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29/08/2026 00:00:00

E' morto Ratko Mladic, il "macellaio di Srebrenica"

È deceduto il “macellaio di Srebrenica”. L’ex comandante dell’esercito della Repubblica Srpska, Ratko Mladić, è morto nel centro di detenzione delle Nazioni Unite all’Aia, dove scontava la condanna all’ergastolo. Aveva 84 anni. Fu condannato per genocidio per il massacro di Srebrenica. Era il braccio destro, e ritenuto il terzo artefice della pulizia etnica durante la guerra di Bosnia, del presidente serbo Slobodan Milošević, morto in carcere nel 2006, e dello psichiatra Radovan Karadžić, l’ideologo serbo-bosniaco condannato all’ergastolo.

 

Era in carcere dal 2011, dopo 15 anni di latitanza. Nel 2017 era stato condannato all’ergastolo dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, sentenza confermata in appello nel 2021. Riconosciuto colpevole di 10 degli 11 capi di accusa contestatigli e quindi, oltre che per genocidio, anche per crimini contro l’umanità e crimini di guerra.

A suo carico: il massacro di Srebrenica, dove oltre 8mila tra uomini e ragazzi musulmani bosniaci furono trucidati e seppelliti in fosse comuni; l’assedio di Sarajevo, dove condusse una vera e propria campagna di terrore; persecuzioni e omicidi a carico della popolazione civile. La figlia Ana, quando scoprì le azioni del padre, si suicidò.

 

Nella città della Bosnia-Erzegovina fu scritta la pagina più nera delle missioni di pace delle Nazioni Unite in Europa. I caschi blu dell’ONU non riuscirono a proteggere Srebrenica nel luglio del 1995, permettendo il massacro dei musulmani bosgnacchi da parte delle truppe serbo-bosniache. La foto che ritrae Karremans, comandante del contingente, dopo l’accordo, mentre brinda con il generale Mladić, è stata vista come una forma di complicità.

 

Al tenente colonnello olandese è stata addebitata una pessima gestione della situazione, anche in termini di immagine, ma fu lasciato solo in una situazione più grande di lui. Non venne sparato un colpo. Karremans si fidò delle parole di Mladić, che mentì dicendo di voler solamente interrogare gli uomini di Srebrenica. Karremans e i suoi uomini non spararono un colpo e andarono via.

Ci sono inoltre foto e video che lo ritraggono impaurito quando Mladić lo accusa di aver richiesto i bombardamenti aerei alla Nato, mentre risponde: “Io sono solo il pianista. Non sparate al pianista”. Con quella frase intendeva deresponsabilizzarsi, sostenendo di essere solo un esecutore di ordini superiori e di non avere il potere decisionale sulle strategie militari, ma accettò da Mladić un dono per la consorte.

 

Per i giudici che lo condannarono, Mladić aveva l’obiettivo criminale di ripulire etnicamente la Bosnia-Erzegovina per arrivare al progetto della Grande Serbia e per questo fu pianificata e messa in pratica la sistematica eliminazione e deportazione della popolazione non serba.

Ma la storia non insegna e si sta ripetendo in Ucraina e Palestina. L’epilogo, probabilmente, per Putin e Netanyahu non sarà quello del “macellaio di Srebrenica”.

 

Vittorio Alfieri