Trovata senza vita a Palermo Dasililla Oliveira Pecorella: voce della Consulta delle Culture
Una morte improvvisa che ha scosso il mondo dell’associazionismo e dell’integrazione a Palermo. Dasililla Oliveira Pecorella, componente della Consulta delle Culture del Comune di Palermo, è stata trovata senza vita nella sua abitazione.
A dare l’allarme sarebbe stato un vicino, preoccupato perché da alcuni giorni non riusciva più a vederla. Gli accertamenti effettuati hanno escluso ipotesi diverse da una morte per cause naturali. La salma è stata quindi restituita alla famiglia per l’organizzazione dei funerali.
La notizia ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio tra quanti negli anni avevano conosciuto Dasililla e condiviso con lei battaglie, iniziative pubbliche e progetti dedicati al dialogo tra culture.
L'impegno nella Consulta delle Culture
Dasililla Oliveira Pecorella era una presenza conosciuta all’interno della Consulta delle Culture di Palermo, dove aveva lavorato soprattutto sui temi dell’integrazione, della tutela delle donne e della mediazione culturale.
Era coordinatrice delle attività contro la tratta di esseri umani e la violenza sulle donne, temi che non affrontava soltanto dal punto di vista istituzionale.
La sua sensibilità nasceva infatti anche da una dolorosa esperienza personale: aveva raccontato di essere stata vittima di violenza per circa due anni. Una vicenda che aveva trasformato in impegno pubblico, partecipando a incontri, manifestazioni e sit-in contro gli abusi.
Il suo messaggio era chiaro: la violenza non è soltanto quella fisica o sessuale. Esistono anche forme meno evidenti e spesso più difficili da riconoscere, come la violenza psicologica ed economica.
Le donne migranti e le difficoltà nel chiedere aiuto
Uno dei temi sui quali insisteva maggiormente riguardava la condizione delle donne migranti vittime di violenza.
In questi casi, spiegava, alla paura e alla dipendenza dal proprio aggressore possono aggiungersi altri ostacoli: la lontananza dalla famiglia, la difficoltà nel parlare italiano, l’assenza di una rete sociale, la precarietà economica e il timore di non essere credute.
Una combinazione che può rendere ancora più difficile denunciare una situazione di abuso.
Ed era proprio su queste forme di violenza spesso invisibili che Dasililla cercava di richiamare l'attenzione delle istituzioni e della società civile.
Il lavoro nelle scuole
Una parte importante del suo impegno era rivolta anche ai più giovani.
Da anni collaborava con le scuole palermitane, promuovendo percorsi dedicati all'integrazione, alla conoscenza delle diverse culture e alla lotta contro le discriminazioni.
Per lei l'educazione era uno degli strumenti principali per prevenire razzismo, violenza e marginalizzazione.
Accanto al dialogo tra culture, considerava fondamentale anche quello tra religioni.
Una sensibilità maturata già all'interno della propria famiglia, dove aveva conosciuto fin da bambina tradizioni differenti: una nonna ebrea, un nonno cattolico e una madre protestante.
Una convivenza che aveva contribuito a rafforzare una convinzione che avrebbe poi accompagnato il suo lavoro: le differenze possono convivere, quando esistono rispetto e conoscenza reciproca.
Il ricordo degli amici: "Un'esplosione di vita"
Dopo la diffusione della notizia sono arrivati numerosi messaggi di cordoglio.
Particolarmente intenso quello di un'amica, Nadine, che ha ricordato Dasililla come “l'emblema, l'anima del Brasile”, descrivendola come una donna allegra, effervescente, esuberante ma allo stesso tempo dotata di grande sensibilità.
Una persona, scrive, capace di lasciare il segno attraverso il sorriso, l'energia e una profondità che non tutti riuscivano immediatamente a cogliere.
Altri amici hanno affidato ai social il proprio saluto, ricordando il lavoro svolto da Dasililla e la sua capacità di costruire relazioni tra persone, comunità e culture differenti.
Con la morte di Dasililla Oliveira Pecorella, Palermo perde una delle persone che negli ultimi anni avevano provato, concretamente, a rendere il termine “integrazione” qualcosa di più di una parola buona per convegni e comunicati stampa.
Lo aveva fatto mettendo insieme esperienza personale, ascolto e impegno pubblico. E soprattutto scegliendo di stare accanto a chi, spesso, aveva meno strumenti per far sentire la propria voce.
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