Prima il crollo, poi il restauro: la lunga attesa della "Signora Fontana" di Trapani
Chi non si è mai dato appuntamento vicino la statua della “Signora Fontana” alla “Chiazza” – ex Mercato del pesce? La goliardia di un tempo narra che ella, facilmente avrebbe concesso le sue grazie al giovane ingenuo che si fosse presentato in piazza con una guantiera di cannoli.
Sabato scorso, una delle vasche si è staccata precipitando al suolo e portando con sé centinaia d’anni di ricordi pescatori che si fermavano tornando dal mercato, di bambini che giocavano intorno alla vasca mentre l'acqua scorreva, di capannelli di ragazzi seduti sui gradini la sera.
Prima ancora che un'opera d'arte, è un pezzo di memoria collettiva, che raramente la ricorda come “Venere Anadiomene”.
Proprio lei, la dea che sorge dalle acque, la cui statua fu trsferita a Piazza Mercato nel 1890, con lo sguardo rivolto verso la ex strada degli Scultori, via Torrearsa, dove sorgeva anche il Palazzo Senatorio, oggi sede del consiglio comunale. Chissà se, mentre la seconda vasca crollava, la “Signorina Fontana” gli avrà rivolto un pensiero.
La Venere che, più di tutti gli altri monumenti rappresenta anche il mito di fondazione di Trapani ed il suo collegamento storico e mitologico con la vicina Erice, dove sorgeva il santuario dedicato alla dea, meta di Fenici, Greci, Cartaginesi e Romani.
Nella sua “Teogonia”, Esiodo narra come Afrodite sia nata dalla spuma marina creata quando i genitali di Urano, recisi da suo figlio Crono con una falce, furono gettati in mare. Dalla spuma che si formò, emerse la dea già completamente formata. Si narra anche che Crono, dopo aver evirato Urano, gettò la falce in mare e, da questa, prese forma la città di Trapani.
La statua – realizzata da una fonderia delle Ardenne e riproduzione di una opera dello scultore francese Christophe Gabriel Allegrain del 1767, conservata al Louvre – rappresenta plasticamente un momento storico in cui la classe dirigente cittadina dimostrava una certa levatura intellettuale, con la volontà di abbellire Trapani con pezzi di pregio, ma anche collegandoli concettualmente alle sue origine leggendarie.
Già nel 2008, una relazione dell’architetto Giampiero Musmeci metteva in luce le condizioni dell’opera e la necessità di un restauro conservativo. Nell’agosto del 2024, con la fontana in disuso da anni, era crollata una delle vasche e la statua si presentava già corrosa dalla ruggine.
Nel novembre successivo, l’amministrazione comunale si era detta intenzionata ad intraprendere i necessari interventi di restauro, su iniziativa di Italia Nostra e dalla Fondazione Architetti nel Mediterraneo a Trapani “Francesco La Grassa”, che avevano dato disponibilità a donare il progetto di restauro.
Il tempo, il sale e l'abbandono
Nel tempo, la Venere è diventata parte del lessico dei trapanesi. È uno di quei luoghi che non hanno bisogno di indicazioni: basta dire "ci vediamo alla Signora Fontana". E, come spesso accade ai simboli, la città ha finito quasi per darla per scontata.
Per anni la fontana ha continuato a dominare la piazza mentre il tempo faceva il suo lavoro.
La salsedine ha corroso la ghisa, l'acqua ha smesso di scorrere, gli elementi decorativi hanno iniziato a deteriorarsi. Le vasche hanno mostrato segni sempre più evidenti di cedimento.
Residenti, associazioni, giornalisti e studiosi del patrimonio cittadino hanno più volte lanciato l'allarme, chiedendo un intervento prima che il degrado diventasse irreversibile.
Quella richiesta, negli ultimi mesi, sembrava finalmente essere stata raccolta.
Il progetto che può restituire la Venere alla città
Il restauro della Venere sarà finanziato grazie a un risparmio ottenuto nell'ambito dei lavori di riqualificazione della Chiazza e dei progetti di social housing di via Carreca e dell'ex scuola De Rosa.
Il progetto originario non prevedeva fondi dedicati alla fontana, ma includeva le somme per la verifica tecnica obbligatoria prevista dal Codice degli Appalti.
Poiché il Comune di Trapani ha ottenuto circa un anno fa la certificazione che gli consente di svolgere internamente queste verifiche, oltre alla qualificazione illimitata come stazione appaltante riconosciuta dall'Anac, ha potuto evitare incarichi esterni, risparmiando nell'ultimo anno circa 500 mila euro.
Parte di queste economie sarà ora destinata al recupero della Venere. Un risultato che l'amministrazione attribuisce al lavoro dei tecnici e del personale comunale che hanno reso possibile la riorganizzazione delle procedure interne.
Il progetto di restauro prevede un intervento conservativo complesso, del valore di 80 mila euro circa. La fontana verrà completamente smontata, trasferita in laboratorio e sottoposta a un accurato lavoro di recupero. Saranno restaurati gli elementi in ghisa, consolidate le parti strutturali, recuperati gli apparati decorativi e ripristinato anche il funzionamento idraulico, così da far tornare l'acqua a scorrere dopo anni di silenzio.
Non si tratta di una semplice pulitura, ma di un'operazione specialistica affidata a un'impresa qualificata nel restauro dei beni monumentali, che durerà circa sei mesi.
