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06/09/2026 08:54:00

Strage di Brandizzo. Parte il processo: tra le vittime il marsalese Saverio Lombardo

Ci saranno anche undici parti civili provenienti da Marsala alla prima udienza preliminare che, davanti al Gup del Tribunale di Ivrea, Mauro Cantone, vedrà comparire i 24 imputati (21 persone fisiche e tre società) per la strage ferroviaria di Brandizzo: cinque operai morti travolti da un treno mentre lavoravano di notte sui binari.

Uno degli operai deceduti, infatti, era il marsalese Saverio Giuseppe Lombardo, nato nel 1970 e originario della contrada Matarocco. Parti civili sono la moglie, Barbara Genny Lombardo, i tre figli Elena, Rosanna e Marco, oltre a fratelli e nipoti. Tra i loro legali figurano anche gli avvocati Alessandro Casano, Marco Bona, Maria Saluto, Francesco Marchetti, Monia Buffa e Antonella Loredana Lombardo.

La prima udienza preliminare, chiamata a decidere sulle richieste di rinvio a giudizio, è stata fissata per il prossimo 30 settembre.

 

La tragedia

Erano le 23.49 del 30 agosto 2023 quando si consumò il dramma. Lungo i binari della stazione di Brandizzo c'erano cinque uomini chini sulla linea ferrata, con gli attrezzi da lavoro in mano. Cinque storie, cinque famiglie, cinque vite. In un attimo tutto venne spazzato via.

Gli operai furono travolti da un treno lanciato a circa 160 chilometri orari lungo la linea Milano-Torino, mentre stavano lavorando. I loro corpi furono fatti a brandelli.

«Le foto allegate al fascicolo – commenta l'avvocato Alessandro Casano – sono impressionanti».

Quasi due anni dopo, la Procura di Ivrea ha messo un punto fermo su una delle più drammatiche tragedie ferroviarie italiane degli ultimi decenni. Le accuse sono pesantissime: omicidio colposo plurimo, disastro ferroviario, violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro e gravi omissioni nei protocolli di gestione della circolazione ferroviaria.

 

Nel procedimento coordinato dalla procuratrice capo Gabriella Viglione e dalle pm Valentina Bossi e Giulia Nicodemi prende forma una ricostruzione durissima di quanto accadde quella notte. Una ricostruzione che, pur facendo cadere l'ipotesi iniziale di omicidio volontario con dolo eventuale, tratteggia, secondo l'accusa, un sistema di lavoro caratterizzato da procedure fragili, controlli insufficienti, comunicazioni ambigue e prassi operative considerate dagli inquirenti estremamente pericolose.

Le vittime erano tutte dipendenti della Sigifer di Borgo Vercelli: Michael Zanera, Kevin Laganà, Giuseppe Sorvillo, Giuseppe Aversa e Saverio Giuseppe Lombardo. Operai esperti, impegnati in lavori di manutenzione ferroviaria, quando il treno regionale tecnico 19504, senza passeggeri e diretto da Alessandria a Torino Porta Nuova, piombò sul cantiere senza che la circolazione fosse mai stata formalmente interrotta.

Secondo la Procura di Ivrea, il nodo centrale dell'intera tragedia sta proprio lì: i lavori sarebbero iniziati senza il necessario via libera ufficiale alla sospensione del traffico ferroviario.

Il principale imputato è Antonio Massa, all'epoca tecnico caposcorta di RFI. Per gli inquirenti era lui il soggetto che avrebbe dovuto verificare l'effettiva interruzione della linea prima di consentire l'avvio delle operazioni sui binari. Ma quella sera, sostengono i magistrati, il nulla osta della capostazione di Chivasso non sarebbe mai arrivato. Eppure il cantiere entrò comunque in funzione.

Secondo quanto emerso dalle indagini, in un primo momento Massa avrebbe fatto allontanare gli operai dai binari proprio perché la linea risultava ancora attiva. Poi, però, gli uomini sarebbero tornati al lavoro mentre lui era ancora impegnato in una telefonata con la centrale operativa. Una sequenza di minuti drammatici che oggi rappresenta il cuore dell'intera inchiesta.

 

Assieme ad Antonio Massa figurano tra gli imputati anche Andrea Girardin Gibin, caposquadra della Sigifer, e Simona Sirianni, amministratrice della società piemontese. Ma l'elenco degli imputati si allarga fino a coinvolgere dirigenti, funzionari e tecnici di altissimo livello del sistema ferroviario italiano.

Tra loro figurano Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato di RFI Spa, oltre a Giovanni Carlassi, Salvatore Palmeri, Walter Pressenda, Daniele Mari, Antonella Carubia, Daniele Moretti, Luca Cavacchioli, Enrico Peola, Paolo Mirabella, Andrea Colombari, Vincenzo Strisciuglio, oltre a Daniele Sirianni e Cristian Geraci della Sigifer.

Le tre società imputate sono RFI (Rete Ferroviaria Italiana), Sigifer e CLF, quest'ultima azienda bolognese coinvolta nei lavori di manutenzione ferroviaria.

Secondo l'accusa, tutti avrebbero avuto ruoli differenti ma convergenti in un quadro di gravi carenze organizzative e sistematica trascuratezza nella verifica dei protocolli di sicurezza. Vengono contestati controlli insufficienti, mancanza di adeguata supervisione, procedure operative considerate inadeguate, omissioni nei sistemi di verifica dell'interruzione ferroviaria e un'organizzazione del lavoro giudicata incapace di prevenire un rischio tanto evidente quanto devastante.