È fissata per oggi, lunedì 21 settembre, davanti al Gip del Tribunale di Trapani, Samuele Corso, l’udienza sulla vicenda della pubblica illuminazione che ha coinvolto il deputato regionale del Pd, già assessore ai Lavori pubblici nella giunta di Giacomo Tranchida, Dario Safina.
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La richiesta riguarda anche Christian Valerio, Carlo Guarnotta e Rosario Bellofiore. Sono gli stessi pubblici ministeri a ritenere che il procedimento debba essere archiviato.
L’arresto, il Riesame e le indagini proseguite
Il caso era esploso il 24 gennaio 2024, quando Safina era finito agli arresti domiciliari. Le contestazioni riguardavano la sua precedente attività di assessore comunale. Dopo l’interrogatorio di garanzia, i domiciliari erano stati sostituiti dall’obbligo di dimora, poi annullato dal Tribunale del Riesame di Palermo. Il deputato era così tornato libero.
La decisione del Riesame aveva rappresentato un primo, importante passaggio favorevole alla difesa, senza però chiudere l’indagine. Nel marzo 2024, commentando le motivazioni, Safina aveva ribadito: «Non ho rivelato segreti d’ufficio, non ho turbato alcuna asta, né tanto meno sono stato né sarò mai un politico corrotto». Aveva inoltre contestato le modalità dell’inchiesta e ricordato le sofferenze provocate alla sua famiglia, pur confermando la propria fiducia nella magistratura.
Gli accertamenti erano comunque proseguiti. Nel dicembre 2024 la Procura aveva notificato gli avvisi di conclusione delle indagini: un passaggio che, come raccontato allora da Tp24, lasciava ancora aperta la possibilità di una richiesta di rinvio a giudizio.
La gara per la pubblica illuminazione
Al centro del filone che riguarda Safina c’era l’affidamento del servizio di pubblica illuminazione di Trapani. Secondo l’ipotesi accusatoria originaria, l’allora assessore avrebbe favorito la società rappresentata da Valerio fornendo informazioni riservate sulla procedura: tempi di pubblicazione del bando, contenuti e importo a base della gara. Le contestazioni erano quelle di corruzione e turbativa d’asta.
La presunta contropartita sarebbe consistita in finanziamenti e forniture destinati a iniziative e spazi comunali: 50 mila euro per manifestazioni, 10 mila euro per le luminarie natalizie del 2020, quattro telecamere per la videosorveglianza di due fontane e dispositivi per illuminare un’opera d’arte in piazza Catito. Nella ricostruzione iniziale dei pm, il vantaggio personale per Safina sarebbe stato soprattutto politico: maggiore visibilità e consenso attraverso gli interventi realizzati per la città. Contestazioni che il deputato ha sempre respinto.
L’altro filone: gli incarichi alla Trapani Servizi
Un altro ramo dell’inchiesta riguardava invece la Trapani Servizi e le procedure per la nomina del direttore generale. Secondo l’accusa iniziale, i requisiti della selezione sarebbero stati predisposti per favorire Guarnotta. Bellofiore avrebbe contribuito alla procedura ottenendo, in cambio, la promessa della proroga del proprio incarico di consulente. Anche per loro, nel dicembre 2024, erano arrivati gli avvisi di conclusione delle indagini.
Nel frattempo erano già state archiviate le posizioni di Giuseppe Ullo, ex dirigente amministrativo della municipalizzata, e della società City Green Light. L’archiviazione della posizione della società era distinta da quella del manager Valerio, rimasto coinvolto nel procedimento.
È su questo percorso giudiziario che si inserisce l’udienza fissata per oggi. Dopo le misure cautelari, il loro annullamento e la prosecuzione degli accertamenti, la Procura ha chiesto di chiudere il caso anche per Safina e gli altri tre indagati. La decisione spetta adesso al Gip