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24/09/2026 06:00:00

La costa e i porti. Quale futuro? Domande e risposte oggi a Trapani

Una rete di porti non si costruisce soltanto tracciando una linea sulla mappa. Servono approdi sicuri, servizi, collegamenti, imprese che possano lavorare e amministrazioni capaci di concordare le priorità. È su questo passaggio, dalla somma dei singoli progetti a una strategia territoriale, che si misureranno gli Stati Generali dello Sviluppo Costiero della provincia di Trapani, in programma oggi, giovedì 24 settembre, dalle 10 all’Antico Lazzaretto.

L’iniziativa è promossa dal GAL della Pesca Trapanese, insieme alla Fondazione Torri e Tonnare del Litorale Trapanese. Al centro della giornata c’è la proposta “Blu Trapani 2028-2035”, che punta a tenere insieme portualità, pesca, turismo, cantieristica e qualità della vita nelle isole. Non un piano già finanziato e pronto a partire, ma una strategia da discutere con istituzioni, marinerie e operatori economici, per poi tradurla in interventi.

Tra i protagonisti del confronto il contrammiraglio Rosario Marchese, consigliere del ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci, al quale la redazione di Tp24 ha dedicato la videointervista che accompagna questo articolo.

 

Marchese e la proposta del “porto diffuso”

Il contributo anticipato da Marchese prima dell’incontro ha un titolo che riassume l’idea: “Una costa, molti porti, un’unica destinazione”.

La rete proposta comprende Trapani, Marsala, Mazara del Vallo, Bonagia, San Vito Lo Capo, Favignana, Levanzo, Marettimo, Pantelleria e Marinella di Selinunte. Il modello è quello del “porto diffuso”: approdi diversi, con caratteristiche e funzioni differenti, che si presentano a chi arriva dal mare come punti di accesso a un territorio coordinato. Il collegamento immaginato è con gli Itinerari del Gusto, la ristorazione e le esperienze turistiche organizzate sulla costa e nelle isole.

Il senso della proposta è andare oltre il posto barca. Chi approda dovrebbe trovare informazioni, assistenza, servizi e occasioni per conoscere il territorio. Ma proprio qui emerge la prima condizione: per promuovere una rete occorre che i suoi nodi funzionino. Il marketing può valorizzare un porto; non può sostituire la sua messa in sicurezza.

 

 

Sei assi, ma una questione comune: chi coordina?

La strategia si articola in sei ambiti: porti produttivi e turistici, turismo costiero diffuso, distretto della cantieristica e della nautica, filiera della pesca evoluta, isole intelligenti e marchio territoriale unico. Il percorso proposto prevede un tavolo permanente e piani operativi che individuino azioni, responsabilità, risorse, tempi e risultati da verificare.

La frammentazione amministrativa è uno dei problemi da affrontare. Tra gli scali della provincia, soltanto Trapani appartiene all’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale. Marsala, Mazara del Vallo e gli approdi delle isole non fanno parte dello stesso sistema, che comprende invece anche Palermo, Termini Imerese, Porto Empedocle, Gela, Licata e Sciacca.

Il GAL propone quindi un Piano strategico unitario della portualità trapanese, attraverso un protocollo tra Regione, Autorità portuale, Libero Consorzio e Comuni. L’obiettivo è coordinare le scelte, anziché continuare a trattare ogni porto come una vicenda separata.

Una strategia comune, però, dovrà anche stabilire le differenze: quali funzioni rafforzare in ciascuno scalo, quali servizi condividere, quali opere considerare prioritarie. Non tutti i porti devono fare tutto. Devono, piuttosto, poter svolgere bene il proprio ruolo.

 

Le nuove norme: opportunità, non soldi automatici

Il confronto arriva dopo l’entrata in vigore, il 10 maggio, della legge 70/2026 sulla valorizzazione della risorsa mare. Il provvedimento interviene su nautica, cantieristica, attività subacquee, pesca e servizi nelle isole minori. Prevede, tra l’altro, la possibilità per le Regioni di sostenere la modernizzazione dei cantieri e disciplina le zone di interesse turistico subacqueo. Le semplificazioni paesaggistiche riguardano determinati interventi e ambiti portuali: non sono un’autorizzazione indistinta a realizzare qualsiasi opera.

Sul versante europeo, il 10 giugno la Commissione ha adottato due strategie dedicate alle isole e alle comunità costiere, con attenzione a economia del mare, servizi, sostenibilità e capacità dei territori di affrontare crisi economiche e ambientali.

Il punto, per Trapani, è trasformare questo quadro in progettazione. Una legge favorevole non equivale a un finanziamento assegnato; una strategia europea non sostituisce un progetto approvato. È una distinzione che la storia dei porti del territorio rende particolarmente importante.

