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07/09/2026 08:09:00

Da Marsala a Tunisi in canoa per salvare i neonati: la sfida di Giovanni e Andrea

Quasi 300 chilometri nel Mediterraneo, otto ore al giorno a pagaiare e nessuna possibilità di darsi il cambio. Il 15 settembre Giovanni De Carlo e Andrea Menga partiranno da Marsala diretti verso Tunisi a bordo di una canoa doppia.

Non sarà soltanto un’impresa sportiva. I due giovani attraverseranno il mare in direzione opposta rispetto alle rotte percorse da tanti migranti per raccogliere fondi e portare negli ospedali africani “Safer”, un respiratore neonatale progettato al Politecnico di Milano.

 

Due studenti, una sfida fuori dal comune

Giovanni De Carlo ha 27 anni e a luglio ha conseguito la doppia laurea in Medicina e Ingegneria biomedica. Ha già lavorato negli ospedali del Kenya e della Colombia e collabora con l’Organizzazione mondiale della sanità.

Andrea Menga, 23 anni, frequenta lo stesso corso di doppia laurea “Medtec”, promosso da Humanitas University e Politecnico di Milano. Ha prestato servizio come volontario in due ospedali africani e sta lavorando a un algoritmo per lo studio delle crisi epilettiche.

Lo sport, per lui, è già diventato uno strumento di solidarietà. In passato ha percorso in bicicletta i 1.050 chilometri tra Milano e Monopoli in appena cinque giorni, raccogliendo fondi per un ospedale della Tanzania.

 

Il progetto “The Smuggle”

La nuova impresa è stata chiamata “The Smuggle”, cioè “il contrabbando”. Un nome provocatorio per raccontare un contrabbando molto particolare: quello di una possibilità di cura.

Il progetto è sostenuto da Cuamm – Medici con l’Africa e dalla Fondazione Politecnico di Milano. L’obiettivo è raccogliere 185 mila euro, la somma necessaria per realizzare un esemplare di “Safer” e portarlo in un ospedale africano.

I due giovani hanno creato una piattaforma e una pagina Instagram per raccontare la traversata e sostenere la raccolta fondi.

 

Che cos’è “Safer”

“Safer” è un dispositivo che riunisce tre strumenti utilizzati per aiutare i neonati con difficoltà respiratorie. La sua caratteristica più importante è la possibilità di funzionare anche senza una rete elettrica stabile e senza bombole di ossigeno.

Una soluzione pensata per gli ospedali delle aree più povere del mondo, dove spesso mancano proprio le infrastrutture indispensabili per utilizzare le normali apparecchiature mediche.

Il progetto, tuttavia, si scontra con un paradosso: essendo destinato ai sistemi sanitari con meno risorse, fatica ad attirare investimenti nei Paesi più ricchi. Giovanni e Andrea hanno quindi deciso di trasformare una traversata estrema in una grande campagna di sensibilizzazione.

 

L’esperienza negli ospedali africani

La scelta non nasce soltanto dallo studio. Entrambi hanno visto direttamente le condizioni degli ospedali nei quali un apparecchio come “Safer” potrebbe fare la differenza.

Andrea ha svolto attività di volontariato in Tanzania e Kenya, mentre Giovanni ha lavorato in Kenya e Colombia. Anche durante l’ultima estate sono ripartiti: uno per il Kenya, l’altro per Panama.

Secondo i dati richiamati dai promotori dell’iniziativa, ogni anno nel mondo muoiono circa due milioni e mezzo di neonati. La quasi totalità dei decessi avviene nei Paesi in via di sviluppo e una parte rilevante è legata a problemi respiratori.

La preparazione e la traversata

L’idea è nata circa un anno fa durante un congresso del Cuamm. Giovanni collaborava già al progetto “Safer”, coordinato dal docente Raffaele Dellacà. Andrea era appena rientrato dalla sua traversata ciclistica dell’Italia.

La prima ipotesi era raggiungere l’Africa partendo da Milano, in bicicletta oppure in canoa. La scelta è caduta sul mare, anche se l’allenamento non è stato privo di incidenti: durante una delle prime prove, nel dicembre 2024, i due si sono ribaltati in un lago.

Da allora hanno aumentato progressivamente le distanze, fino a percorrere 45 chilometri consecutivi da Ventotene a Ponza, senza barca d’appoggio.

Da Marsala a Tunisi, però, i chilometri saranno quasi 300. Con loro ci saranno una barca di supporto e tre coetanei. La canoa sarà doppia e la regola è semplice quanto spietata: se uno pagaia, deve farlo anche l’altro. Nessun cambio, nessun sostituto.

 

Il Mediterraneo percorso al contrario

Inizialmente la partenza era stata prevista da Lampedusa. Poi Giovanni e Andrea hanno incontrato alcuni giovani che avevano attraversato il Mediterraneo su imbarcazioni di fortuna, spinti dalla necessità e senza alcuna certezza di arrivare vivi dall’altra parte.

Da quell’incontro è nata la scelta di cambiare rotta, ma non il senso dell’iniziativa: partire da Marsala e raggiungere Tunisi, attraversando il Mediterraneo al contrario per portare simbolicamente verso l’Africa uno strumento capace di salvare vite.

La partenza è prevista all’alba del 15 settembre. Il programma prevede una pausa durante le ore più calde e poi di nuovo in acqua. Mare grosso, sole, disidratazione e fatica saranno gli avversari principali.

Giovanni e Andrea proveranno a superarli a colpi di pagaia. Perché questa volta, in mezzo al Mediterraneo, il carico da “contrabbandare” è una speranza di cura.