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14/09/2026 06:00:00

Decadenze a Trapani: come voteranno Giovanni Carpinteri e Claudia La Barbera?

Giovanni Carpinteri e Claudia La Barbera sono stati tra i consiglieri assenti alle sedute del consiglio comunale di Trapani del 22 e 23 ottobre 2025 sul Pala Daidone.

Hanno condiviso, quando erano in maggioranza, la linea politica che contestava quelle convocazioni che hanno portato alle decadenze degli otto consiglieri di maggioranza, poi diventati cinque. 

 

In seguito, hanno lasciato la maggioranza, sono passati all'opposizione e, nel frattempo, la Conferenza dei capigruppo ha accolto le loro giustificazioni, archiviando le rispettive procedure di decadenza. 

Ora il Consiglio si prepara a decidere sul destino degli altri cinque. E una domanda è inevitabile: come voteranno Giovanni Carpinteri e Claudia La Barbera?

 

È uno dei punti politicamente più interessanti della seduta del 16 settembre, anche perché si intreccia con il tema delle giustificazioni, dei criteri utilizzati dalla Conferenza dei capigruppo.

 

Prima erano tutti dalla stessa parte

Bisogna tornare all'ottobre 2025, quando il Consiglio comunale fu convocato per le sedute del 22 e 23 ottobre, sul caso PalaDaidone e Carpinteri e La Barbera facevano parte della maggioranza che sosteneva il sindaco Giacomo Tranchida. Insieme agli altri consiglieri di maggioranza decisero di non partecipare ai lavori, trasformando l'assenza in una precisa scelta politica.

 

La linea era stata spiegata pubblicamente: quelle sedute, secondo i consiglieri, riguardavano una materia che non rientrava nelle competenze deliberative del Consiglio e la loro assenza era una forma di protesta politica. La posizione fu formalizzata anche attraverso una comunicazione della maggioranza. 

A quel punto, però, le assenze divennero materia per un procedimento di decadenza.

E qui arriva la prima particolarità.

 

La giustificazione di Giovanni Carpinteri

Per Giovanni Carpinteri la Conferenza dei capigruppo ha ritenuto sufficiente la giustificazione relativa alla sua assenza da Trapani nei giorni delle sedute. Ma non soltanto.

Nel suo caso è stata considerata valida sia la motivazione politica sia la documentata assenza da Trapani. 

È un elemento importante perché la motivazione politica è esattamente uno dei punti più controversi dell'intera vicenda.

 

Il Segretario generale Giovanni Panepinto, così come il parere regionale, ha infatti richiamato la natura eccezionale della decadenza e la necessità di interpretare con particolare cautela una misura che incide sul mandato ricevuto dagli elettori, evidenziando come anche l'astensionismo politico possa, in determinate condizioni, costituire una giustificazione. 

 

La Barbera e quella PEC che non funzionava

Il caso di Claudia La Barbera è ancora più particolare.

La Conferenza dei capigruppo ha accolto la sua giustificazione relativa al mancato funzionamento della casella PEC, circostanza che le avrebbe impedito di trasmettere regolarmente la propria giustificazione nei giorni interessati. 

 

Una motivazione che ha fatto discutere fin dall'inizio.

Se la PEC non funzionava, come spiegare il fatto che la consigliera avrebbe comunque ricevuto e riscontrato comunicazioni provenienti dagli uffici della Presidenza proprio in quei giorni? E soprattutto, perché il mancato funzionamento della PEC avrebbe dovuto impedire di utilizzare altri strumenti per comunicare una giustificazione? 

La Conferenza, comunque, quella motivazione l'ha ritenuta sufficiente. E la procedura nei confronti della consigliera è stata archiviata.

 

Il punto sollevato da Miceli

Ed è qui che torna utile una dichiarazione di Maurizio Miceli (FdI), ex candidato sindaco.

Parlando della natura del procedimento, il leader dell'opposizione ha detto che il compito del Consiglio è quello di valutare se le giustificazioni siano ammissibili o meno. Ma ha aggiunto: «Una giustificazione fatta male è un demerito della persona, quindi si può chiedere il voto segreto». 

 

La frase introduce un elemento che merita di essere isolato dal resto della discussione.

Se una giustificazione «fatta male» diventa un demerito della persona, allora la valutazione non riguarda più soltanto l'esistenza o meno di una causa oggettiva dell'assenza. Entra in gioco anche il modo in cui il consigliere ha esercitato il proprio mandato e ha spiegato il proprio comportamento.

Ma se questo è il criterio, diventa inevitabile chiedersi come si collochi la giustificazione di La Barbera.

 

Una PEC non funzionante e nessun canale di comunicazione alternativo è stata considerata sufficiente per archiviare il procedimento.

