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07/09/2026 06:00:00

La sanità cerca infermieri, ma non li forma: all’appello ne mancano quasi 5 mila

In Italia mancano 4.807 infermieri rispetto al fabbisogno delle Regioni. Si tratta di 20.672 posti programmati a Infermieristica contro i 25.479 richiesti dalle Regioni. La copertura si ferma all’81%. La fotografia della carenza di infermieri in Italia restituisce un dato difficile da ignorare: sono stati previsti per l’anno accademico 2026/27 20.672 posti nei corsi di laurea in Infermieristica, ma il fabbisogno regionale è di 25.479 unità. All’appello mancano dunque 4.807 posti.

 

È questo il punto di partenza dell’analisi di Nursing Up, il sindacato nazionale degli infermieri, che interviene mentre sul tavolo del Governo c’è la richiesta del Ministero della Salute di 5,5 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità nella Manovra 2027, dei quali circa un miliardo dovrebbe essere destinato a un piano straordinario di assunzioni.

Il problema, però, è che tra le risorse richieste e quelle che effettivamente arriveranno c’è ancora una distanza da colmare. E soprattutto resta una domanda: con quali professionisti si potranno riempire i posti di lavoro se il sistema continua a formarne meno di quanti ne dichiara necessari?

 

A porre l’interrogativo è Antonio De Palma, presidente di Nursing Up: «Schillaci fa bene a chiedere di più e auspichiamo che possa ottenere quanto più possibile», invitando però a non considerare già acquisiti i 5,5 miliardi: «Un conto sono le risorse richieste, un altro quelle che troveranno effettivamente spazio nella Manovra».

Per il sindacato, quindi, la partita non è ancora chiusa. I miliardi annunciati o richiesti non equivalgono automaticamente a nuove assunzioni, migliori condizioni di lavoro o maggiore valorizzazione professionale. Saranno gli stanziamenti definitivi e, soprattutto, la loro traduzione concreta in politiche per il personale a misurare la reale portata dell’intervento.

Il paradosso della programmazione: servono più infermieri, ma se ne formano meno.

 

I numeri

Il dato sugli infermieri diventa ancora più significativo se confrontato con quello delle altre professioni sanitarie.

Per il 2026/27 sono stati programmati complessivamente 38.184 posti per le lauree triennali delle professioni sanitarie, a fronte di un fabbisogno regionale di 43.479.

Ma gli squilibri sono particolarmente evidenti quando si entra nel dettaglio.

Per Medicina, ad esempio, sono previsti 27.001 posti, contro un fabbisogno regionale di 20.842: una differenza positiva di 6.159 posti, pari a una copertura del 129,6%.

Per Fisioterapia i posti programmati sono 4.086, contro i 3.150 richiesti.

Per Infermieristica, invece, accade l’opposto: 20.672 posti contro 25.479 necessari.

Precisa De Palma: «Non contrapponiamo infermieri, medici o altre professioni, ma chiediamo coerenza».

La domanda posta dal sindacato è diretta: se quella infermieristica viene indicata come una delle principali carenze del Servizio sanitario, perché la programmazione universitaria continua a rimanere quasi cinquemila posti sotto il fabbisogno espresso dalle Regioni?

Il paradosso emerge proprio mentre si discute di un possibile piano straordinario di assunzioni.

I giovani non scelgono Infermieristica

Il problema comincia prima dell’assunzione: sempre meno giovani scelgono Infermieristica.

Nell’anno accademico 2025/26 le domande per accedere a Infermieristica sono state 18.836, a fronte di 20.409 posti disponibili.

Non è quindi sufficiente aumentare il numero dei posti disponibili nelle università. Bisogna prima di tutto riuscire a rendere nuovamente attrattiva una professione che negli anni ha perso appeal tra i giovani.

Secondo Nursing Up, tra le cause ci sono retribuzioni considerate non proporzionate alle responsabilità, turni e carichi di lavoro, limitate prospettive di carriera e una valorizzazione professionale ritenuta ancora insufficiente.

Il rischio è quello di un circolo vizioso: meno giovani scelgono Infermieristica, diminuisce il numero dei laureati, gli organici restano scoperti, aumentano i carichi di lavoro per chi rimane e la professione diventa ancora meno attrattiva.

La questione diventa quindi strutturale: non basta programmare posti universitari, occorre fare in modo che quei posti vengano occupati e che gli studenti arrivino effettivamente alla laurea.

Anche il percorso formativo, dunque, diventa un punto decisivo della crisi.

E qui si inserisce il tema dell’attrattività: il Servizio sanitario nazionale può mettere a disposizione nuovi posti di lavoro, ma se non ci sono abbastanza professionisti formati disponibili a occuparli, il piano delle assunzioni rischia di scontrarsi con la realtà.

 

La soluzione

«Chi assumeremo domani se oggi non formiamo abbastanza infermieri?».

È la domanda che Nursing Up pone al centro del dibattito.

Per il sindacato, la soluzione non può quindi essere affidata a un singolo provvedimento o a uno stanziamento una tantum.

Servirebbe una strategia pluriennale capace di mettere insieme programmazione universitaria, assunzioni, retribuzioni, sviluppo di carriera, riconoscimento delle competenze e condizioni di lavoro.

Perché la carenza di infermieri non nasce soltanto dalla mancanza di posti negli ospedali. Parte molto prima: dalla difficoltà di attrarre giovani verso la professione e dalla capacità del sistema di accompagnarli fino alla laurea e, successivamente, di trattenerli nel Servizio sanitario.

 

Dai 5,5 miliardi ai numeri reali: la sfida è trasformare le richieste in risultati

Il confronto sulla prossima Manovra sarà quindi decisivo.

I 5,5 miliardi aggiuntivi chiesti dal Ministero della Salute rappresentano una richiesta significativa, ma per Nursing Up non possono ancora essere considerati una soluzione.

La vera misura dell’intervento, dunque, arriverà soltanto quando alle dichiarazioni seguiranno gli stanziamenti e, soprattutto, quando questi si tradurranno in personale, formazione e condizioni di lavoro migliori.

Il punto resta tutto racchiuso in quattro numeri: 25.479 posti richiesti dalle Regioni, 20.672 programmati, 4.807 mancanti.

Numeri che raccontano una contraddizione difficile da ignorare: da una parte il Servizio sanitario dichiara di avere bisogno di migliaia di infermieri in più, dall’altra il sistema formativo non programma nemmeno tutti i posti necessari per coprire quel fabbisogno.