe dirigente cittadina dimostrava una certa levatura intellettuale, con la volontà di abbellire Trapani con pezzi di pregio, ma anche collegandoli concettualmente alle sue origine leggendarie.

 

La Venere Anadiomene - trasferita nella piazza nel 1890, con lo sguardo rivolto verso la ex strada degli Scultori, via Torrearsa, dove sorgeva anche il Palazzo Senatorio, oggi sede del consiglio comunale - è più di una semplice statua, più del suo valore artistico. 

È diventata nel tempo un riferimento per generazioni di trapanesi: “ci vediamo alla Signora Fontana” e la sua storia si intreccia con quella dell'ex Mercato del pesce e con l'immaginario della città.

Ma la storia della Signora Fontana è anche una storia di incuria, salsedine e manutenzioni stratificate.

Nel 2008 una relazione dell'architetto Giampiero Musmeci aveva già evidenziato la necessità di un restauro conservativo. 

Nell'agosto del 2024 una delle vasche era crollata, a luglio scorso una seconda, mentre la fontana era ormai da anni priva della sua funzione idraulica e la ghisa mostrava i segni della corrosione.

Il progetto di restauro è stato finanziato attraverso economie derivanti da altri interventi di riqualificazione. La Soprintendenza ai Beni culturali di Trapani ha autorizzato il restauro il 3 luglio, imponendo una documentazione rigorosa delle varie fasi e l'alta sorveglianza dell'ente di tutela.

Il restauro della Venere Anadiomene, del valore di circa 80 mila euro, sarà finanziato con parte delle economie ottenute dal Comune di Trapani grazie alla gestione interna delle verifiche tecniche sugli appalti. La certificazione ottenuta dall'ente e la qualificazione come stazione appaltante hanno consentito di evitare incarichi esterni, generando circa 500 mila euro di risparmi nell'ultimo anno. 

Una parte di queste somme, provenienti anche dai lavori di riqualificazione della "Chiazza" e dai progetti di social housing di via Carreca e dell'ex scuola De Rosa, è stata destinata al recupero della Signora Fontana. Non si tratta di una semplice pulitura, ma di un'operazione specialistica affidata a un'impresa qualificata nel restauro dei beni monumentali, che durerà circa sei mesi. 

Il 3 luglio scorso è arrivato un passaggio decisivo: la Soprintendenza per i Beni Culturali di Trapani ha autorizzato ufficialmente l'intervento, e sono partiti i primi sopralluoghi e le prime fasi ricognitive.

 

La sorpresa sotto gli strati

Ed è proprio durante gli esami più ravvicinati che la Signora Fontana ha cominciato a raccontare una storia diversa da quella che si vedeva in superficie.

I primi esami sulla scultura hanno evidenziato una una presenza importante di ferro nella struttura. Un'ipotesi che avrebbe potuto aprire scenari differenti sul materiale costitutivo della scultura.

Poi i restauratori hanno cominciato a guardare sotto le stuccature, nelle pieghe della ruggine e negli strati accumulati sulla statua.

E lì è emersa la ghisa.

“Non vedevamo la superficie originale”, ha spiegato Mantella. La statua era stata infatti completamente stuccata e successivamente ricoperta con una pittura micacea, responsabile di quell'effetto quasi “brillantinato” che per anni ha caratterizzato la superficie della Venere.

Calce, cemento, stuccature, vernici: interventi diversi si sono sovrapposti nel tempo nel tentativo di arrestare gli ammaloramenti.

La superficie originale è diventata così una sorta di pagina nascosta.

Adesso bisognerà leggerla.

Una sorta di scavo archeologico

Il restauro, per Mantella, sarà anche una sorta di “scavo archeologico”. Non soltanto perché occorrerà intervenire sulla materia, ma perché sarà necessario ricostruire la storia della statua attraverso i diversi strati che si sono accumulati in circa 150 anni.

