Da Marsala a Tunisi in canoa: Giovanni e Andrea sfidano il Mediterraneo per salvare i neonati
Sono partiti questa mattina da Marsala, con Tunisi davanti e quasi 300 chilometri di Mediterraneo da attraversare a colpi di pagaia. Giovanni De Carlo e Andrea Menga hanno iniziato la loro impresa: una traversata estrema in canoa doppia, ma soprattutto una raccolta fondi per portare negli ospedali africani un dispositivo capace di aiutare i neonati con gravi difficoltà respiratorie.
Otto ore al giorno in acqua, nessuna possibilità di darsi il cambio e una regola semplice: se uno pagaia, pagaia anche l'altro. La sfida si chiama “The Smuggle”, il contrabbando. Ma stavolta il carico da portare attraverso il Mediterraneo è una speranza di cura.
La partenza da Marsala
Giovanni e Andrea hanno lasciato Marsala questa mattina, 15 settembre, a bordo della loro canoa surfski doppia. Con loro c'è una barca d'appoggio con tre coetanei, indispensabile per garantire sicurezza durante una traversata che li porterà in mare aperto per diversi giorni.
Il programma prevede lunghe sessioni di navigazione, con una pausa nelle ore più calde e poi di nuovo in acqua. Gli avversari saranno il mare, il vento, il sole, la disidratazione e, soprattutto, la fatica.
La destinazione è Tunisi.
Chi sono Giovanni De Carlo e Andrea Menga
Giovanni De Carlo ha 27 anni e a luglio ha conseguito la doppia laurea in Medicina e Ingegneria biomedica. Ha già lavorato negli ospedali del Kenya e della Colombia e collabora con l'Organizzazione mondiale della sanità.
Andrea Menga, 23 anni, frequenta invece il corso di doppia laurea Medtec, promosso da Humanitas University e Politecnico di Milano. Ha svolto attività di volontariato in ospedali africani e sta lavorando a un algoritmo per lo studio delle crisi epilettiche.
Per Andrea non è neppure la prima impresa sportiva legata alla solidarietà. In passato ha percorso in bicicletta i 1.050 chilometri tra Milano e Monopoli in cinque giorni, raccogliendo fondi per un ospedale in Tanzania.
Il “contrabbando” di The Smuggle
Il nome scelto per il progetto è volutamente provocatorio: The Smuggle, il contrabbando.
Giovanni e Andrea vogliono infatti “contrabbandare” verso l'Africa qualcosa di molto diverso: una tecnologia medica che può contribuire a salvare la vita dei neonati.
L'iniziativa è sostenuta da Cuamm – Medici con l'Africa e dalla Fondazione Politecnico di Milano. L'obiettivo della raccolta fondi è ambizioso: 185 mila euro, necessari per sviluppare un esemplare di “Safer” e portarlo in un ospedale africano.
Cos'è Safer
“Safer” è un dispositivo progettato al Politecnico di Milano per aiutare i neonati che presentano difficoltà respiratorie.
La particolarità è che riunisce in un'unica apparecchiatura tre strumenti normalmente utilizzati per l'assistenza respiratoria e può funzionare anche in condizioni difficili, senza dipendere da una rete elettrica stabile o dalla disponibilità continua di bombole di ossigeno.
È proprio questo a renderlo particolarmente adatto agli ospedali delle aree più povere del mondo.
Il problema è economico: essendo pensato per Paesi con sistemi sanitari fragili e poche risorse, un dispositivo del genere fatica ad attirare gli investimenti che normalmente accompagnano l'innovazione biomedicale.
Da qui l'idea di Giovanni e Andrea: trasformare una traversata del Mediterraneo in una campagna pubblica di raccolta fondi.
Una sfida nata negli ospedali africani
La motivazione non arriva soltanto dallo studio.
Andrea ha svolto attività di volontariato in Tanzania e Kenya, Giovanni ha lavorato in Kenya e Colombia. Entrambi hanno conosciuto da vicino strutture sanitarie nelle quali la mancanza di apparecchiature e infrastrutture può segnare il confine tra una cura possibile e una cura che non c'è.
Secondo i dati richiamati dai promotori dell'iniziativa, ogni anno nel mondo muoiono circa due milioni e mezzo di neonati, in larga parte nei Paesi a basso reddito. I problemi respiratori rappresentano una delle cause più importanti.
Un anno di allenamenti
L'idea della traversata è nata circa un anno fa, durante un congresso del Cuamm. Giovanni collaborava già al progetto Safer, coordinato dal docente Raffaele Dellacà, mentre Andrea era reduce dalla sua impresa in bicicletta.
All'inizio avevano immaginato di raggiungere l'Africa partendo da Milano. Poi la scelta è caduta sulla canoa.
E il primo approccio non fu proprio rassicurante: durante una delle prime prove, nel dicembre 2024, i due si ribaltarono in un lago.
Da quel momento hanno aumentato gradualmente allenamenti e distanze, arrivando a percorrere anche 45 chilometri consecutivi tra Ventotene e Ponza, senza barca d'appoggio.
Ma Marsala-Tunisi è un'altra storia.
Il Mediterraneo percorso al contrario
In origine la partenza era stata immaginata da Lampedusa. Poi Giovanni e Andrea hanno incontrato alcuni giovani che avevano attraversato lo stesso mare su imbarcazioni di fortuna, nel tentativo di arrivare in Europa.
Da quell'incontro è maturata la scelta di cambiare la rotta simbolica del progetto.
Partire dall'Europa e dirigersi verso l'Africa. Da Marsala a Tunisi.
Un Mediterraneo percorso al contrario rispetto alle rotte della migrazione, questa volta per portare idealmente verso sud non persone in fuga, ma una possibilità di cura.
Da questa mattina la metafora è diventata realtà. Giovanni e Andrea sono in mare.
Davanti hanno quasi 300 chilometri, giorni di fatica e un orizzonte che sembrerà spesso non avvicinarsi mai.
Ogni colpo di pagaia, però, servirà anche a ricordare perché sono partiti: raccogliere abbastanza fondi perché, in un ospedale africano, un neonato possa avere una possibilità in più di respirare.
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