Perché quella giustificazione è stata considerata adeguata, mentre altre giustificazioni – comprese quelle di carattere sanitario o legate a situazioni particolarmente delicate – non hanno prodotto lo stesso risultato? 

E soprattutto: se la bontà della giustificazione è anche un giudizio sull'operato del consigliere, allora il voto sulle decadenze rischia inevitabilmente di assumere anche una dimensione personale.

 

Poi è cambiata la politica

C'è infine l'elemento che rende tutta la vicenda politicamente più delicata: Carpinteri e La Barbera hanno lasciato la maggioranza.

La Barbera ha ufficializzato il passaggio all'opposizione il 4 giugno 2026, aderendo al gruppo “Sud chiama Nord – Trapani 2028”. La scelta è arrivata a pochi giorni dalla Conferenza dei capigruppo del 9 giugno successivo, chiamata a decidere sulle decadenze e ha modificato gli equilibri dell'aula. 

 

Carpinteri era già passato all'opposizione e, proprio a maggio non aveva firmato la memoria difensiva presentata dagli altri consiglieri ancora coinvolti e la sua collocazione politica era ormai diversa. 

Poi arriva il 9 giugno: la Conferenza dei capigruppo archivia Carpinteri e La Barbera e gli altri cinque - Marzia Patti, Angela Grignano, Giovanni Parisi, Enzo Guaiana, Andrea Genco -  invece, restano dentro il procedimento. 

Il dato politico è evidente e la coincidenza temporale e il diverso destino dei consiglieri hanno alimentato inevitabilmente interrogativi e sospetti dentro Palazzo Cavarretta

 

Il nodo Carpinteri e quel mandato a Mazzeo

C'è poi un altro elemento che rende la posizione di Giovanni Carpinteri particolarmente delicata sul piano politico.

Il presidente del Consiglio Alberto Mazzeo ha sostenuto di aver votato alla Conferenza dei capigruppo del 9 giugno, sulla base del mandato ricevuto dal proprio gruppo in assenza e di concerto col suo capogruppo. Il punto controverso è che quel capogruppo era proprio Giovanni Carpinteri.

 

E qui la domanda diventa inevitabile.

È lo stesso Carpinteri che nell'ottobre 2025 aveva firmato, insieme agli altri consiglieri di maggioranza, il documento politico inviato all'Ufficio di Presidenza per spiegare le ragioni dell'assenza alle sedute del 22 e 23 ottobre. Ed è lo stesso Carpinteri per il quale, sulla base di quelle assenze, era stato avviato il procedimento di decadenza dopo la richiesta presentata da un cittadino.

 

Poi, però, la sua posizione viene archiviata dalla Conferenza dei capigruppo e Carpinteri, essendo il capogruppo, avrebbe dato mandato a Mazzeo di votare per l'avvio della procedura nei confronti degli altri consiglieri.

 

È qui che si concentra uno degli interrogativi politici più forti della vicenda: come si conciliano la posizione assunta da Carpinteri nell'ottobre 2025, con il mandato che avrebbe successivamente conferito a Mazzeo per sostenere l'avvio della procedura di decadenza nei confronti dei suoi ex colleghi?

 

Adesso tocca a loro

E arriviamo alla domanda che resta sul tavolo.

Carpinteri e La Barbera sono usciti dalla procedura, ma il 16 settembre saranno comunque consiglieri comunali chiamati a decidere sul destino dei loro ex compagni di maggioranza.

Non è una domanda teorica. È una domanda politica molto concreta.

 

Se Carpinteri ritiene che fosse legittima la protesta politica che lo portò ad assentarsi, e quella stessa motivazione è stata ritenuta sufficiente per salvarlo dalla decadenza, come voterà quando quella medesima impostazione sarà sottoposta al suo giudizio nei confronti degli altri?

 

E La Barbera?

Se la sua assenza è stata ritenuta giustificata per una ragione tecnica legata alla PEC, mentre oggi il Consiglio deve decidere se altre giustificazioni siano sufficienti, quale criterio utilizzerà?

 

Ma proprio per questo la loro posizione sarà una delle più osservate del 16 settembre.

Perché la questione non riguarda più soltanto cinque consiglieri che rischiano la decadenza, riguarda anche la coerenza dei criteri utilizzati per valutare le assenze, la coerenza delle posizioni politiche assunte prima e dopo il cambio di maggioranza e, soprattutto, la capacità di ciascun consigliere di spiegare pubblicamente la propria scelta.

 

La domanda, alla fine, è tutta qui: Carpinteri e La Barbera, dopo essere stati salvati dalla decadenza, voteranno per far decadere gli altri?