La crisi dell’acqua contaminata a Trapani resta al centro dell'attenzione soprattutto politica.
A intervenire è la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi che, in un post sui social, solleva precise osservazioni sulla gestione dell’emergenza da parte dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Giacomo Tranchida.
Ciminnisi distingue nettamente tra le cause del fenomeno e la gestione dell’emergenza.
«La causa della contaminazione non è imputabile solo a questa amministrazione comunale. La gestione dell’emergenza, invece, è una sua responsabilità precisa», scrive la parlamentare.
Parole che arrivano mentre la situazione resta tutt’altro che risolta. Sono circa 150 le utenze ancora interessate dal divieto di utilizzo dell’acqua e il Comune ha ammesso nei giorni scorsi di non disporre di un numero sufficiente di autobotti e autisti per garantire il servizio sostitutivo. Il sindaco ha quindi chiesto il supporto di Vigili del fuoco, Forze armate, Protezione civile, Prefettura e altri enti, arrivando a valutare anche la requisizione di mezzi privati come soluzione estrema.
È proprio sul fronte della gestione che Ciminnisi concentra le sue critiche.
La deputata ricorda di avere chiesto nelle scorse settimane il coinvolgimento della Protezione civile regionale, sostenendo che l'amministrazione comunale non fosse nelle condizioni di affrontare autonomamente una crisi protrattasi così a lungo.
Una richiesta che aveva già avanzato pubblicamente ad agosto, quando aveva sollecitato la Regione a mettere a disposizione mezzi e strutture, compresa la Protezione civile, qualora le capacità dei Comuni non fossero state sufficienti.
Secondo Ciminnisi, una collaborazione con la Protezione civile regionale sembrava inizialmente possibile, ma «per ragioni che non sono state chiarite pubblicamente, questa collaborazione si è interrotta».
Il problema, nel frattempo, è rimasto sulle spalle dei cittadini.
«Molti cittadini, esasperati dall’incertezza e dall’inefficienza del servizio sostitutivo, si rivolgono direttamente ai privati», scrive la deputata. E aggiunge: «L’acqua è un bene primario. E dopo mesi di emergenza non è accettabile che siano ancora i cittadini a dover trovare autonomamente il modo di procurarsela».
L'emergenza non nasce nelle ultime settimane.
La Prefettura, già il 26 agosto, aveva riunito attorno allo stesso tavolo Comune, Regione, Protezione civile, Asp, ATI, Genio civile, Vigili del fuoco, Aeronautica e forze dell'ordine. In quella sede era stato deciso di coinvolgere gli altri Comuni della provincia e l'amministrazione regionale per rafforzare il servizio sostitutivo con mezzi e personale, nelle more del superamento delle criticità della rete.
Ora l'attenzione si sposta nuovamente sulla Prefettura. Ciminnisi dice di voler mantenere, in questa fase, «un atteggiamento di assoluto rispetto istituzionale», confidando che l'intervento prefettizio possa contribuire a individuare soluzioni efficaci.
Ma la parlamentare non rinuncia alla stoccata politica. Ricorda di avere chiesto già a metà luglio la convocazione di un Consiglio comunale straordinario per affrontare pubblicamente l'emergenza, richiesta che, a suo dire, sarebbe rimasta senza risposta.
«Tutta la politica cittadina aveva altre priorità», conclude polemicamente.
La questione, dunque, non riguarda più soltanto l'origine della contaminazione.
Il secondo fronte, diventato ormai altrettanto urgente, è quello della capacità di garantire acqua potabile alle famiglie coinvolte.
E proprio la difficoltà del servizio sostitutivo ha trasformato un problema sanitario e infrastrutturale in una nuova emergenza nella gestione quotidiana della crisi.