Comunione e cresima insieme, al termine di un percorso di preparazione ai sacramenti della durata di cinque anni. La nuova impostazione dell'Arcidiocesi di Palermo provoca la protesta delle attività economiche che ruotano attorno alle cerimonie: ristoratori, negozi di abbigliamento, fotografi, confettifici, pasticcerie e fiorai. Secondo Confimprese Palermo, il nuovo sistema potrebbe provocare perdite per circa 20 milioni di euro in un anno.
La questione riguarda le nuove disposizioni della Curia palermitana sul percorso di iniziazione cristiana. Prima della riforma, secondo i dati riportati da Confimprese, a Palermo si celebravano mediamente tra le 3 mila e le 3.300 prime comunioni ogni anno.
Con il nuovo percorso, comunione e cresima dovrebbero invece essere accorpate alla conclusione di un cammino di cinque anni. Una scelta che, secondo le categorie economiche, avrebbe conseguenze immediate anche sulle cerimonie già programmate.
Confimprese: «A rischio 20 milioni»
A sollevare il problema è Giovanni Felice, alla guida di Confimprese Palermo. Dopo un confronto con gli operatori del settore, a luglio era intervenuto anche il sindaco Roberto Lagalla, scrivendo all'arcivescovo Corrado Lorefice e chiedendo di valutare una soluzione capace di attenuare le conseguenze della riforma.
La protesta prevista davanti al Palazzo arcivescovile è stata intanto sospesa, anche per lasciare spazio al confronto tra Comune e Curia. Ma Confimprese mantiene la richiesta di rivedere il nuovo sistema.
Secondo l'associazione, la sospensione delle prime comunioni avrebbe un impatto particolarmente pesante su «piccoli imprenditori, lavoratori e famiglie che vivono una fase economica difficile».
La Curia: «Non si può pensare solo alla preparazione ai sacramenti»
L'Arcidiocesi difende invece la scelta e sottolinea la finalità educativa e religiosa del nuovo percorso.
La Curia parla della necessità di offrire ai bambini «un'autentica esperienza di maturazione individuale e comunitaria», sostenendo che il percorso religioso non possa essere concepito soltanto come una preparazione immediata ai sacramenti, ma come un cammino più ampio di crescita.
La Chiesa palermitana, dunque, non sembra intenzionata a tornare indietro sulla struttura della riforma, pur mantenendo aperto il confronto.
Ed è proprio questo il punto dello scontro: da una parte l'Arcidiocesi, che rivendica la natura pastorale ed educativa della scelta; dall'altra le categorie economiche, che temono le conseguenze di un cambiamento destinato a ridurre, almeno nella fase iniziale, il numero delle cerimonie e il relativo indotto.