Il futuro politico della Sicilia potrebbe passare da due appuntamenti destinati a intrecciarsi: da una parte l'iter della riforma elettorale per Camera e Senato, dall'altra la partita per le prossime elezioni regionali. A tracciare lo scenario è Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l'Autonomia, che indica nelle prossime settimane un passaggio particolarmente importante per comprendere quale sarà il percorso politico dei prossimi mesi.
Lombardo, intervenuto a margine dell'inaugurazione della mostra fotografica "Il sogno spezzato – L'orizzonte politico e familiare di Piersanti Mattarella" al Museo Diocesano di Catania, guarda innanzitutto all'esito della riforma elettorale nazionale. La sua eventuale approvazione entro la fine del mese, secondo il leader autonomista, potrebbe rappresentare un vero spartiacque e contribuire a definire tempi e modalità dei prossimi appuntamenti elettorali.
Sul fronte siciliano prende sempre più corpo l'ipotesi di una consultazione unica, con Politiche e Regionali chiamate alle urne nella stessa giornata. Uno scenario che, secondo Lombardo, appare ormai quello verso cui si starebbe andando, nonostante le discussioni ancora aperte sul futuro della Regione e, in particolare, sulla possibilità di un secondo mandato per il presidente Renato Schifani.
Proprio sulla permanenza di Schifani alla guida della Sicilia, Lombardo esprime una valutazione positiva. Nel dibattito politico, osserva, prevalgono giudizi favorevoli sull'operato dell'attuale presidente, al quale viene riconosciuto di avere dato nuovo impulso alla Regione. Per questo motivo, l'ipotesi di un cambio di scenario all'ultimo momento viene considerata poco probabile.
La variabile Cateno De Luca
A rendere ancora più incerto il quadro è però la posizione di Cateno De Luca. Il suo futuro politico e la sua collocazione in vista delle Regionali restano una delle principali incognite nella costruzione degli schieramenti.
Lombardo non esclude possibili evoluzioni, ma ritiene difficile immaginare De Luca stabilmente inserito nel centrosinistra. Sarà quindi decisiva la scelta che deciderà di compiere nelle prossime settimane.
La sua eventuale collocazione potrebbe modificare sensibilmente gli equilibri e le alleanze in vista della competizione regionale.
Lo scontro nel centrosinistra
Intanto, nel campo progressista non mancano tensioni e polemiche. Al centro dello scontro c'è anche Ismaele La Vardera, la cui presenza nel centrosinistra è accompagnata da critiche provenienti dallo stesso fronte politico. La Vardera è candidato alla presidenza della Regione e non intende fare passi indietro.
Davide Faraone, esponente di Italia Viva, invita La Vardera ad abbassare i toni e contesta quello che considera un atteggiamento eccessivamente conflittuale nei confronti di possibili alleati. Secondo Faraone, il problema non sarebbe la vivacità del confronto politico, ma il rischio che la continua contrapposizione finisca per rendere impossibile la costruzione di una coalizione competitiva.
Nel mirino finiscono i rapporti con diverse forze del centrosinistra e le ripetute prese di posizione contro esponenti politici con i quali, almeno sulla carta, dovrebbe essere costruita un'alternativa alla destra. Faraone mette quindi in discussione il metodo utilizzato da La Vardera e ricorda anche il suo precedente percorso politico, caratterizzato dalla candidatura a sindaco di Palermo sostenuta da Lega e Fratelli d'Italia.
Il nodo, dunque, non riguarda soltanto i nomi dei possibili candidati alla presidenza della Regione, ma soprattutto la capacità dei diversi partiti e movimenti di trovare una sintesi.
Con la riforma elettorale nazionale ancora da definire, l'ipotesi di un voto congiunto tra Politiche e Regionali e una serie di posizionamenti ancora aperti, la Sicilia si prepara così a una stagione politica destinata a essere particolarmente intensa. E le prossime settimane potrebbero chiarire molti degli scenari oggi ancora sospesi.