Dalle saline di Marsala a Palermo, passando per lo sguardo di Vittorio Sgarbi. Francesca Giambino, artista trapanese di Misiliscemi, è stata tra i protagonisti di “Eccellenze – Sguardi sull’Arte Contemporanea”, il progetto espositivo inaugurato venerdì 25 settembre a Palermo, nello spazio Experience di via delle Croci.
Un appuntamento che ha riunito sedici artisti contemporanei e che per Giambino ha avuto un significato particolare: l’incontro con Vittorio Sgarbi, che ha dedicato alla sua produzione artistica una lunga recensione dal titolo “Francesca Giambino: L’epifania del paesaggio”. Un testo nel quale il critico legge la pittura dell’artista attraverso la luce, il paesaggio e soprattutto quella Sicilia occidentale che torna continuamente nelle sue tele.
Sgarbi e i paesaggi di Francesca Giambino
Al centro della ricerca pittorica di Giambino ci sono il mare, la luce e soprattutto le saline di Marsala e la Riserva dello Stagnone, trasformati sulla tela in luoghi che vanno oltre la semplice rappresentazione paesaggistica.
È proprio questo l’aspetto sottolineato da Sgarbi. Il critico definisce quella di Giambino una pittura «brillante, vitale, palpitante», nella quale il colore diventa veicolo di emozioni, narrazioni e simboli. La tavolozza, scrive, diventa una sorta di «alfabeto sentimentale», capace di restituire non soltanto l'aspetto dei luoghi, ma anche la loro dimensione più intima.
I paesaggi del Trapanese e, in particolare, le saline di Marsala emergono così come protagonisti della sua ricerca. Per Sgarbi «non sono vedute naturalistiche, ma visioni,
apparizioni che coniugano realtà e sogno».
La luce siciliana, abbagliante e rivelatrice, viene catturata e reinventata fino a diventare, nelle parole del critico, una «danza pittorica di abbagli e dissolvenze». Lo spettatore non rimane quindi davanti a un semplice panorama, ma viene accompagnato in uno spazio sospeso tra memoria e contemplazione.
Mulini, fenicotteri e tramonti
Ci sono elementi che tornano e diventano quasi un vocabolario della pittura di Giambino: i mulini a vento, i fenicotteri, le geometrie delle vasche, i tramonti rosa e oro dello Stagnone.
Per Sgarbi ogni dettaglio acquista un valore simbolico. La pittura alterna pennellate delicate ad altre più accese e impetuose, in un omaggio alla terra siciliana che non si ferma alla bellezza naturale ma cerca, secondo il critico, una dimensione spirituale.
Ed è qui che Sgarbi individua uno dei tratti più personali dell'artista: la capacità di unire memoria e invenzione e di invitare chi guarda ad andare oltre «l’apparenza fenomenica delle cose», per riscoprire l'essenza nascosta del paesaggio.
La Riserva dello Stagnone diventa, dunque, qualcosa di più di un luogo geografico. È materia pittorica, ricordo, immaginazione. E il tramonto assume quasi una dimensione teatrale e sacrale, in equilibrio fra il sole e il mare.
«Un atto politico e poetico insieme»
La parte conclusiva della recensione allarga ulteriormente lo sguardo. Secondo Sgarbi, la pittura di Francesca Giambino rappresenta anche una forma di resistenza alla progressiva omologazione dei luoghi e dei linguaggi.
La sua Sicilia dipinta diventa così «un inno solenne alla bellezza singolare, irripetibile, di una terra che ancora resiste nella sua sacralità».
E Sgarbi arriva a definirla «un atto politico e poetico insieme»: un invito a fermarsi, contemplare e lasciarsi sedurre da ciò che resiste al tempo proprio perché continua a essere visibile.
Il giudizio finale riguarda direttamente l'artista. Per Sgarbi, Giambino non è «soltanto una pittrice»: la sua opera, «porosa e ricettiva come la terracotta, scenografica e sorprendente come la quinta di un teatro», assorbe la complessità dell'esistenza e la restituisce attraverso l'immaginazione.
La salvezza, conclude il critico, si trova proprio nella capacità di «guardare al mondo con occhi nuovi», trasformando attraverso il colore l'esperienza del reale in un canto alla vita.
Giambino: «Un'emozione indimenticabile»
Per Francesca Giambino l'incontro palermitano è stato anche il momento nel quale quelle parole hanno assunto una dimensione concreta.
«Un'emozione indimenticabile e indescrivibile, l'incontro con il critico e storico dell'arte Vittorio Sgarbi», racconta l'artista. «La sua recensione è arrivata come una conferma straordinaria del mio lavoro. Sapere che un grande critico ha colto l'essenza della mia ricerca artistica mi riempie d'orgoglio e dà un valore ancora più profondo a ogni singola opera che creo».
Giambino parla di «immensa gratitudine e consapevolezza»: «Leggere le sue parole sulla mia arte è una conferma del percorso fatto, una scarica di energia pura, che mi spinge sempre di più a creare con entusiasmo».
La mostra a Palermo
“Eccellenze – Sguardi sull’Arte Contemporanea” è curata da Leonarda Zapulla e Sandro Serradifalco, con il contributo critico di Vittorio Sgarbi e la Fondazione Effetto Arte.
L'esposizione, inaugurata il 25 settembre, rimarrà aperta fino al 2 ottobre nello Spazio Espositivo Experience di via delle Croci 16, a Palermo, nei pressi di via Libertà.
In mostra, insieme a Francesca Giambino, le opere di Marialuisa Bonizzoli, BUG_Gabriele Pandiani, Doro Catalani, Lia Chia, Paola D’Antuono, Stefania Fois, Marco Grechi “Mark”, Francesco Loliva, Vincenzo Luciani, Giuseppe Oliva, Cris Passarella, Andrea Sanna, Astrit Shoti, Agron Taga e Maria e Filippo Velardi.
Per Francesca Giambino è un altro passaggio di un percorso nel quale il paesaggio della Sicilia occidentale continua a essere il punto di partenza. Saline, mare e tramonti che, sulla tela, smettono di essere soltanto luoghi e diventano racconto. O, per usare la parola scelta da Sgarbi, “epifania”.