A dodici giorni dalla seduta che potrebbe decidere il destino di cinque consiglieri comunali, Giovanni Parisi rompe il silenzio sulla vicenda delle decadenze e alza il livello dello scontro politico.
Il consigliere, tra i destinatari della procedura insieme ad Angela Grignano, Andrea Genco, Marzia Patti e Vincenzo Guaiana, mette in fila dubbi, interrogativi e responsabilità che, a suo giudizio, vanno ben oltre la contestazione delle assenze.
Il Consiglio comunale di Trapani è stato convocato per il 16 settembre prossimo per pronunciarsi sulle cinque proposte di decadenza.
La vicenda nasce dalle assenze dei consiglieri alle sedute straordinarie del 22 e 23 ottobre 2025, dedicate alla vicenda del Pala Shark.
Inizialmente i consiglieri coinvolti erano otto, ma la procedura è stata archiviata per Salvatore Braschi, Giovanni Carpinteri e Claudia La Barbera.
A restare in bilico sono quindi i cinque consiglieri appartenenti all'area di maggioranza.
Ed è proprio la diversa sorte riservata ai consiglieri a rappresentare uno dei punti sui quali Parisi concentra le sue critiche.
Nel suo intervento cita espressamente Carpinteri e La Barbera, le cui giustificazioni sono state ritenute valide dalla Conferenza dei capigruppo dopo che entrambi erano passati all'opposizione.
Parisi pone quindi una domanda destinata a pesare sul voto del 16 settembre: «I due consiglieri in questione voteranno a favore della decadenza?»
Il tema non è nuovo. La scelta di archiviare le posizioni dei due ex esponenti della maggioranza aveva già alimentato il confronto politico, proprio perché le loro posizioni sono state stralciate mentre per gli altri cinque la procedura è proseguita.
La cronaca sulla vicenda evidenzia, tra l'altro, che per Carpinteri era stata ritenuta sufficiente la dichiarazione di trovarsi fuori sede, mentre per La Barbera era stata accolta la questione relativa al malfunzionamento della Pec.
Ma il passaggio più delicato del comunicato di Parisi riguarda il parere del segretario generale.
Le proposte di deliberazione sono infatti arrivate in Consiglio con un parere tecnico contrario alla decadenza.
Il segretario Giovanni Panepinto ha richiamato precedenti pareri degli uffici e dell'Assessorato regionale alle Autonomie locali e ha sostenuto, nell'atto, che le proposte presenterebbero criticità sotto il profilo logico e giuridico.
La Regione ha chiarito che il parere del segretario è obbligatorio ma non vincola automaticamente il Consiglio: qualora l'Aula decida di discostarsene, dovrà però motivare adeguatamente la propria scelta.
È questo uno dei motivi per cui Parisi parla di una questione che non sarebbe più soltanto amministrativa, come invece ha dichiarato Maurizio Miceli nei giorni scorsi.
«Portare in Aula una delibera che presenta, oggettivamente, profili di illegittimità», sostiene il consigliere, significa a suo giudizio assumersi una precisa responsabilità.
E richiama inoltre la giurisprudenza amministrativa citata nel fascicolo, compresi i precedenti relativi alla cautela con cui deve essere applicato l'istituto della decadenza.
C'è poi il nodo del voto in Conferenza dei capigruppo, sul quale negli ultimi mesi si è aperto un vero e proprio caso procedurale. Secondo quanto emerge dalle fonoregistrazioni della seduta del 9 giugno, per ciascuna delle posizioni rimaste aperte furono registrati 12 voti favorevoli. Il segretario Panepinto avrebbe ritenuto necessario un quorum di 13 consiglieri su 24 e, proprio per questo, avrebbe contestato il raggiungimento del quorum strutturale.
Il presidente del Consiglio Alberto Mazzeo, invece, ha ritenuto di poter proseguire trasmettendo comunque gli atti all'Aula.
Un passaggio che Parisi riprende direttamente nel suo comunicato e sul quale pone una domanda ulteriore: se la procedura dovesse produrre danni o richieste di risarcimento, chi sarà chiamato a risponderne?
Il 16 settembre, dunque, non si arriverà in Aula partendo da un quadro politicamente neutro.
La vicenda delle decadenze si inserisce infatti in una fase di forte ridefinizione degli equilibri a Palazzo Cavarretta.
L'opposizione ha assunto un peso determinante e la maggioranza che sostiene il sindaco Giacomo Tranchida ha perso alcuni dei suoi componenti.
Parisi, però, porta il ragionamento anche sul terreno più strettamente politico.
Ricorda i 585 voti ottenuti alle ultime elezioni e interpreta la procedura come un possibile tentativo di ridimensionare il suo peso politico.
Una lettura che non presenta come certezza, ma come interrogativo: «Non escludo che, dietro questa vicenda, possa esserci anche il tentativo di ridimensionare il mio consenso e la mia presenza politica».
E la conclusione è tutta politica: «Se qualcuno pensa che questo sia il modo per cancellare 585 voti, però, si sbaglia».
La partita, insomma, è ormai arrivata al suo passaggio decisivo.
Il 16 settembre il Consiglio dovrà pronunciarsi sulle cinque singole posizioni, in una seduta che arriva dopo mesi di contrapposizioni, pareri tecnici, contestazioni sul procedimento e cambi di collocazione politica.
Per Parisi sarà quindi molto più di un voto sulla permanenza in carica.
Sarà, nelle sue parole, il momento per capire «quali siano le reali motivazioni di determinate scelte, chi se ne assumerà la responsabilità e, soprattutto, se dietro una vicenda apparentemente amministrativa ci sia anche una precisa volontà politica».