 

Bonagia: i 34 milioni e il rifinanziamento da garantire

Il porto di Bonagia è uno dei casi con cui qualsiasi discorso sullo sviluppo costiero deve confrontarsi.

A giugno la vicenda è tornata al centro dello scontro politico per la riprogrammazione dei 34 milioni di euro inseriti nei fondi FSC 2021-2027. La Regione ha motivato lo spostamento delle risorse con lo stato dell’iter progettuale e autorizzativo, non compatibile con le scadenze previste. L’amministrazione di Valderice, guidata da Francesco Stabile, ha respinto le accuse di immobilismo, sostenendo che il procedimento proseguiva e che il Governo regionale avrebbe rifinanziato l’opera una volta acquisiti i pareri necessari.

Il resoconto della Commissione dell’Ars del 1° luglio consente di distinguere meglio impegni e previsioni. In quella sede l’assessore Alessandro Aricò aveva indicato un percorso con il parere ambientale entro la fine del 2026, la validazione nel 2027, la gara nella primavera-estate dello stesso anno e il contratto tra fine 2027 e inizio 2028. Era il cronoprogramma prospettato dal Governo, non l’avvio di un cantiere.

La deputata del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi ha contestato quella previsione, indicando il 2030 come orizzonte più ottimistico per l’apertura dei lavori e chiedendo un impegno formale al rifinanziamento. Anche questa data va letta correttamente: è una valutazione politica della deputata, non una scadenza ufficialmente fissata per l’opera.

Bonagia pone dunque una domanda concreta agli Stati Generali: come evitare che progettazione, autorizzazioni e finanziamenti continuino a procedere su tempi diversi, lasciando il territorio in attesa?

Marsala: mezzo secolo, progetti, ma il porto non è in sicurezza

A Marsala il problema ha una storia ancora più lunga. Nella ricostruzione pubblicata da Tp24 a marzo si tornava fino al 1977, quando già si denunciavano l’inadeguatezza dello scalo e i danni provocati dalle mareggiate. Una distanza temporale che rende difficile presentare ogni nuovo annuncio come una svolta.

Nei decenni si sono sovrapposti progetti pubblici e privati, ipotesi di trasformazione turistica e interventi di protezione del bacino. Il Marina di Marsala della società Myr avrebbe dovuto portare oltre mille posti barca e nuovi servizi. Tra il 2014 e il 2017 arrivarono passaggi autorizzativi, piano regolatore portuale e concessione. Si annunciavano lavori e tempi di completamento. Il percorso si è invece concluso con la revoca della concessione, senza la realizzazione del progetto.

Accanto a questa storia restano le esigenze materiali, a partire dai danni al braccio della Lanterna Rossa. Il punto non è affermare che Marsala non abbia un porto: è che la riqualificazione e la messa in sicurezza promesse restano ancora lontane dal realizzarsi.

Inserire Marsala in una rete provinciale deve quindi significare qualcosa di verificabile: chiarire lo stato dei progetti, le coperture finanziarie, le responsabilità e le opere necessarie. Un marchio comune sarebbe utile. Un porto sicuro viene prima.

 

Marinella di Selinunte: dragaggi, posidonia e richieste di trasparenza

A Marinella di Selinunte, il confronto riguarda sia i lavori necessari al porto sia la ricostruzione di quanto è stato speso. Il 12 settembre, la deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi ha denunciato la mancata risposta della Regione a una richiesta di documenti inviata a marzo e sollecitata a luglio.

La richiesta riguarda gli affidamenti degli ultimi cinque anni per dragaggi e rimozione della posidonia: imprese incaricate, procedure utilizzate, importi e pagamenti effettuati. Ciminnisi chiede inoltre chiarimenti sui tempi degli interventi, sui risultati ottenuti e sulle garanzie ambientali, richiamando le attese dei pescatori e degli operatori turistici.

C’è poi un piano distinto, quello giudiziario. Nello stesso articolo, Tp24 riferiva delle cinque condanne chieste dalla Procura di Palermo nel processo con rito abbreviato sugli appalti regionali, che riguarda anche interventi nello scalo di Selinunte. Richieste dell’accusa, non sentenze: la ricostruzione delle eventuali responsabilità penali resta separata dalla richiesta di accesso agli atti amministrativi avanzata dalla deputata.

Nel ragionamento degli Stati Generali, Selinunte aggiunge dunque una questione a quelle poste da Bonagia e Marsala: come misurare l’efficacia degli interventi e rendere verificabile l’impiego delle risorse. Per costruire una rete di approdi, la programmazione delle nuove opere deve poter dialogare con la manutenzione degli scali esistenti. Conoscere lavori eseguiti, costi e risultati è il punto di partenza per stabilire che cosa serva ancora.

