La domanda, in fondo, è una sola: se l’acqua non arriva dalla rete e le autobotti pubbliche non riescono a soddisfare tutte le richieste, come devono approvvigionarsi famiglie, condomìni e attività commerciali?
È da questa domanda che parte la nuova presa di posizione del comitato spontaneo “L’acqua è un diritto di tutti”, dopo i recenti controlli della Guardia di Finanza sul rifornimento idrico effettuato attraverso autobotti private.
Il Comitato non mette in discussione i controlli sulla qualità dell’acqua e il rispetto delle norme a tutela della salute pubblica. Il punto, però, è un altro: chi deve garantire l'acqua ai cittadini quando il servizio pubblico non riesce a farlo?
Secondo il comitato, infatti, il ricorso alle autobotti private non rappresenterebbe sempre una scelta. Per molte famiglie, condomìni e attività commerciali sarebbe diventato piuttosto una necessità determinata dalla difficoltà di ricevere con continuità l'acqua attraverso la rete pubblica.
«Mentre si registra un’azione rigorosa nei confronti dei privati – sostiene il Comitato – riteniamo che debba essere posta altrettanta attenzione sulle persistenti criticità del servizio idrico comunale».
Il quadro descritto è quello di un'emergenza che, nonostante i provvedimenti adottati nelle ultime settimane, non sarebbe ancora rientrata completamente. Erogazione frazionata, turnazioni, pressione insufficiente, guasti tecnici e carenza di mezzi pubblici sostitutivi continuano, secondo il comitato, a condizionare la vita quotidiana di cittadini e attività.
Tre ordinanze in 23 giorni e l'attivazione del COC hanno rappresentato la risposta istituzionale all'emergenza. Ma per il comitato il problema resta più profondo e riguarda la capacità della rete di garantire ordinariamente il servizio.
Da qui il nodo delle autobotti.
Se il cittadino non riceve acqua dalla rete e contemporaneamente il servizio sostitutivo pubblico non riesce a rispondere tempestivamente a tutte le richieste, il ricorso al privato diventa, di fatto, una delle poche alternative disponibili. È proprio su questa contraddizione che il comitato chiede un confronto.
Il rischio, secondo “L’acqua è un diritto di tutti”, è che si finisca per chiedere al cittadino di sostenere due volte il costo dell'emergenza: prima attraverso un servizio pubblico che non garantisce continuità e poi attraverso le spese necessarie per procurarsi autonomamente l'acqua.
Il comitato parla apertamente di una possibile «beffa» per chi, davanti alla necessità, cerca una soluzione per la propria famiglia o per la propria attività.
La questione, tuttavia, non riguarda soltanto l'emergenza di queste settimane. Riguarda la rete idrica e la sua capacità di funzionare nel tempo.
«Senza un piano organico di rifacimento e ammodernamento della rete idrica – sostiene il Comitato – l’emergenza rischia di diventare la normalità».
Una richiesta che sposta quindi il dibattito dalle autobotti alla gestione complessiva dell'acqua. Il problema non sarebbe soltanto individuare chi può trasportare acqua e a quali condizioni, ma garantire che il ricorso ai mezzi sostitutivi rimanga realmente un'eccezione e non diventi una componente ordinaria del sistema.
Il Comitato chiede al Comune risposte immediate, il potenziamento effettivo del servizio sostitutivo autorizzato e l'avvio urgente degli interventi strutturali sulla rete.
Perché la domanda iniziale resta tutta lì: quando dai rubinetti l'acqua non arriva, chi garantisce concretamente che un diritto essenziale non si trasformi in una spesa aggiuntiva, e potenzialmente in un problema, per chi quel diritto dovrebbe semplicemente poterlo esercitare?