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22/09/2026 06:00:00

Il "finanziere scomodo" non si arrende: nuova denuncia di Lubrano. Ecco perché

L’ex responsabile della sezione di polizia giudiziaria della Guardia di finanza di Marsala contesta la gestione della denuncia presentata nel 2020 e archiviata nel 2023. Nel nuovo esposto ricostruisce i passaggi del fascicolo, le indagini che ritiene omesse e il nodo della prescrizione.

 

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Antonio Lubrano non considera chiusa la sua storia. L’ex luogotenente della Guardia di finanza, per circa vent’anni alla guida dell’aliquota delle Fiamme gialle nella sezione di polizia giudiziaria della Procura di Marsala, si è rivolto alla Procura di Caltanissetta. Chiede di verificare la condotta dei magistrati della Procura e del Tribunale di Trapani che hanno trattato la sua denuncia: vuole sapere se, nella gestione del procedimento, siano ravvisabili comportamenti penalmente rilevanti, anche attraverso omissioni investigative.

L’esposto porta la data del 27 luglio 2026. Non riguarda soltanto le accuse che, secondo Lubrano, furono costruite contro di lui. Riguarda ciò che è accaduto dopo: il percorso della denuncia presentata quando si era ormai liberato dalle contestazioni penali, il passaggio degli atti tra Trapani e Napoli, il tempo trascorso prima dell’iscrizione degli indagati, l’archiviazione.

È la vicenda che Tp24 aveva raccontato nel gennaio 2024 con l’inchiesta in cinque puntate “Il finanziere scomodo”. Una storia di indagini delicate, procedimenti penali e disciplinari, trasferimenti e problemi di salute, fino al congedo. Adesso Lubrano torna a chiedere accertamenti, questa volta anche sul modo in cui la giustizia ha esaminato la sua richiesta di giustizia. (TP24)

 

L’investigatore diventato indagato

 

Per capire il nuovo esposto bisogna tornare al lavoro svolto da Lubrano a Marsala. La sezione di polizia giudiziaria della Finanza aveva seguito inchieste sulla pubblica amministrazione e vicende che coinvolgevano anche appartenenti alle forze dell’ordine. Nella nostra ricostruzione del 2024 avevamo raccontato le tensioni nate attorno a quelle investigazioni e alle richieste dei superiori di essere informati sulle attività delegate dalla Procura. (TP24)

Un passaggio decisivo è il 3 dicembre 2015, quando al Comando generale della Guardia di finanza arriva un esposto anonimo contro il responsabile dell’aliquota. Seguono accertamenti affidati alla stessa Guardia di finanza di Trapani e informative nelle quali vengono prospettati diversi reati: falsità, traffico di influenze illecite, rivelazione di segreto d’ufficio, truffa e peculato militare. È una sequenza ricostruita anche nell’interrogazione parlamentare presentata nel 2021 da Carolina Varchi. (qui il testo)

 

Alla fine di marzo 2017 la sezione di polizia giudiziaria viene smantellata e i suoi componenti trasferiti ad altri reparti. Ai procedimenti penali, ordinari e militari, si affiancano quelli disciplinari. Le accuse contro Lubrano, però, non reggono: una parte viene archiviata, gli altri procedimenti si concludono con pronunce favorevoli, ormai definitive, con la formula «perché il fatto non sussiste».

Nel nuovo esposto Lubrano richiama, in particolare, la sentenza del Tribunale di Marsala del 12 dicembre 2019, divenuta irrevocabile il 26 giugno 2020. Pochi giorni prima, il 17 giugno, era stato collocato in congedo per motivi di salute. Aveva 54 anni e prestava servizio nella Guardia di finanza dal 1986.

 

La denuncia del 2020: tremila pagine per chiedere accertamenti

 

Il 9 ottobre 2020 Lubrano presenta a Trapani una denuncia-querela contro ignoti. Chiede di accertare, tra le altre, ipotesi di calunnia, falso ideologico, accesso abusivo a sistemi informatici, abuso d’ufficio, maltrattamenti e lesioni. A sostegno deposita un dossier che descrive come composto da circa tremila pagine: 102 atti e documenti, tra verbali, sentenze, atti investigativi, dichiarazioni raccolte nelle indagini difensive e certificazioni sanitarie.

