«Qui nessuno è straniero», recita uno striscione che, l’ultimo venerdì di settembre a Genova, ha suscitato due emozioni contrapposte. La prima è stata di meraviglia, poco dopo di inquietudine.
A realizzarlo sono stati i bambini della scuola primaria Daneo, assieme ai genitori e agli insegnanti, contro il decreto Valditara-Meloni sul tetto agli stranieri, e lo hanno appeso all’ingresso della scuola. Ma l’iniziativa ha generato il timore della Digos, che si è presentata sul posto senza identificarsi, con la pistola nella fondina, e lo ha strappato via e rimosso. Come se fosse pericoloso, eversivo.
Tutto ciò è accaduto in presenza dei bambini che stavano entrando a scuola, molti dei quali hanno pianto per lo spavento, inviando loro un messaggio violento che probabilmente non scorderanno mai. I poliziotti, in due, si sarebbero qualificati soltanto come agenti mandati dalla Questura.
«La cosa che ci ha scioccato più di tutto è che non ci sia stata neppure una domanda per capire perché quello striscione fosse lì, prima di fare un gesto così violento», hanno riferito insegnanti e genitori.
In un comunicato, la Questura ha comunicato che «personale dipendente impiegato nell’ordinario servizio di controllo del territorio in abiti civili» ha proceduto «d’iniziativa» alla rimozione, dopo una segnalazione proveniente dalla sala operativa della Polizia locale. È quanto di più vicino a delle scuse potesse uscire dagli uffici, facendo trapelare un forte imbarazzo per l’accaduto. La questora Silvia Burdese ha disposto «immediati approfondimenti interni sulle ragioni dell’intervento».
Quattro parole, in risposta al nuovo provvedimento discriminatorio, che raccontano perfettamente quello che dovrebbe essere sempre e ovunque la scuola pubblica: inclusiva, capace di accogliere tutti, come sancito dall’articolo 34, comma uno, della Costituzione italiana: «La scuola è aperta a tutti».
Ovvero esattamente l’opposto della ratio della norma, che contempla anche il divieto di indossare il burqa e il niqab.
Il decreto-legge è stato giustificato come necessario per sanare un’emergenza. Quando le vere urgenze sono: edilizia, sicurezza, cattedre scoperte, precariato. Poi esistono l’emergenza educativa e le disuguaglianze, perché esiste un forte divario territoriale, un ascensore sociale bloccato e una crescente povertà di relazione e di passaggio valoriale tra generazioni.
Vittorio Alfieri