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15/09/2026 06:00:00

Verso le Regionali, il campo largo siciliano è ancora tutto da costruire

Il centrosinistra siciliano guarda alle Regionali del 2027 e prova a costruire un'alleanza capace di contendere la Presidenza della Regione alla coalizione di centrodestra.

 

 Ma, prima ancora dei nomi, la vera partita si gioca sulla costruzione del perimetro della coalizione: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, PSI e Progetto Civico stanno cercando uno spazio dentro, o ai margini, del cosiddetto campo largo.

 

La sfida per Palazzo d'Orléans è ancora lontana dalla fase delle candidature ufficiali, ma il centrosinistra siciliano ha già iniziato a muovere le proprie pedine. E, rispetto al 2022, quando la frattura tra Pd e Movimento 5 Stelle portò alla presentazione di candidature separate, la necessità di evitare una nuova divisione appare uno dei punti centrali del confronto.

Alle Regionali del 2022 il centrosinistra si presentò infatti diviso: Caterina Chinnici fu sostenuta dal Pd e da Cento Passi, mentre il Movimento 5 Stelle corse con Nuccio Di Paola. Chinnici ottenne il 16,17%, mentre il M5S raggiunse il 13,41%. Numeri che, letti a distanza di cinque anni, restituiscono soprattutto il peso elettorale che una possibile alleanza progressista potrebbe mettere in campo. Anche Italia Viva e Azione presentarono un proprio candidato alla presidenza, Gaetano Armao, che si fermò sotto il 3%.

 

Il nodo del candidato presidente

È proprio la scelta del candidato alla Presidenza a rappresentare uno dei passaggi più delicati. Il Pd siciliano ha già fatto sapere di voler avanzare una propria proposta e, in assenza di una sintesi, non viene escluso il ricorso alle primarie. Anche nel Movimento 5 Stelle il tema della candidatura resta aperto e, nelle ultime settimane, sono circolati diversi nomi.

La questione, però, non riguarda soltanto chi dovrà correre per Palazzo d'Orléans. Il vero interrogativo è quale coalizione sarà in grado di sostenerlo.

Il modello del campo largo nazionale — con Pd, M5S, Avs e le forze civiche — in Sicilia dovrà infatti fare i conti con una situazione politica molto più articolata. I rapporti personali, le differenti strategie dei partiti e, soprattutto, la presenza di movimenti territoriali autonomi potrebbero rendere molto complessa la costruzione di una coalizione unitaria.

Gli Stati Generali di Controcorrente, svoltisi ad Agrigento il 5 e 6 settembre, hanno mostrato proprio questa nuova geografia. All'iniziativa hanno partecipato, direttamente o in collegamento, esponenti di diverse forze del campo progressista, tra cui Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Roberto Gualtieri, Gaetano Manfredi e il segretario regionale del Pd Anthony Barbagallo.

 

Pd e M5S, la partita è anche siciliana

Il rapporto tra democratici e pentastellati resta dunque uno degli snodi fondamentali. L'obiettivo comune sarebbe evitare di ripetere lo schema del 2022, quando la contrapposizione interna al centrosinistra finì per favorire la corsa di Renato Schifani.

Ma oggi il quadro è diverso. Il Movimento 5 Stelle continua a rappresentare una componente importante dell'opposizione siciliana e il Pd punta a rivendicare il ruolo di forza centrale della coalizione. La partita, dunque, non sarà soltanto quella tra centrodestra e centrosinistra. Sarà anche una competizione interna al centrosinistra per stabilire chi avrà la forza politica per dettare la linea, scegliere il candidato e definire il programma.

 

Controcorrente, il movimento che può cambiare gli equilibri

Dentro questo scenario si inserisce Controcorrente, il movimento guidato da Ismaele La Vardera, che rappresenta una delle variabili più interessanti della futura partita regionale.

La Vardera, attuale deputato all'Ars e leader di una formazione che punta a costruire una propria identità civica, ha già messo sul tavolo la disponibilità a correre per la Presidenza della Regione. Il movimento ha inoltre progressivamente ampliato la propria presenza politica, attirando esponenti provenienti da esperienze differenti.

Tra i nuovi ingressi c'è quello di Piera Aiello, ex deputata nazionale eletta con il Movimento 5 Stelle e successivamente uscita dal partito.

L'ultimo arrivo è quello di Antonio Ingroia. L'ex magistrato del pool antimafia di Palermo ha aderito ufficialmente a Controcorrente a margine degli Stati Generali di Agrigento. Ingroia ha spiegato di aver scelto il movimento soprattutto per la centralità attribuita alla legalità e alla questione morale, mantenendo contemporaneamente i suoi incarichi alla guida di Azione Civile e della Fondazione Spazio Legalità.

La Vardera ha già annunciato che candiderà Ingroia in provincia di Trapani: «Non ci ha chiesto un seggio blindato. Pensate: ha scelto di candidarsi alle Regionali misurandosi con le preferenze nella provincia di Trapani. Quello che per qualcuno è stato, purtroppo, il territorio di Matteo Messina Denaro domani concorrerà a eleggere una persona con la schiena dritta, che ha combattuto contro i sistemi».

 

La Vardera e il rapporto con il centrosinistra

L'ex Iena ha espresso pubblicamente una preferenza per Giuseppe Conte nel caso di eventuali primarie nazionali del campo largo, mentre lo stesso Conte ha riconosciuto a Controcorrente la possibilità di rappresentare un elemento di allargamento della coalizione verso fasce di elettorato che oggi non si riconoscono pienamente né nel Pd né nel Movimento 5 Stelle.

Ma sul piano siciliano la situazione è più complicata. Il Pd sembra intenzionato a mantenere una propria candidatura e La Vardera, almeno per il momento, non appare disposto a rinunciare alla propria ambizione. Il leader di Controcorrente potrebbe anche scegliere la corsa autonoma qualora non si trovasse un accordo con le altre forze del centrosinistra.

La partita del centrosinistra si annuncia quindi complessa. Prima ancora di individuare il candidato presidente, servirà costruire un progetto politico riconoscibile: sanità, lavoro, infrastrutture, ambiente, trasporti, sviluppo economico, giovani e qualità della pubblica amministrazione saranno i terreni sui quali misurare la capacità della coalizione di presentarsi come alternativa di governo.