Forza Italia torna a fare i conti con le proprie inquietudini siciliane. L’addio di Tommaso Calderone, deputato messinese tra i parlamentari più rappresentativi degli azzurri nell’Isola, non è soltanto un cambio di casacca. È un passaggio che riapre una discussione mai del tutto sopita sulla linea del partito, sulla sua organizzazione e, soprattutto, sulla capacità di Forza Italia di mantenere il rapporto con il proprio elettorato e con la classe dirigente territoriale.
Calderone ha lasciato gli azzurri per aderire a Futuro Nazionale, la formazione guidata da Roberto Vannacci. Con il suo ingresso, il gruppo alla Camera è salito a nove deputati. È il terzo passaggio da Forza Italia al movimento di Vannacci.
Una perdita politicamente pesante per il partito siciliano, anche perché Calderone non ha accompagnato la sua scelta con parole di circostanza. Al contrario, ha parlato apertamente delle proprie critiche alla gestione di Forza Italia e ha definito il nuovo approdo un ritorno alle proprie origini politiche. «In Forza Italia ho vissuto due stagioni, quella entusiasmante di Berlusconi e Micciché e un’altra fatta di scelte sbagliate», ha detto, citando anche la nomina di Nino Minardo.
Falcone: «Preoccupato, siamo lontani dalla gente»
A dare un peso politico ancora maggiore alla vicenda è Marco Falcone. L’eurodeputato forzista, da tempo tra i principali riferimenti del partito in Sicilia, non nasconde la preoccupazione per l’uscita di Calderone: «Sono molto dispiaciuto per la scelta di Tommaso Calderone, con il quale ho condiviso anni di militanza, di impegno in Forza Italia e di tante iniziative realizzate nell'interesse della Sicilia. Ho rispetto per le sue ragioni e non nascondo una certa preoccupazione».
Ma il passaggio più significativo della riflessione di Falcone riguarda proprio il rapporto tra Forza Italia e il suo elettorato: «Auspico che si concentri ogni sforzo sul rilancio del Partito, con un approccio meritocratico nella sua organizzazione interna e la capacità di attrarre nuove energie con una proposta liberale».
Un ragionamento che, nelle parole dell’eurodeputato, riguarda anche l’eredità politica di Silvio Berlusconi: un partito «orgoglioso della propria identità, aperto e meritocratico, radicato nella società».
Il tema, dunque, non è soltanto quello degli addii. È quello di come Forza Italia intenda riposizionarsi e riorganizzarsi in Sicilia, dove negli ultimi anni si sono confrontate diverse aree e leadership territoriali.
Ternullo: «Il partito dovrebbe fare una riflessione»
Sulla stessa linea, pur con toni differenti, la senatrice Daniela Ternullo: «Sono molto dispiaciuta che Tommaso Calderone abbia lasciato Forza Italia. Da siciliana, ho condiviso con lui la scorsa legislatura all’Assemblea regionale, dove lui era il mio capogruppo. Oltre che un politico competente e di alto profilo, Tommaso è un amico, una persona di garbo, con un profondo senso delle istituzioni. Il Partito dovrebbe fare una riflessione in tal senso».
Due interventi, quelli di Falcone e Ternullo, che raccontano un partito che, dopo l’uscita di un esponente di peso, non può limitarsi a registrare la perdita, ma è chiamato a interrogarsi sulla propria organizzazione e sulla propria capacità di trattenere la classe dirigente.
E mentre a Messina il caso Calderone produce le prime scosse, nel resto della Sicilia gli equilibri sono in movimento.
A Marsala Grillo si avvicina agli azzurri
È soprattutto nel Trapanese che si guarda con attenzione alle prossime mosse.
Massimo Grillo, ex sindaco di Marsala e oggi consigliere comunale, ha già avuto un incontro con il commissario regionale di Forza Italia Nino Minardo. Il movimento che fa riferimento all’ex primo cittadino, Liberi, insieme alle altre componenti della sua esperienza politica, sta valutando un percorso di ingresso nel partito azzurro.
Grillo non è un nome marginale negli equilibri politici marsalesi. Alle amministrative del maggio scorso ha ottenuto il 33,25% dei voti, arrivando secondo nella corsa alla sindacatura, mentre la lista Liberi ha raccolto 3.690 voti, pari al 9,41%.
Oggi Grillo siede in Consiglio comunale tra i banchi dell’opposizione e continua a rappresentare una parte consistente del suo precedente elettorato. Il suo eventuale ingresso in Forza Italia avrebbe quindi un peso che va oltre la semplice adesione personale: significherebbe portare dentro gli azzurri una struttura politica e un patrimonio elettorale costruiti negli anni.
Il percorso, però, deve ancora completarsi. Dopo il confronto con Minardo, il prossimo passaggio sarà quello con la classe dirigente locale di Forza Italia.
Ed è qui che la partita diventa interessante. Da una parte Forza Italia deve gestire l’uscita di un parlamentare siciliano di peso come Calderone e le riflessioni pubbliche di esponenti come Falcone e Ternullo. Dall’altra, proprio mentre perde un pezzo importante della propria classe dirigente regionale, il partito prova ad allargare il proprio perimetro territoriale.
Il caso Calderone e l’operazione Grillo raccontano, da due versanti opposti, la stessa fase politica: Forza Italia in Sicilia è chiamata a ridefinire i propri equilibri, la propria classe dirigente e il proprio rapporto con il territorio. E la prossima prova, per gli azzurri, sarà capire se questa fase produrrà nuovi ingressi, nuovi equilibri o altre uscite.