Il 16 settembre il Consiglio comunale di Trapani sarà chiamato a pronunciarsi sulla decadenza di Andrea Genco, Marzia Patti, Enzo Guaiana, Angela Grignano e Giovanni Parisi.
Una seduta che arriva dopo mesi di pareri, contestazioni, registrazioni e scontri sul procedimento e che adesso apre un'altra partita: come si voterà?
La maggioranza chiede che il voto sia palese, per appello nominale.
Un appello politico, prima ancora che regolamentare: chi ritiene fondata la proposta di decadenza, sostengono i consiglieri, deve avere il coraggio di dirlo pubblicamente.
«Nessuno si nasconda dietro il voto segreto» è, in sostanza, il messaggio contenuto nel nuovo comunicato.
La questione non è secondaria. Perché sul tavolo non c'è una semplice delibera amministrativa, ma la permanenza in carica di cinque consiglieri eletti ed il rispetto della volontà democratica dell'elettorato.
E soprattutto perché la procedura arriva in aula con un elemento destinato a pesare: il parere tecnico contrario del segretario generale Giovanni Panepinto.
Non si tratta di un parere che impedisce all'aula di votare, non è un veto, ma è una valutazione tecnica che entra nel fascicolo e che, in caso di decisione difforme, dovrà essere presa in considerazione e adeguatamente motivata.
Un parere che, in un eventuale quanto scontato scorso al TAR da parte dei consiglieri "decadenti" avrá un peso specifico.
La maggioranza: niente franchi tiratori
Nel comunicato diffuso, i consiglieri di maggioranza chiedono ai colleghi di rinunciare alla possibilità del voto segreto e di procedere per appello nominale.
Il motivo viene spiegato senza troppi giri di parole: con il voto segreto, eventuali consiglieri contrari alla decadenza potrebbero votare contro senza esporsi pubblicamente.
È il riferimento ai cosiddetti "franchi tiratori", soprattutto all'interno dell'opposizione.
Secondo la maggioranza, alcuni consiglieri avrebbero manifestato informalmente perplessità sulla legittimità della procedura.
Da qui la provocazione politica: se la decadenza viene ritenuta legittima, perché non sostenerla alla luce del sole?
La richiesta, però, si scontra con un punto che dovrà essere verificato sulla base del regolamento del Consiglio comunale: la forma della votazione non può essere scelta semplicemente in base alla convenienza politica del momento, ma dipende dalle disposizioni regolamentari applicabili alla specifica deliberazione.
Ed è proprio questo uno dei prossimi nodi della seduta.
Il precedente della Conferenza dei capigruppo
C'è poi un'altra questione che la maggioranza rimette al centro: la Conferenza dei capigruppo del 9 giugno.
Le cinque procedure furono mandate avanti con 12 voti favorevoli.
Panepinto sostenne che il quorum necessario fosse invece di 13 consiglieri su 24.
Il presidente Mazzeo, nonostante il rilievo del segretario, dichiarò comunque avviata la procedura e dispose che gli atti proseguissero verso il Consiglio.
È una contestazione che è rimasta dentro il fascicolo delle deliberazioni e che costituisce uno dei profili sui quali la difesa dei consiglieri ha costruito le proprie obiezioni.
La richiesta di responsabilità personale
Il comunicato della maggioranza sposta però la discussione anche su un altro terreno: quello delle eventuali conseguenze giudiziarie.
I cinque consiglieri annunciano infatti che, in caso di approvazione delle decadenze, ricorreranno al TAR per tutelare il proprio diritto.
La maggioranza sostiene che, in presenza di un voto palese, sarebbe possibile individuare chi ha votato a favore della decadenza e quindi, nel caso in cui un giudice dovesse successivamente accertare l'illegittimità dell'atto e ricorrano tutti i presupposti della responsabilità, individuare i soggetti cui imputare eventuali conseguenze.
Con il voto segreto, invece, questa individuazione sarebbe più complessa e l'eventuale contenzioso potrebbe finire per coinvolgere l'ente.
Su questo punto, però, serve una precisazione: non é automatico che chi vota a favore di una delibera poi annullata dal TAR debba personalmente risarcire il danno. Un'eventuale responsabilità risarcitoria richiederebbe un autonomo accertamento dei presupposti previsti dalla legge, compresa la condotta soggettiva e il danno effettivamente provocato.
Il principio politico, però, è quello che la maggioranza vuole mettere in evidenza: chi vota sì deve assumersi pubblicamente la responsabilità della scelta.
E il voto segreto?
È il punto sul quale si concentrerà probabilmente una delle prime discussioni del 16 settembre.
La maggioranza sostiene che non si stia votando sulla persona del consigliere, né su condizioni personali o qualità individuali, ma sulla giustificabilità delle assenze nell'esercizio del mandato. Per questo ritiene che non vi sia una ragione per ricorrere necessariamente allo scrutinio segreto.
La questione, tuttavia, dovrà essere risolta applicando le norme del regolamento comunale alla concreta deliberazione.
E non è un dettaglio: se il voto fosse segreto, la richiesta della maggioranza cadrebbe; se fosse palese, ogni consigliere vedrebbe registrata la propria posizione.
Anche perché la stessa Conferenza dei capigruppo ha già votato sulle posizioni dei consiglieri in forma palese.
La partita è ormai tutta in aula
Il 16 settembre, dunque, non arriverà soltanto una proposta di decadenza.
Arriverà in aula un fascicolo nel quale ci sono mesi di contrapposizioni istituzionali.
E adesso c'è un'ultima domanda, apparentemente tecnica, ma destinata a diventare immediatamente politica: chi voterà per la decadenza e come lo farà?
La maggioranza ha già dato la propria risposta:
«Chi ritiene fondata la decadenza ci metta nome e cognome».
Il 16 settembre, a Palazzo Cavarretta, si vedrà se sarà davvero così.