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30/08/2026 06:00:00

Difterite in Sicilia, la Regione corre ai ripari: vaccini anche nelle scuole

Due casi di difterite, entrambi all’interno dello stesso nucleo familiare, sono bastati per riaccendere i riflettori sulla prevenzione vaccinale in Sicilia. La Regione, però, invita a evitare allarmismi: allo stato attuale non viene rilevato alcun focolaio epidemico. Ma l’episodio rappresenta comunque un segnale che non può essere ignorato, soprattutto quando riguarda una malattia che la vaccinazione ha reso negli anni sempre più rara.
 

È questo il punto di partenza della nuova strategia regionale sulle vaccinazioni. La prima riunione della task force istituita dall’assessorato regionale alla Salute ha messo sul tavolo una serie di interventi destinati soprattutto alla popolazione infantile e, in particolare, alla fascia di età compresa tra zero e sei anni. L'obiettivo dichiarato è intervenire prima che le falle nelle coperture vaccinali possano trasformarsi in un problema di sanità pubblica.

 

Non un focolaio, ma un campanello d'allarme
La Regione esclude, al momento, che i due casi palermitani possano essere considerati un cluster epidemico. Ma proprio l'esistenza di casi di difterite, una patologia prevenibile attraverso la vaccinazione, ha spinto l'assessorato ad accelerare le iniziative di recupero.
L'assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, ha definito la situazione un “campanello d'allarme”, collegando le attuali difficoltà nelle coperture anche agli effetti lasciati dalla pandemia di Covid-19. Il tema, dunque, non riguarda soltanto Palermo. La questione diventa quella di capire dove si concentrino oggi le maggiori criticità vaccinali sull'Isola e quali fasce della popolazione risultino più esposte.
Ed è proprio su questo fronte che la Regione punta sull'Anagrafe unica vaccinale regionale, l'Avur.


L'anagrafe vaccinale entra anche nei Pronto soccorso
Dal primo settembre è previsto l'accesso all'Avur anche per gli operatori dei Pronto soccorso.
La novità ha una conseguenza pratica tutt'altro che secondaria: durante un accesso in emergenza sarà possibile verificare più rapidamente la situazione vaccinale del paziente.
Ma l'anagrafe non servirà soltanto a controllare il singolo caso. La Regione punta a trasformare i dati in uno strumento di programmazione sanitaria.
Il monitoraggio delle coperture dovrebbe infatti consentire di individuare i distretti e i territori nei quali i livelli di vaccinazione risultano insufficienti. Una volta individuate le aree più problematiche, le Aziende sanitarie provinciali potranno predisporre interventi mirati coinvolgendo pediatri, medici di medicina generale, ospedali e strutture specializzate nelle malattie infettive.
E nei territori considerati maggiormente critici potrebbe arrivare una misura particolarmente significativa: punti vaccinali direttamente all'interno delle scuole.
Non più, quindi, soltanto l'attesa che siano le famiglie a rivolgersi ai servizi sanitari, ma un tentativo di portare la prevenzione più vicino ai luoghi frequentati quotidianamente dai bambini.

 

La prevenzione  dalla nascita
Un altro degli interventi annunciati riguarda i punti nascita.
La proposta prevede che, nelle strutture pubbliche e private della Sicilia, ai genitori venga consegnato il libretto vaccinale del neonato insieme all'indicazione della prenotazione presso il centro vaccinale nel quale effettuare la profilassi.
È una modifica apparentemente semplice, ma che punta a evitare uno dei problemi più frequenti nella prevenzione: perdere il contatto con le famiglie proprio nel momento in cui comincia il calendario vaccinale.
La strategia regionale comprende inoltre il rafforzamento della capacità diagnostica dei laboratori di microbiologia, con un'attenzione particolare ai bambini non vaccinati.


La Regione punta sulla comunicazione
La partita non si giocherà soltanto nei centri vaccinali. L'assessorato ha annunciato anche una nuova campagna regionale di comunicazione sulle vaccinazioni, rivolta soprattutto ai genitori e alle giovani coppie attraverso la rete dei consultori familiari. La comunicazione dovrebbe essere differenziata in base ai destinatari e utilizzare anche social network e testimonial, con il coinvolgimento degli ordini professionali sanitari e dei giornalisti.
La task force regionale tornerà a riunirsi il 3 settembre. Sarà allora possibile capire quali delle misure annunciate passeranno dalla fase delle proposte a quella dell'attuazione.

 

Sul caso della bambina morta resta aperta l'inchiesta
Parallelamente alla risposta sanitaria della Regione, prosegue il procedimento giudiziario sulla morte della piccola Anna Rosa, quattro anni, deceduta il 20 agosto.
Gli accertamenti autoptici eseguiti all'Istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo hanno confermato la causa del decesso: la bambina è morta a causa della tossina prodotta dal batterio della difterite. L'infezione era già stata confermata dagli esami dell'Istituto superiore di sanità.
L'autopsia ha, inoltre, documentato le terapie praticate durante il ricovero, comprese quelle più invasive. La valutazione sulla correttezza e sull'appropriatezza delle cure dovrà essere effettuata attraverso il confronto con la documentazione clinica della bambina.
Gli indagati sono complessivamente dieci: i genitori della bambina e gli otto medici dell'ospedale Civico che hanno avuto in cura la piccola. Per quanto riguarda i sanitari, la Procura ha precisato che si tratta di un'iscrizione di carattere formale, necessaria nell'ambito degli accertamenti.