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24/09/2026 09:21:00

Bosco d'Alcamo, terzo anno senza incendi nelle aree presidiate dalla guardianìa

Per il terzo anno consecutivo le aree del Monte Bonifato presidiate dalla guardianìa popolare antincendio non sono state interessate da incendi. A tracciare il bilancio della stagione sono gli stessi volontari, che quest'anno hanno esteso l'attività anche ad altre zone della provincia di Trapani, da San Vito Lo Capo a Castellammare, Fraginesi e Trapani-Erice.

 

Sul Monte Bonifato, nella Riserva Naturale Bosco d'Alcamo, sono state 35 le persone coinvolte, con turni organizzati nelle 12 giornate considerate maggiormente a rischio e complessivamente 68 ore di presidio.

La guardianìa è nata nel 2024, durante le assemblee popolari alla Funtanazza, dopo le mobilitazioni seguite agli incendi che avevano colpito il territorio. Da allora l'esperienza è proseguita ogni estate e si è progressivamente allargata. TP24 aveva raccontato già lo scorso anno come il Bosco d'Alcamo fosse rimasto indenne dagli incendi per due stagioni consecutive e il ruolo che i volontari attribuivano all'attività di sorveglianza.

 

I volontari: «Nessun incendio nelle aree presidiate»

Il sistema utilizzato è semplice: i volontari, riconoscibili attraverso giubbotti catarifrangenti, presidiano i punti ritenuti più sensibili e annotano le targhe dei veicoli in transito. In caso di focolai nelle zone circostanti, effettuano le segnalazioni agli enti competenti.

Secondo il bilancio diffuso dalla Guardianìa, nelle aree direttamente presidiate non sono stati appiccati incendi. I volontari ritengono che la loro presenza abbia avuto una funzione deterrente. Si tratta, naturalmente, di una valutazione degli stessi promotori dell'iniziativa e non di un dato che consenta di stabilire un rapporto diretto di causa-effetto tra i presìdi e l'assenza di roghi.

A Castellammare e Fraginesi, riferisce ancora il gruppo, sono state registrate alcune criticità e presunti tentativi di innesco, in particolare nella parte alta del Belvedere.

 

Il nodo Funtanazza

Il bilancio della stagione riporta al centro anche la questione della Funtanazza, diventata negli ultimi due anni uno dei simboli della mobilitazione sul Monte Bonifato.

I volontari lamentano di non avere avuto a disposizione uno spazio stabile per organizzare i turni, nonostante le interlocuzioni avviate per l'utilizzo della Funtanazza e della Casa del Boscaiolo.

La vicenda dell'immobile è stata più volte raccontata da TP24. A gennaio la Funtanazza era stata inserita, insieme ad altri immobili, nel piano delle alienazioni del Libero Consorzio; successivamente era stata annunciata una marcia indietro sulla vendita. Nei mesi successivi, tuttavia, è proseguito il confronto sulla procedura per l'affidamento della struttura: a maggio la Rete Funtanazza Bene Comune ha consegnato al presidente del Libero Consorzio Salvatore Quinci quasi mille firme chiedendo di fermare l'assegnazione a privati e di avviare un percorso di co-progettazione. In quell'occasione, secondo quanto riferito dalla Rete, Quinci aveva confermato la prosecuzione dell'iter, pur manifestando disponibilità al confronto con le associazioni.

Sul tavolo c'è anche il progetto “Monte Bonifato Bene Comune”, che punta a utilizzare la Funtanazza come centro per la protezione e l'educazione ambientale e come base per le attività della guardianìa.

 

«Il volontariato non può sostituire le istituzioni»

Nel comunicato i volontari rivendicano una maggiore collaborazione, rispetto al passato, con gli altri soggetti impegnati nella prevenzione degli incendi, ma sostengono che il lavoro gratuito dei cittadini non possa sostituire quello delle istituzioni.

Viene citato anche l'incendio che ha colpito Calatubo, fuori dalle aree presidiate, come esempio della vulnerabilità di ampie porzioni del territorio.

La Guardianìa annuncia che l'attività proseguirà anche durante l'autunno e torna a chiedere un coordinamento più stabile tra volontariato ed enti pubblici.

 

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