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12/09/2026 16:00:00

Porto di Selinunte, Ciminnisi: "La Regione tace da mesi"

La deputata M5S denuncia la mancata risposta alle richieste su affidamenti, importi e pagamenti per dragaggi e rimozione della posidonia. Intanto a Palermo la Procura ha chiesto cinque condanne nel processo sugli appalti regionali.

 

Una richiesta inviata a marzo, un sollecito a luglio e, secondo Cristina Ciminnisi, ancora nessuna risposta. La deputata regionale del Movimento 5 Stelle torna a chiedere chiarezza sui lavori al porto di Marinella di Selinunte: vuole conoscere l’elenco completo degli affidamenti degli ultimi cinque anni, le imprese incaricate, gli importi e i pagamenti effettuati per gli interventi di dragaggio e rimozione della posidonia. Documenti che, denuncia, la Regione non ha ancora trasmesso.

«È inaccettabile che un’amministrazione pubblica non risponda nemmeno dopo mesi a una richiesta legittima di un rappresentante eletto dai cittadini», afferma Ciminnisi. «Non chiediamo un favore, chiediamo conto di soldi pubblici spesi per un’opera che i pescatori aspettano da anni. Questo silenzio puzza di scarsa trasparenza».

 

Le richieste sugli interventi al porto

La contestazione riguarda tanto la gestione delle risorse quanto le risposte attese da pescatori e operatori turistici. Nel comunicato diffuso il 12 settembre, Ciminnisi ricorda il susseguirsi degli interventi di rimozione della posidonia e la lunga attesa per il dragaggio dei fondali.

La deputata chiede di ricostruire chi abbia ottenuto i lavori, attraverso quali procedure e con quali risultati. Alla documentazione sugli affidamenti e sulle somme liquidate affianca la richiesta di chiarimenti sui tempi degli interventi e sulle garanzie ambientali.

Il processo a Palermo: richieste di pena, non sentenze

La nuova presa di posizione arriva mentre a Palermo il processo con rito abbreviato sui presunti rapporti tra imprenditoria, burocrazia regionale e mafia è giunto alle conclusioni dell’accusa. La Procura ha chiesto cinque condanne nel procedimento che riguarda anche appalti per il dragaggio dei porti e lo smaltimento della posidonia.

Le pene richieste vanno da 5 anni e 4 mesi a 8 anni e 8 mesi di reclusione. Si tratta delle richieste dei pubblici ministeri, non di condanne pronunciate dal giudice.

Tra gli interventi finiti al centro dell’inchiesta figurano anche quelli per il porto di Marinella di Selinunte, insieme ai lavori negli scali di Scicli-Donnalucata e Terrasini. Sull’aggravante mafiosa, inoltre, il tribunale del Riesame aveva respinto ad aprile la richiesta della Procura nei confronti di Carmelo Vetro e del dirigente regionale Giancarlo Teresi: un passaggio della fase cautelare, distinto dall’accertamento delle responsabilità nel processo.

È la stessa Ciminnisi a distinguere il piano giudiziario da quello amministrativo: «C’è un processo per accertare le eventuali responsabilità penali. Si tratta di richieste della Procura, non di condanne: la parola definitiva spetta al giudice. Ma mentre la giustizia fa il suo corso, noi aspettiamo da sei mesi un semplice atto di trasparenza amministrativa: sapere a chi e con quali procedure sono stati affidati i lavori nel porto di Marinella».

La richiesta alla Regione resta quindi quella di fornire gli atti e chiarire come siano state impiegate le risorse destinate allo scalo. «Vogliamo risposte chiare: quanto è stato speso, chi ha eseguito i lavori, con quali tempi e garanzie ambientali. E soprattutto — conclude la deputata — vogliamo sapere se i pescatori saranno tutelati o lasciati soli ancora una volta».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Politica | 2026-09-12 16:00:00
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