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23/09/2026 06:00:00

Marsala, l’albero secolare “azzannato” vicino ai binari. Il proprietario: «Non l’ho distrutta, l’ho salvata»

C’è un seguito alla storia dell’araucaria di via Grotta del Toro, a Marsala, l’albero centenario pesantemente potato a pochi metri dalla linea ferroviaria e del quale Tp24 si era occupata il 18 settembre dopo una segnalazione arrivata in redazione.

A scriverci adesso è Christian, il proprietario dell’albero. E la sua ricostruzione cambia parecchio il quadro.

Quell’araucaria, racconta, è stata piantata nel 1923, l’anno in cui nacque suo nonno. È rimasta lì per più di un secolo, attraversando tre generazioni della famiglia. E, soprattutto, sostiene il proprietario, non doveva essere potata: doveva essere abbattuta.

La richiesta sarebbe arrivata direttamente da RFI, Rete Ferroviaria Italiana.

 

«RFI ci ha intimato di rimuovere l’albero»

 

Secondo quanto riferisce Christian nella lettera inviata alla redazione, il 14 luglio 2026 RFI avrebbe notificato alla proprietà una diffida intimando la rimozione dell’araucaria perché collocata a una distanza dai binari ritenuta non conforme alla normativa sulla sicurezza ferroviaria.

Il riferimento indicato è l’articolo 52 del D.P.R. 753 del 1980.

La diffida, scrive il proprietario, avrebbe imposto di intervenire entro venti giorni, con la previsione di sanzioni amministrative e dell’interessamento del Comune di Marsala in caso di mancato adempimento.

«Non si trattava – scrive – di un semplice invito».

 

La famiglia si oppone all’abbattimento

 

La proprietà, sempre secondo la ricostruzione fornita a Tp24, non avrebbe però accettato immediatamente la richiesta di abbattere l’albero.

A RFI sarebbero state inviate memorie tecniche nelle quali venivano sollevate diverse obiezioni.

Tra queste, il fatto che nella diffida – sostiene Christian – non fossero riportate misurazioni effettuate direttamente da RFI né una perizia che attestasse problemi di stabilità della pianta.

La famiglia avrebbe inoltre evidenziato che l’araucaria è lì dal 1923, quindi da molti decenni prima dell’entrata in vigore della norma richiamata, e che l’esemplare non mostrava, secondo la proprietà, particolari segni di instabilità o deperimento.

C’era poi un altro elemento: l’area sarebbe sottoposta a vincolo paesaggistico.

 

 

La proposta: «Non abbattiamola, riduciamola»

 

Ed è qui che nasce quella potatura che, vista dalle fotografie, aveva lasciato parecchi dubbi.

La proprietà sostiene di aver proposto una soluzione alternativa: non eliminare l’albero, ma ridurne l’altezza, riportandola entro i limiti ritenuti compatibili con la distanza dalla ferrovia, impegnandosi poi alla manutenzione nel tempo.

Insomma: quella che dall’esterno appariva come una capitozzatura brutale sarebbe stata, nella versione del proprietario, il compromesso trovato per impedire la scomparsa definitiva dell’albero.

«L’albero che oggi vediamo così ridotto – scrive Christian – è un albero salvato dall’abbattimento».

 

«Una scelta dolorosa, ma era il male minore»

 

Il proprietario non nega affatto l’effetto dell’intervento.

Anzi.

Riconosce che la riduzione della chioma sia «visivamente impattante» e che il risultato sia tutt’altro che ideale per una specie come l’Araucaria heterophylla, caratterizzata proprio dalla sua forma piramidale e dai rami disposti in verticilli regolari.

Spiega inoltre che alcune potature laterali sarebbero state necessarie per consentire alla piattaforma utilizzata dagli operatori di raggiungere la parte più alta della pianta.

Ma insiste su un punto: l’alternativa, nella prospettiva prospettata da RFI, sarebbe stata l’abbattimento completo.

 

I lavori accanto ai binari

 

La prima segnalazione arrivata a Tp24 chiedeva anche chiarimenti sulla regolarità delle operazioni, proprio per la vicinanza alla ferrovia.

Su questo Christian precisa che i lavori sarebbero stati eseguiti da una ditta specializzata, in coordinamento con RFI e con la presenza del personale della società ferroviaria durante le operazioni.

Una precisazione importante, perché nella segnalazione ricevuta dalla nostra redazione si chiedeva espressamente di verificare chi stesse effettuando i lavori e con quali autorizzazioni.

 

Resta un albero ferito. Ma è ancora lì

 

La differenza, dunque, è sostanziale.

La prima impressione, osservando l’araucaria dopo l’intervento, era quella di un albero sottoposto a una potatura molto pesante e difficilmente comprensibile.

Adesso arriva la spiegazione del proprietario: non un albero sacrificato per fastidio o incuria, ma una pianta ridotta drasticamente per evitare che venisse abbattuta del tutto.

Naturalmente quella che pubblichiamo è la ricostruzione della proprietà. Sarebbe utile conoscere anche la documentazione richiamata nella lettera e, soprattutto, la posizione di RFI sulle ragioni tecniche che hanno portato alla diffida.

Perché il risultato rimane doloroso da vedere.

Ma almeno una risposta alla domanda che ci eravamo posti nel primo articolo adesso c’è: a chi dava fastidio quell’albero? Secondo il proprietario, non a qualcuno. Dava fastidio alla distanza dai binari. E per salvarlo è stato necessario mozzarlo.