C'è già un punto da cui partire: un marchio di fonderia individuato sulla base. È la traccia della fonderia, datata 1890, che consente di collegare la scultura alla sua origine francese.

Ora partiranno le ricerche d'archivio, le indagini metallografiche per individuare con precisione la lega utilizzata, il rilievo tridimensionale e quello grafico delle parti ammalorate.

Sarà necessario capire perché la superficie si sia deteriorata in maniera tanto grave, con quelle caratteristiche “squame” e quelle parti in rilievo ormai compromesse.

Il lavoro dovrà essere condiviso con la Soprintendenza. Non sarà, nelle parole di Mantella, un restauro calato dall'alto, ma un percorso nel quale restauratori, storici dell'arte, tecnici e altri specialisti dovranno ricostruire insieme la soluzione più corretta.

 

Sei mesi per restituirla alla città

Il restauro vero e proprio dovrebbe cominciare verso la fine di settembre, una volta concluse le procedure burocratiche, e durerà circa sei mesi.

L'obiettivo non è semplicemente farla "tornare bella", è farla tornare stabile.

La Signora Fontana conserverà il caratteristico colore della ghisa, ma perderà quella patina brillante che per anni è sembrata quasi parte integrante della sua identità. Verranno invece eliminati gli interventi ormai incompatibili con la corretta conservazione e sarà applicato un trattamento adeguato alla sua futura esposizione all'esterno, al vento, alla pioggia e soprattutto alla salsedine.

 

Non servirà dunque sostituire l'originale con una copia.

Anche questa è una delle decisioni maturate durante il percorso preliminare al restauro. Una copia avrebbe protetto l'originale, ma avrebbe anche privato la città della sua materia storica. Oggi esistono tecniche conservative che consentono di mantenere l'opera autentica nel luogo per il quale è stata pensata, a condizione che venga poi garantita una manutenzione costante.

 

E qui arriva un'altra promessa: quando la fontana tornerà alla Chiazza, dovrà tornare anche l'acqua.

Perché, come ha spiegato Elena Vetere, se è una fontana deve tornare a fare la fontana. E insieme al ripristino dell'impianto idrico dovrà esserci un piano di manutenzione programmata.

È forse questa la vera scommessa che comincia oggi.

Perché la Signora Fontana non è arrivata al restauro soltanto per colpa del tempo. 

Il tempo, la salsedine e l'umidità hanno fatto la loro parte. Ma sulla sua superficie sono rimasti anche i segni di decenni di interventi non sempre documentati o appropriati e di una manutenzione che, troppo spesso, è arrivata dopo il problema.

Occorrerà porre rimedio ai cosiddetti “danni antropici” : molti interventi del passato, ha osservato Elena Vetere, furono probabilmente realizzati proprio nel tentativo di salvare l'opera, quando non esistevano ancora le competenze e le procedure di oggi.

 

Ora la città ha un'altra possibilità: non soltanto quella di restaurare una statua, ma quella di imparare a conservarla.

E oggi, mentre la gru ha sollevato la Signora Fontana verso il cielo della Chiazza ed il camion ha imboccato la litoranea con il suo prezioso carico, Trapani ha assistito a un'immagine che è insieme un addio e una promessa: la sua Venere lascia il luogo dove per oltre un secolo ha guardato la città.

Tra circa sei mesi dovrebbe tornarci.

Con meno brillantezza, forse.

Ma con molta più storia finalmente visibile. 

 

Valentina Colli

 



Native | 11/08/2026
https://www.tp24.it/immagini_articoli/29-07-2026/1785310477-0-agosto-risuona-a-selinunte.jpg

Agosto risuona a Selinunte

Un Roy Paci inedito in chiave jazz, Alan Sorrenti intramontabile, gli omaggi ai Pink Floyd, Deep Purple, Led Zeppelin, le note caraibiche e i riff energetici. Il mese di agosto è da segnare in calendario perché ogni...