Il 3 luglio è arrivato un passaggio decisivo: la Soprintendenza per i Beni Culturali di Trapani ha autorizzato ufficialmente l'intervento, ritenendo il progetto compatibile con il valore storico del monumento. L'autorizzazione prescrive un rigoroso protocollo operativo: ogni fase dovrà essere documentata fotograficamente, eventuali indagini dovranno essere preventivamente autorizzate, i lavori saranno seguiti dall'alta sorveglianza della stessa Soprintendenza e ogni modifica rispetto al progetto approvato richiederà un nuovo nulla osta.
Poi è successo qualcosa che sembra una beffa.
Il giorno successivo al rilascio del parere della Soprintendenza, una delle vasche della fontana è crollata.
Le cause sono ancora da accertare. Si dovrà stabilire se il cedimento sia stato provocato esclusivamente dal grave deterioramento della struttura o se vi siano stati fattori esterni. Ma la coincidenza ha colpito tutti: proprio mentre arrivava il via libera atteso da anni, il monumento perdeva un altro pezzo di sé.
Dalle carte al cantiere
L'autorizzazione è arrivata, l'impresa specializzata è stata individuata, ma il calendario operativo deve ancora essere definito.
Mercoledì è previsto un incontro tra il Comune e la ditta incaricata del restauro per programmare tempi e modalità dell'intervento. Solo dopo quel confronto si conoscerà la data effettiva di avvio del cantiere, comunque in tempi strettissimi.
È un passaggio importante, perché ogni settimana che passa aumenta il rischio che il degrado continui il suo lavoro.
Il tempo perduto della manutenzione
Il crollo della vasca riporta inevitabilmente a una domanda: si poteva evitare?
Secondo quanto emerge, non erano stati programmati interventi provvisori di consolidamento della fontana nell'attesa del restauro.
La ragione sarebbe stata essenzialmente economica. In altre parole, si è scelto di attendere il finanziamento e l'avvio dell'intervento conservativo vero e proprio, senza prevedere opere temporanee di messa in sicurezza.
È una scelta che apre una riflessione più ampia, che va oltre il caso della “Signora Fontana”.
Nel restauro dei beni monumentali esiste infatti una fase intermedia, quella della conservazione preventiva, fatta di monitoraggi, manutenzione e, quando necessario, opere provvisionali per rallentare il degrado e mettere in sicurezza gli elementi più fragili. Sono interventi meno spettacolari di un grande restauro, ma spesso decisivi per evitare che il tempo continui a presentare il conto.
Nel caso della Venere della Chiazza, la città conosceva da anni le condizioni della fontana. La corrosione della ghisa, l'assenza dell'acqua, il deterioramento delle vasche erano ormai evidenti.
Quindi il paradosso è tutto qui: Trapani era arrivata al traguardo amministrativo, ma non ancora a quello materiale. Tra l'autorizzazione e l'apertura del cantiere è rimasto uno spazio di tempo in cui la fontana ha continuato a essere esposta al degrado accumulato in decenni.
La questione, allora, non riguarda soltanto il costo del restauro.
Riguarda anche quello della mancata manutenzione. Perché ogni euro risparmiato oggi sulla conservazione preventiva rischia di trasformarsi domani in un danno più grave, in un intervento più complesso e, inevitabilmente, in una spesa maggiore.
Restaurare una statua o ricucire una memoria?
La Venere della Chiazza racconta molto della città che la circonda.
Parla della Trapani ottocentesca che guardava all'Europa scegliendo una fusione francese per abbellire il suo nuovo mercato o del legame millenario con il culto della Venere Ericina. Ma racconta anche il rapporto, spesso contraddittorio, che la città ha con il proprio patrimonio: monumenti amatissimi nella memoria, meno fortunati nella manutenzione.
C'è infine un dettaglio che racconta bene questa storia. Per annunciare il restauro della Signora Fontana, il Comune ha scelto di accompagnare il post con un'immagine elaborata digitalmente, senza indicarlo ai cittadini. Un particolare che ha suscitato le perplessità di alcuni lettori.
È un episodio marginale, ma in qualche modo emblematico.
Mentre la città attende che la Venere venga finalmente restaurata, la comunicazione istituzionale ne propone già un'immagine idealizzata. Eppure la forza della Signora Fontana non sta nella perfezione di una fotografia, ma nella sua storia, con tutte le ferite che il tempo le ha lasciato addosso. Mostrare il degrado non significa screditare la città. Significa ricordare perché quel restauro è diventato necessario.
La Venere non è diventata importante perché è caduta una vasca, lo era già prima: il crollo ha semplicemente costretto tutti a guardarla.
È successo anche con Palazzo Lucatelli, con l'ex Fabbrica del Ghiaccio, le Mura di Tramontana e, in passato, con altri luoghi della città: il degrado ha spesso acceso un'attenzione che poi si è trasformata in una stagione di restauri e riqualificazioni del suo patrimonio storico: Trapani sembra amare profondamente i propri monumenti, ma spesso li salva quando il tempo ha già presentato il conto.
Forse la vera sfida non è restaurare la Signora Fontana. È imparare a non aspettare il prossimo crollo per ricordarsi che quel patrimonio appartiene a tutti": perché ci sono monumenti che si visitano e monumenti che si abitano.
La “Signora Fontana” appartiene a questa seconda, rarissima categoria.
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