 

 

Trapani: dragaggi, banchine e rapporto con la città

Per Trapani, il programma che sarà illustrato dal dirigente tecnico dell’Autorità di Sistema Portuale Leonardo Tallo comprende opere in corso e interventi programmati: dragaggi con fondali previsti a meno 11 e meno 10 metri nelle aree interessate, consolidamento e completamento di banchine, interventi nella zona del Ronciglio ed elettrificazione delle banchine. A questi si aggiungono il terminal passeggeri e la riqualificazione del fronte mare, con spazi per diporto, pesca e fruizione urbana, fino all’area Colombaia-Lazzaretto.

È qui che sviluppo portuale e trasformazione della città si incontrano. La questione non riguarda soltanto le navi che potranno entrare o i passeggeri che arriveranno, ma il rapporto tra le attività economiche dello scalo, gli spazi pubblici e la tutela del paesaggio. Ed è su questo stesso terreno che resta aperto il confronto sul MaB Unesco.

 

MaB Unesco: la candidatura va avanti, il perimetro divide

La candidatura delle “Saline di Sicilia” a Riserva della Biosfera ha ottenuto il via libera del Comitato tecnico nazionale, annunciato dalla Commissione nazionale italiana per l’Unesco il 18 settembre. Non è ancora il riconoscimento internazionale. Il dossier deve affrontare la valutazione del programma MaB.

Il MaB nasce per mettere in relazione tutela della biodiversità e sviluppo delle comunità. Non coincide con l’iscrizione nella lista del Patrimonio mondiale: riguarda territori nei quali sperimentare un rapporto sostenibile tra attività umane e ambiente. È per questo che il confronto trapanese non può essere ridotto alla contrapposizione tra chi vuole proteggere le saline e chi vuole far lavorare il porto.

Il problema aperto riguarda soprattutto quali porzioni dello scalo siano comprese nella candidatura e come sia stata condivisa quella scelta.

Come raccontato da Tp24, il sindaco Giacomo Tranchida ha spiegato che il porto commerciale e la zona industriale restano fuori, mentre è incluso lo specchio d’acqua del porto peschereccio, anche in relazione alla Colombaia e al Lazzaretto. La cartografia esaminata dalla testata mostra dunque un’esclusione parziale, non dell’intero ambito portuale. Tranchida sostiene inoltre che il MaB non introduca nuovi vincoli.

L’Autorità di Sistema Portuale, invece, ha chiesto di confermare l’esclusione dell’intera circoscrizione portuale e di ricevere dossier definitivo e cartografia. L’ente richiama anche le prospettive crocieristiche e del diporto e contesta le modalità del coinvolgimento istituzionale. I possibili condizionamenti allo sviluppo sono un rischio prospettato dall’Autorità, non limitazioni già accertate come conseguenza del MaB.

Per oggi è previsto anche un confronto alla Camera di Commercio, distinto dagli Stati Generali al Lazzaretto. Il presidente del Libero Consorzio Salvatore Quinci ha chiesto chiarezza sui documenti e sul ruolo del porto; il commissario camerale Giuseppe Pace ha invitato a non disperdere, nelle divisioni, l’opportunità rappresentata dalla candidatura.

È una questione che riguarda direttamente la credibilità di una strategia comune: la tutela ambientale e lo sviluppo economico possono essere tenuti insieme soltanto se confini, obiettivi e responsabilità sono chiari e condivisi.

 

Il programma: istituzioni, pescatori, turismo e imprese

Ad aprire i lavori sarà il presidente del GAL Francesco La Sala, con la moderazione del direttore Giampiero Cappellino. Sono previsti i saluti di Antonino Scilla, per il presidente della Regione Renato Schifani, del pescatore Mario Maltese, per la marineria trapanese, e di Leonardo Catagnano, per il Dipartimento della Pesca Mediterranea.

Le relazioni di scenario sono affidate a Salvatore Quinci, all’eurodeputato Giuseppe Lupo, a Roberta Cafiero, dirigente del Ministero dell’Agricoltura, e a Francesco Terenzi, responsabile della Rete nazionale dei GAL della Pesca. Sul sistema degli scali interverranno Pietro Viviano, Leonardo Tallo e Rosario Marchese.

Il turismo costiero sarà affrontato da Rosalia d’Alì; la nautica e la cantieristica da Ignazio Artese e Andrea Ciulla; il ruolo delle Organizzazioni dei produttori della pesca da Gavino Emilio Giacalone. A Giulia Pulizzi il contributo sugli Itinerari del Gusto e sulla costruzione di un’offerta territoriale comune.

Il sindaco di Favignana Giuseppe Pagoto porterà invece il tema dell’insularità e della continuità territoriale. Un richiamo essenziale: parlare di isole “intelligenti” deve significare anzitutto collegamenti affidabili, accesso a sanità e istruzione, servizi e condizioni sostenibili per chi vi abita tutto l’anno. Non soltanto una migliore esperienza per chi arriva in vacanza.