Mimmo Turano: "La scuola siciliana è sana, ma dobbiamo ascoltarla"
Scuola, disagio giovanile, famiglie, integrazione e alunni stranieri. È su questi fronti che Mimmo Turano, assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione, sta concentrando il suo lavoro in vista del nuovo anno scolastico. Ospite di Buongiorno 24, Turano ha raccontato il tour nelle scuole siciliane e gli incontri con dirigenti e personale scolastico, partendo anche dal recente episodio di violenza alla scuola media Pipitone di Marsala. Un confronto che, nelle intenzioni dell’assessore, dovrà tradursi in interventi concreti nella prossima programmazione regionale.
Il disagio dei ragazzi: “Non è il singolo episodio che mi turba”
Dai fatti di Marsala Turano parte per una riflessione più ampia sul disagio che attraversa famiglie e giovani. L’assessore dice di non voler guardare al singolo episodio, ma a un fenomeno che la scuola si trova sempre più spesso a dover intercettare. “Non è il singolo episodio che mi turba, perché purtroppo oramai ci stiamo abituando a situazioni di questo tipo.” Per Turano il problema nasce ben prima che arrivi a manifestarsi dentro le aule e coinvolge direttamente il contesto familiare e sociale. “È un disagio familiare, della società, che lì esplode in maniera più evidente perché gli interlocutori sono così piccoli e per questo spesso incapaci.”
Da qui la necessità, secondo l’assessore, di non limitare l'intervento alla scuola ma di coinvolgere anche le famiglie.
Un sistema di ascolto per la scuola: “Gli insegnanti individuano il problema anzitempo”
Gli incontri nelle province siciliane stanno servendo anche a raccogliere richieste e criticità direttamente da chi ogni giorno lavora negli istituti. Turano riferisce di una necessità emersa con particolare chiarezza: rafforzare gli strumenti di ascolto e di dialogo. “Le tre province mi hanno indicato proprio come necessità [...] quella di valutare l’opportunità di creare qualcosa che concentri di ascolto, favorisca un dialogo maggiore nelle scuole siciliane.”
Un sistema che dovrebbe mettere in relazione insegnanti, famiglie e studenti, soprattutto quando emergono i primi segnali di disagio. “Gli insegnanti spesso individuano il problema anzitempo, le famiglie che non capiscono più i veri problemi della famiglia stessa e i bambini che poi mettono in atto azioni spericolate, talvolta indotte anche dai social.” Turano assicura di avere già iniziato a lavorare all'ipotesi. “Già da giorni sto lavorando a tutto questo, perché è chiaro che se non siamo nelle condizioni di dare una risposta tempestivamente, non assolviamo bene al nostro ruolo.”
Il tour nelle scuole: “La scuola siciliana gode di ottima salute”
Dopo Enna, Caltanissetta e Trapani, il tour dell’assessore prosegue nelle altre province. Turano restituisce un'immagine positiva del sistema scolastico regionale, attribuendone il merito soprattutto a chi lavora quotidianamente negli istituti. “La scuola siciliana gode di ottima salute. E non per merito sicuramente di Mimmo Turano, per la dedizione, l’impegno e l’entusiasmo che la scuola, non solo i dirigenti, mettono ogni giorno.”
Il metodo scelto dall’assessore è quello dell’ascolto diretto. Non solo dirigenti, ma anche chi vive quotidianamente la scuola e può indicare problemi e priorità. “Fa piacere fare l’alunno. Ma chi meglio di loro mi può spiegare le cose che servono per realizzare quello che loro poi devono applicare, o quello che loro vedono come disagio sociale o come allarme didattico?”
E conclude: “Li ascolto, scrivo, prendo appunti e dopodiché nella legge finanziaria proviamo a calare le cose che loro chiedono.”
Alunni stranieri, il dibattito sul tetto: “Bisogna creare un equilibrio”
Altro tema affrontato nell’intervista è quello della presenza degli alunni stranieri nelle classi, al centro del dibattito nazionale. Turano evita di ricondurre la questione a una contrapposizione politica e richiama il doppio ruolo della scuola: formazione e integrazione. “Noi stiamo dalla parte di chi lavora perché la scuola abbia una funzione didattica e di integrazione, ma nella scuola si rispettino le regole dell’Italia, non di un governo, di un’appartenenza politica.”
L’assessore insiste sulla funzione della scuola nella trasmissione della lingua e della cultura italiana, senza però escludere il rispetto delle culture di provenienza. “Nella scuola italiana si insegna la filosofia italiana, la storia italiana, la geografia italiana, la lingua italiana, la cultura italiana.”
La sua posizione, nelle parole utilizzate durante l’intervista, è quindi quella di ricercare un punto di equilibrio. “Bisogna creare questo equilibrio tra il rispetto della cultura altrui e l’integrazione in un popolo o in un territorio.”
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