Tragedia alla Monte Erice, i video e il possibile guasto ai freni: proseguono le indagini
Le condizioni di Mario Marchese migliorano, mentre l’inchiesta sulla tragedia della Monte Erice entra nella fase decisiva degli accertamenti tecnici. La Procura di Trapani dovrà stabilire perché la Peugeot 308 TCR numero 54, guidata da Marco Nicoletti, sia diventata improvvisamente ingovernabile e se la perdita di controllo sia stata provocata da un guasto all’impianto frenante.
Nell’incidente del 6 settembre hanno perso la vita Giuseppe Bisconti, 18 anni, e Karol Greco, 20, i due amici arrivati da Belmonte Mezzagno per assistere alla cronoscalata. Il commissario di percorso Marchese è rimasto gravemente ferito.
Dopo i primi soccorsi ricevuti all’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani, Mario Marchese è stato trasferito nel reparto di Chirurgia toracica dell’ospedale Civico di Palermo.
Il peggio sembra dunque passato, anche se per il commissario di percorso si prospetta una lunga degenza, necessaria per superare le conseguenze del violento trauma toracico subito nell’impatto.
Per Marchese non è la prima terribile esperienza lungo un percorso di gara. Nel 2010, durante lo Slalom di Castelbuono, venne investito da una vettura mentre segnalava la presenza di un’auto ferma. Fu scaraventato oltre il guardrail e riportò fratture alle gambe e alle costole.
Luciano Tagliavia, presidente dell’Associazione ufficiali di gara “Ciccio La Delfa”, della quale Marchese è stato uno dei fondatori, lo descrive come un commissario esperto e profondo conoscitore dei percorsi e delle postazioni. Anche domenica, ha sottolineato Tagliavia, si trovava nella posizione ritenuta più sicura possibile.
I due video acquisiti dalla Procura
L’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Trapani si concentra sui pochi secondi precedenti all’uscita di strada della Peugeot.
Due filmati potrebbero rivelarsi decisivi. Il primo è quello registrato dal cameracar installato sulla vettura di Nicoletti. Il secondo è stato girato con un telefono cellulare da uno spettatore presente lungo il percorso. Entrambi sono nelle mani degli investigatori e saranno analizzati fotogramma per fotogramma.
I video potrebbero consentire di verificare il comportamento della vettura prima del tornante, gli eventuali tentativi del pilota di rallentare, la traiettoria seguita e la velocità al momento dell’uscita dalla carreggiata. Gli accertamenti dovranno anche stabilire se Nicoletti abbia azionato i freni senza ottenere risposta dalla macchina.
Al momento quella del guasto meccanico, e in particolare di un possibile cedimento dell’impianto frenante, resta soltanto un’ipotesi investigativa. Saranno le perizie sulla Peugeot, posta sotto sequestro, a chiarire se vi sia stata un’avaria e quale componente possa aver provocato la perdita di controllo.
L’assenza di segni di frenata
Un elemento ritenuto importante è rappresentato dall’assenza di segni di frenata sul rettilineo precedente alla curva e lungo la scarpata. Questo dato, da solo, non consente però di stabilire se il pilota non abbia frenato oppure se abbia tentato inutilmente di farlo a causa di un guasto.
Secondo la ricostruzione illustrata dal direttore di gara Fabrizio Fondacci, la Peugeot sarebbe arrivata al tornante a una velocità compresa tra 160 e 180 chilometri orari. La vettura avrebbe superato o sfondato la barriera stradale, urtando una roccia sporgente che avrebbe funzionato come un trampolino.
Da quel punto l’auto avrebbe compiuto un volo di circa 60 metri, urtando un albero e travolgendo Giuseppe, Karol e Mario Marchese. La corsa si sarebbe conclusa più in basso, contro un’altra automobile e uno scooter parcheggiati.
Nicoletti ha riportato lesioni lievi ed è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio stradale. Si tratta di un atto necessario per permettergli di nominare i propri consulenti e partecipare agli accertamenti irripetibili. Gli esami tossicologici ai quali è stato sottoposto hanno dato esito negativo.
La Procura ha inoltre disposto le autopsie sui corpi dei due ragazzi.
Il padre di Karol: «Vogliamo sapere cosa è successo»
A chiedere verità è anche il padre di Karol Greco. Come riferisce Repubblica, l’uomo non si sente in questo momento di attribuire colpe e non prova rancore nei confronti del pilota.
