«È un cortocircuito pazzesco: il Comune ti lascia senza acqua pubblica e senza servizio sostitutivo, e poi ti impedisce di arrangiarti per sopravvivere. Quando hai la cisterna a secco che fai, abbandoni casa?».
É la riflessione che scaturisce dai controlli effettuati ieri dalla Guardia di Finanza sui rifornimenti privati destinati ad alcuni condomini nelle zone interessate dalla contaminazione.
Il commento dei cittadini fotografa, meglio di molte comunicazioni ufficiali, il paradosso nel quale si trovano oggi alcune famiglie trapanesi: la rete pubblica non è utilizzabile, il servizio sostitutivo deve essere garantito dal Comune, ma il ricorso alle autobotti private non può significare che qualunque acqua, proveniente da qualunque fonte, possa finire nelle cisterne delle abitazioni.
La Finanza ferma le autobotti
Ieri la Guardia di Finanzia avrebbe fermato mezzi riconducibili a due ditte, Vittorioso e Scaturro, con sanzioni agli autisti e provvedimenti anche nei confronti di amministratori condominiali.
Al centro dei controlli ci sarebbe l'acqua proveniente da pozzi privati destinati a usi irrigui e non autorizzati per l'impiego umano, che sarebbe stata immessa in cisterne condominiali. Sono stati riferiti anche sequestri e prescrizioni per la sanificazione delle cisterne.
Questo non significa che tutte le autobotti private siano irregolari, né che tutti gli operatori che lavorano a Trapani operino nello stesso modo.
Ma pone una domanda enorme.
Chi garantisce al cittadino l'acqua quando la rete pubblica non è utilizzabile e il mercato privato non può utilizzare liberamente le proprie fonti?
Un mercato che non nasce con l'emergenza
Perché c'è un elemento fondamentale da chiarire: le autobotti private non sono nate con la contaminazione del 2026.
A Trapani il ricorso ai privati è da anni una conseguenza delle difficoltà di approvvigionamento della rete pubblica.
In Sicilia è un problema atavico che, qualche volta,
ha conosciuto anche casi più gravi come a Carini, dove l'acqua è entrata direttamente negli affari della criminalità organizzata.
In questo mesi a Trapani, tra scarsissimo approvvigionamento, contaminazioni delle condutture e normali guasti individuali, l'acqua trasportata dai privati ha rappresentato e rappresenta un servizio utilizzato da famiglie, condomini e attività che non riescono a garantire autonomamente il riempimento delle proprie cisterne.
Il problema, dunque, non è l'esistenza del mercato privato, ma come funziona e come viene controllato.
La filiera pubblica ha fonti e procedure precise. Nell'attuale emergenza, il Comune ha attivato il servizio sostitutivo per le utenze sottoposte a divieto di utilizzo dell'acqua della rete.
Le ordinanze comunali - ben 3 in 23 giorni - impongono infatti di assicurare alle utenze interessate il rifornimento attraverso autobotti, con oneri a carico dell'amministrazione.
Ma il sistema pubblico, negli scorsi mesi, ha mostrato difficoltà tutt'altro che secondarie.
Al 12 settembre il Comune disponeva di due autobotti della ditta Palma e di un mezzo messo a disposizione da Buseto Palizzolo, mentre l'amministrazione aveva chiesto l'intervento di Prefettura, Protezione civile, Vigili del fuoco e Forze armate per reperire ulteriori mezzi e soprattutto autisti.
Il sindaco aveva persino indicato la requisizione dei mezzi privati come extrema ratio.
Il problema, quindi, è reale: servono autobotti per garantire l'acqua alle utenze escluse dalla rete.
E proprio mentre il pubblico cerca mezzi, il privato diventa indispensabile per molti cittadini.
Il paradosso dei pozzi
Ed è qui che si apre il capitolo più delicato.
Il Comune può utilizzare acqua proveniente dalle fonti autorizzate per il servizio potabile, cioé S. Giovannello ed il dissalatore di Nubia.
Le autobotti private, invece, attingono da pozzi privati e non é pensabile autorizzare l'approvvigionamento dalle risorse del Comune per rivenderle privatamente.
Ma un pozzo privato non equivale automaticamente a una fonte di acqua potabile.
Il punto è stato sollevato dallo stesso sindaco nei giorni scorsi: alcuni pozzi privati sarebbero stati sottoposti ad analisi che avrebbero evidenziato caratteristiche qualitative positive, ma la loro collocazione e le condizioni di salvaguardia non consentirebbero di utilizzarli per alimentare la rete potabile.
In altre parole, una cosa è dire che l'acqua presenta determinati parametri analitici; altra cosa è stabilire che quella fonte possa essere utilizzata legalmente per l'approvvigionamento umano.
È una distinzione fondamentale.
Perché il cittadino non compra semplicemente “acqua”.
Compra un servizio che dovrebbe garantire anche la provenienza, la destinazione e la sicurezza dell'acqua che finisce nella propria cisterna.
«Ma quella comprata fino ad oggi andava bene?»
È una delle domande che i cittadini si pongono.
Un po' come dire che si è scoperta la carta stagnola.
Ed è la domanda che, dopo i controlli della Finanza, merita una risposta istituzionale.
Non perché i controlli di oggi dimostrino che l'acqua acquistata in passato fosse irregolare.
Ma perché esiste una questione di tracciabilità.
Se un condominio ha acquistato acqua da un'autobotte privata, dovrebbe essere possibile sapere: chi l'ha fornita, da dove proveniva, dove è stata caricata, per quale uso era autorizzata quella fonte e a quale titolo quell'acqua è stata immessa nella cisterna.
E allora la domanda diventa: questa tracciabilità esiste? E soprattutto: chi l'ha verificata negli anni?
Il diritto all'acqua nel mezzo
La situazione è molto concreta.
«Se non arriva più acqua dalla rete idrica chiudiamo casa e ce ne andiamo a vivere da un'altra parte», commentano i cittadini.
Ma soprattutto, quando arriverà il prossimo rifornimento comunale dopo aver dovuto svuotare e pulire la cisterna? Perché sono documentati casi in cui l'autobotte comunale richiesta a Luglio é arrivata negli scorsi giorni.
Sono casi che, pur non costituendo una statistica, raccontano un disagio che non può essere liquidato.
E qui emerge anche una distanza tra le comunicazioni istituzionali e la realtà.
La Prefettura ha comunicato il 14 settembre che il sistema coordinato con Protezione civile regionale e ATI aveva consentito di migliorare sensibilmente il servizio, con richieste evase nella giornata della prenotazione o in quella successiva.
Ma nei giorni successivi i tempi di attesa sono rimasti invariati, cioé lunghissimi
La vera domanda: chi controlla la filiera?
A questo punto la questione non dovrebbe trasformarsi in una guerra tra pubblico e privato.
Il mercato privato esiste perché risponde a un problema strutturale che Trapani conosce da anni.
La questione è un'altra.
Se una famiglia non può utilizzare l'acqua della rete e non può rifornirsi autonomamente da una fonte privata non autorizzata all'uso umano, chi deve garantirle l'acqua?
È qui che il cortocircuito diventa istituzionale.
Perché non si può chiedere al cittadino di scegliere tra un'acqua pubblica che non può utilizzare e un'acqua privata sulla cui provenienza deve diventare investigatore.
La soluzione deve essere un'altra: una filiera controllata, tracciabile, trasparente.
Perché l'acqua, in questa emergenza, non può essere semplicemente una questione di chi riesce a procurarsela.