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26/09/2026 06:00:00

Depuratore di San Vito Lo Capo, la scena del delitto perde acqua

Quarantadue giorni dopo la morte di Davide Anselmo nella stazione di sollevamento del Secco, una fuoriuscita lungo la rete  fognaria riporta al centro le vecchie anomalie del sistema.

 

 

Quarantadue giorni dopo, bisogna tornare sulla scena del delitto dove Davide Anselmo, operaio quarantenne residente a San Vito Lo Capo ha trovato la morte mentre ispezionava il depuratore del paese.

Questa volta non serve aprire un decreto. Basta guardare per terra.

 

Da mesi lungo la direttrice della rete fognaria che dal centro abitato porta verso il depuratore di Torre dell’Usciere, il terreno è quasi completamente arido. In mezzo, però, c’è acqua. Forma pozze, impregna la terra, segue piccoli avvallamenti e continua a scorrere. L’odore sul posto è intenso. Le immagini e i video che circolano in rete documentano una fuoriuscita evidente di liquami che ormai lambiscono il mare, ma non bastano da soli a stabilire con certezza la natura del liquido né il punto esatto da cui provenga.

 

Come è noto quel terreno non è un posto qualsiasi.

Il 13 agosto Davide Anselmo stava lavorando su una pompa della stazione generale di sollevamento del Secco quando si è sentito male. È morto poco dopo. Durante i soccorsi è morto anche Francesco Bulgarella, operatore del 118. L’inchiesta della Procura di Trapani è aperta.

TP24 questa storia l’ha raccontata partendo dalle carte.

Un decreto della Regione, il numero 324 del 2 maggio 2023, aveva restituito un passato a quell’impianto.

Anni di controlli, problemi al depuratore, sequestri, guasti. E soprattutto un’anomalia che riguardava proprio la rete fognaria.

Le acque che arrivavano al depuratore erano troppo diluite.

La Regione le chiamava “acque parassite”. Acque che non avrebbero dovuto trovarsi lì e che, secondo il decreto, riducevano l’efficienza del trattamento, aumentavano la quantità dei reflui da sollevare nelle stazioni di pompaggio e potevano provocare una maggiore frequenza degli scarichi dagli sfioratori di piena.

Per questo la Regione aveva scritto una prescrizione precisa: “occorre effettuare una ricerca mirata per accertare l’eventuale provenienza e natura di acque parassite”.

Era il maggio del 2023.

Oggi quella domanda pesa diversamente, perché sul terreno attraversato dalla rete c’è una perdita enorme di liquami come rivelato dall’edizione siciliana di Repubblica. Il fenomeno osservato è, tecnicamente, diverso da quello descritto nel 2023: allora si parlava di acqua estranea che entrava nella fognatura, oggi bisogna capire se il liquido stia uscendo dalla rete. Ma il punto comune è lo stesso, la tenuta del sistema che sulla carta dovrebbe servire 15mila unità  e che in estate subisce un sovraccarico di decine di migliaia di persone che da mezzo mondo vengono a visitare una tra le spiagge più iconiche del Mediterraneo.

Ed è qui che compare un’altra carta.

Nel programma degli investimenti comunali 2022-2024 erano previsti 572 mila euro per un’opera dal titolo piuttosto eloquente: “Lavori di completamento della rete fognante da Via del Secco al depuratore comunale”. La stessa opera compare ancora nel programma delle opere pubbliche approvato dal Comune alla fine del 2022.

 

Nel frattempo il sistema continua a funzionare.

Il contratto con la S.I.G.E., la società che gestisce depuratore, rete fognaria e stazioni di sollevamento, era arrivato alla scadenza il 15 luglio scorso. Quel giorno il Comune ha disposto una proroga tecnica fino a tutto ottobre, proprio per garantire la continuità del servizio.

Il controllo dell’esecuzione è affidato ad un tecnico.

La determina firmata il 2 settembre, pochi giorni prima che le immagini dello  sversamento venissero pubblicate sui social, ricorda che il Direttore dell’Esecuzione deve verificare la funzionalità e l’efficienza delle apparecchiature e controllare la gestione dell’impianto. Lo stesso documento aggiunge che il tecnico, durante la proroga, ha assunto le “necessarie iniziative come da documentazione agli atti di questo Ufficio”.

Quali iniziative?

Riguardano anche la rete del Secco?

Esistono segnalazioni di perdite, guasti, anomalie o interventi su quel tratto?

Quando il Comune e il gestore hanno saputo della fuoriuscita?

È stato effettuato un sopralluogo?

Sono stati prelevati campioni?

Le domande, questa volta, non nascono da una suggestione ma da quello che è stato documentato e reso noto solo ieri, l’enorme sversamento di liquami. Il 13 agosto, alla stazione del Secco, muoiono due uomini. Poche settimane dopo, lungo quella stessa direttrice, viene rivelato lo sversamento.

Sono fatti diversi e non sappiamo ancora se appartengano alla stessa storia.

Oggi possiamo aggiungere soltanto una cosa.

Se all’indomani della morte di Davide Anselmo erano le carte a restituire un passato alla scena del delitto oggi  è la scena del delitto a chiedere conto alle carte. E spinge ad una domanda: l’operaio sanvitese era stato inviato a svolgere il suo intervento a causa dello sversamento dalla rete fognaria venuto oggi alla luce?

 

 

 Il sindaco Francesco La Sala pronuncia parole destinate a pesare: «Non si può escludere che la morte del povero Davide sia in qualche modo collegata al malfunzionamento dell’impianto di depurazione».

È naturalmente un'ipotesi, non una conclusione dell'inchiesta. 

Il problema, però, è anche capire chi possa intervenire e con quali procedure, perché dopo la tragedia del 13 agosto l'impianto è stato sottoposto a sequestro.

«Anche noi stiamo cercando di capire meglio che cosa sta accadendo», spiega La Sala.

La gestione dell'impianto è oggi sottoposta ai vincoli stabiliti dall'autorità giudiziaria.

«Il depuratore è sequestrato ed è stato nominato un amministratore giudiziario – dice il sindaco –. Un solo operaio può accedere per l'ordinaria manutenzione dell'impianto, ma alla presenza di un carabiniere e di un dipendente dell'ufficio tecnico del Comune. In loro assenza non può entrare nessuno».

Questo significa che né il Comune né la Sige, società che gestisce il servizio, possono intervenire autonomamente come prima del sequestro.

L'amministratore giudiziario nominato dal Tribunale è Luigi Librici.

Il Comune sostiene di avere già segnalato la situazione.

«Abbiamo scritto fino a questa mattina e aspettiamo delle risposte per provvedere alla bonifica delle aree», afferma La Sala, aggiungendo di avere chiesto anche condizioni che consentano «una presenza più assidua nell'area».

Il problema è urgente: bisogna fermare la fuoriuscita, individuare l'origine dei reflui e bonificare ciò che è già finito all'esterno.

Nel frattempo l'opposizione ha chiesto la convocazione di un Consiglio comunale straordinario e aperto, sollecitando il sindaco a indicare tempi, modalità e risorse per la bonifica.