La sua tesi è che le anomalie emerse nei procedimenti a suo carico non possano essere liquidate come semplici errori. Sostiene che nelle informative siano stati rappresentati fatti non veri e alterato il significato delle intercettazioni, costruendo un quadro accusatorio che le successive verifiche avrebbero smentito. Sono le contestazioni del denunciante: non equivalgono a un accertamento di responsabilità degli investigatori.

 

Il fascicolo tra Trapani e Napoli

 

Il primo punto su cui insiste il nuovo esposto è il percorso degli atti.

Il 26 ottobre 2020 la Procura di Trapani trasmette il fascicolo alla Procura della Repubblica di Napoli per competenza. Il pubblico ministero napoletano, il successivo 16 novembre, chiede l’archiviazione. Lubrano si oppone. L’8 giugno 2021 il giudice per le indagini preliminari di Napoli dichiara l’incompetenza territoriale. Secondo la ricostruzione contenuta nell’esposto, il giudice individua anche condotte da approfondire e possibili responsabili.

Lubrano ricorda inoltre due comunicazioni: quella della Procura generale di Palermo, che nell’ottobre 2020 aveva indicato gli uffici di Marsala e Trapani come competenti, e quella della Procura generale presso la Cassazione, ricevuta nell’aprile 2021, che individuava la Procura di Trapani. Per l’ex finanziere, il trasferimento a Napoli ha prodotto un ritardo evitabile.

Il 1° luglio 2021 il fascicolo torna a Trapani. Viene nuovamente iscritto contro ignoti, per falso, calunnia e maltrattamenti. Il passaggio a un procedimento contro persone identificate avviene il 25 gennaio 2022. È un altro snodo contestato da Lubrano: sostiene che gli elementi per individuare gli indagati fossero già disponibili al rientro degli atti da Napoli e che, nel frattempo, non fossero state svolte nuove indagini.

Il  procedimento riguardò tre alti ufficiali della Guardia di finanza: Pasquale Pilerci, Michele Ciarla e Lorenzo Vanella, per le ipotesi di falso, calunnia e maltrattamenti. Il fascicolo nei loro confronti sarebbe stato poi archiviato nel 2023.

 

Un solo atto investigativo, secondo Lubrano

 

Nella denuncia a Caltanissetta l’ex luogotenente sostiene che, dopo il ritorno del fascicolo a Trapani, sia stato compiuto un solo atto d’indagine: l’assunzione di informazioni da una persona informata sui fatti, il 5 luglio 2022. Si tratta del luogotenente Salvatore Missuto, già coinvolto nelle vicende della sezione di polizia giudiziaria.

Lubrano contesta sia la limitatezza degli accertamenti sia il peso attribuito a quelle dichiarazioni. Sottolinea che Missuto era ancora in servizio e quindi inserito nella gerarchia militare. 

Nell’esposto sono richiamati anche tre solleciti, del 14 gennaio, 3 maggio e 26 settembre 2022. Lubrano e il suo difensore segnalavano l’avvicinarsi della prescrizione e manifestavano la disponibilità dell’ex finanziere a essere ascoltato. È su questa successione di date che si concentra la sua contestazione: il tempo, sostiene, sarebbe trascorso senza gli approfondimenti richiesti, fino a diventare una ragione per chiudere il procedimento.

 

La prescrizione e le ragioni dell’archiviazione

 

Il 29 settembre 2022 il pubblico ministero di Trapani chiede l’archiviazione. Per falso e calunnia, secondo il passaggio riportato nell’esposto, scrive che «l’azione penale non potrebbe neppure più utilmente essere esercitata essendo ormai prossima la prescrizione». Ritiene inoltre insussistenti le altre fattispecie richiamate nella richiesta, comprese quelle di maltrattamenti, atti persecutori e lesioni.

Lubrano presenta opposizione il 21 ottobre 2022, ma nel marzo 2023 il giudice dispone l’archiviazione. Nel nuovo esposto l’ex finanziere contesta anche il calcolo della prescrizione. Riferisce che lo stesso gip avrebbe rilevato un errore nella valutazione del pubblico ministero, per non avere considerato due atti interruttivi, individuati nei provvedimenti di fissazione delle udienze camerali a Napoli e a Trapani. È un passaggio dell’ordinanza sul quale egli chiede adesso una valutazione alla Procura nissena.