Chiede però che sia fatta piena chiarezza e che, qualora dovessero emergere responsabilità, venga fatta giustizia. La famiglia vuole sapere che cosa sia accaduto realmente in quei pochi secondi e perché una vettura da competizione abbia raggiunto un’area considerata sicura.
Pochi minuti prima della tragedia Karol aveva mandato alla madre un video della gara. Immagini di una domenica trascorsa con l’amico Giuseppe e trasformata improvvisamente in lutto.
Le domande sulla sicurezza
Il secondo fronte dell’inchiesta riguarda la sicurezza del percorso e la gestione del pubblico. Giuseppe Bisconti, Karol Greco e Mario Marchese non si trovavano, secondo quanto riferito dagli organizzatori, in un’area vietata.
Il punto dell’impatto era a circa 20 metri dal margine della carreggiata e tre metri più in alto rispetto al piano stradale. Una posizione classificata come zona di sicurezza. La traiettoria anomala e il lungo volo della Peugeot hanno tuttavia portato la vettura oltre ogni protezione prevista.
Gli investigatori dovranno accertare se quella classificazione fosse adeguata alle velocità raggiungibili dalle vetture TCR e alla conformazione del terreno. Saranno verificati il piano di sicurezza, l’allestimento del percorso, la collocazione delle postazioni, le distanze dal tracciato e le modalità attraverso le quali è stato gestito l’accesso degli spettatori.
Le verifiche interessano l’intera catena prevista per l’organizzazione della gara: il direttore, gli organizzatori, il delegato agli allestimenti di sicurezza e l’ispettore incaricato di controllare l’applicazione delle prescrizioni.
Prima della cronoscalata, l’Automobile Club Trapani aveva annunciato il dispiegamento di circa cento ufficiali di gara in 35 postazioni, quattro mezzi antincendio, due moduli attrezzati, due cisterne con riserva d’acqua e sei carri soccorso. Agli spettatori era stato chiesto di rimanere esclusivamente nelle aree delimitate e di non sostare dietro le rotoballe o negli spazi non autorizzati.
I primi soccorsi, secondo la cronologia comunicata dagli organizzatori, sono arrivati rapidamente: la Peugeot è partita alle 11.36, l’allarme dalla postazione 9 è scattato alle 11.37 e alle 11.39 erano già sul posto il medico di gara e due ambulanze. Altri due mezzi di soccorso sono arrivati alle 11.42.
La sicurezza delle gare in salita
La tragedia riapre il tema della sicurezza nelle cronoscalate. Queste competizioni si svolgono su strade ordinarie, tra muri, curve, dislivelli, abitazioni e terreni privati, con il pubblico distribuito lungo diversi chilometri.
I commissari devono sorvegliare le postazioni e richiamare gli spettatori che si avvicinano alle aree vietate. Quando è necessario un intervento delle forze dell’ordine, la segnalazione segue una catena che parte dalla postazione, passa dalla direzione gara e arriva al delegato di pubblica sicurezza.
Resta però il problema del personale disponibile e dei costi necessari per presidiare ogni tratto. Gli organizzatori possono impiegare anche steward, ma la sicurezza di una gara che attraversa un territorio così esteso resta una macchina complessa.
Il rischio zero, nelle corse su strada, non esiste. Può essere raggiunto soltanto disputando una manifestazione a porte chiuse, impedendo l’accesso al percorso. Una soluzione già adottata da anni per altre cronoscalate siciliane, ma difficilmente applicabile ovunque.
La prima tragedia in 72 anni
La Monte Erice si disputa dal 1954 e aveva attraversato 67 edizioni senza registrare vittime tra piloti e pubblico. In 72 anni non erano mancati incidenti, uscite di strada e vetture distrutte, ma nessuno aveva mai perso la vita.
Il 6 settembre 2026 quel primato si è spezzato. La 68ª edizione sarà ricordata per la morte di due giovanissimi spettatori e per le domande ancora senza risposta sulla dinamica, sul possibile guasto meccanico e sull’effettiva sicurezza di un’area che avrebbe dovuto proteggerli.
Le risposte dovranno arrivare dall’analisi dei filmati, dalla perizia sulla Peugeot e dagli altri accertamenti disposti dalla Procura. È ciò che chiedono le famiglie di Giuseppe e Karol: nessuna condanna anticipata, ma verità e giustizia.
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