Lubrano ricorda di avere presentato una denuncia contro ignoti e sostiene che spettasse agli inquirenti individuare gli autori delle condotte segnalate, verificando chi avesse redatto e sottoscritto gli atti. In sostanza, non accetta che la mancata indicazione di alcuni nomi da parte sua possa diventare un argomento contro la fondatezza della denuncia.

 

Le informative e le intercettazioni contestate

 

Una parte consistente dell’esposto torna su due annotazioni di polizia giudiziaria del 5 ottobre 2016.

Nel primo caso Lubrano contesta la ricostruzione degli spostamenti di un collega, l’attribuzione di frasi durante una conversazione con un medico, le date delle telefonate e la rappresentazione di una sua presunta permanenza in una clinica. Sostiene inoltre che non fossero state riportate conversazioni e parti di dialoghi capaci di dare ai fatti un significato diverso da quello prospettato nell’informativa.

L’altra annotazione riguarda l’ipotesi che si fosse procurato una denuncia relativa a un medico e lo avesse aiutato sfruttando il proprio incarico. Lubrano afferma che gli accertamenti successivi e la sentenza assolutoria di Marsala abbiano chiarito la natura del rapporto professionale, smentendo quella ricostruzione. Anche qui, la richiesta rivolta a Caltanissetta è di verificare come questi elementi siano stati valutati nel procedimento nato dalla sua denuncia.

C’è una distinzione importante nel suo racconto: Lubrano sostiene che i verbali di trascrizione riportassero fedelmente le conversazioni, mentre la loro rappresentazione nelle informative sarebbe stata manipolata o incompleta. Il problema denunciato non riguarda dunque soltanto parole ascoltate male, ma il modo in cui il materiale investigativo sarebbe stato selezionato e presentato all’autorità giudiziaria.

Non tutte le critiche alle indagini originarie provengono soltanto dall’ex finanziere. Nell’interrogazione parlamentare del 2021 è riportato un passaggio della sentenza assolutoria di Marsala nel quale il Tribunale rilevava carenze investigative e risultanze esposte «in modo inesatto, se non addirittura suggestivo». Un giudizio sul lavoro investigativo che va distinto dall’accertamento di una falsificazione intenzionale o di una calunnia da parte di specifiche persone. (AIC)

Lubrano segnala infine un’altra questione: l’ipotesi di accesso abusivo a sistema informatico, presente nell’iscrizione originaria del 2020, non compare nelle successive iscrizioni del 2021 e del 2022. Chiede perché quel profilo non sia stato ulteriormente approfondito.

 

La salute e il congedo

 

C’è poi il danno personale, che nell’esposto occupa uno spazio centrale. Lubrano richiama documentazione prodotta da strutture sanitarie pubbliche e, in particolare, la valutazione del Centro antimobbing dell’Asp di Palermo. La relazione, nel passaggio citato, collega i disturbi riscontrati all’esposizione a una «condizione vessatoria, discriminatoria, persecutoria e stressante».

L’ex finanziere contrappone queste conclusioni alla valutazione della Procura, che, secondo quanto riporta, aveva escluso lesioni penalmente rilevanti perché non conseguenti a una condotta di mobbing. Sostiene che quelle certificazioni, fondate anche su colloqui e test, avrebbero richiesto accertamenti ulteriori. Il nodo che pone riguarda il rapporto tra le condotte denunciate e le conseguenze sulla sua salute: un rapporto che chiede venga esaminato anche sul piano delle eventuali responsabilità penali.

Nel racconto di Lubrano, il congedo non rappresenta soltanto la fine della carriera. È una conseguenza della vicenda che ha coinvolto anche la sua famiglia e che le pronunce favorevoli nei procedimenti penali non hanno cancellato.

 

Che cosa chiede a Caltanissetta

 

Il nuovo esposto chiede alla Procura di Caltanissetta di valutare eventuali responsabilità nella gestione del fascicolo trapanese.

Lubrano si dichiara disponibile a recarsi a Caltanissetta per fornire ulteriori informazioni. Comunica inoltre di avere avviato un ricorso civile contro Michele Ciarla davanti al Tribunale di Marsala, indicando un procedimento iscritto nel 2025. 

Lubrano continua a riporre fiducia nell’amministrazione della giustizia che ha servito per anni. Chiede di «far luce sull’epilogo di questa triste vicenda». È qui il senso della sua nuova iniziativa: dopo avere affrontato i procedimenti contro di lui, vuole che siano esaminate fino in fondo anche le ragioni della sua denuncia.