Ci sono palazzi davanti ai quali si passa ogni giorno senza fermarsi a guardare. Il Palazzo delle Poste di Trapani è uno di questi. Dietro gli sportelli e le normali attività di un ufficio postale si nasconde un edificio che racconta un pezzo importante dell’arte siciliana.
Il 26 settembre, nell’ambito de Le Vie dei Tesori, il palazzo ha aperto le sue porte ai visitatori, permettendo di scoprire da vicino gli spazi e i dettagli di un edificio che, a quasi un secolo dalla sua costruzione, conserva ancora il suo disegno originale.
Il Liberty arriva a Trapani
Il palazzo fu costruito tra il 1924 e il 1927 su progetto dell'architetto e ingegnere trapanese Francesco La Grassa, tra i maggiori interpreti del Liberty siciliano e allievo di Ernesto Basile.
La sua firma si riconosce anche nelle finestre e nelle linee dell'edificio. La Grassa porta a Trapani un linguaggio che in quegli anni stava cambiando il volto di molte città siciliane.
Ma qui il Liberty prende una strada particolare.
Niente fiori. Parlano le Poste
La Grassa non riempie il palazzo dei consueti motivi floreali. Al loro posto mette il mondo delle comunicazioni.
Le decorazioni richiamano le lettere, i timbri, il telegrafo, i fili che attraversavano le città e tutto ciò che raccontava la nuova velocità delle comunicazioni. Anche l'architettura diventa così un racconto del luogo che ospita.
È un Liberty diverso, legato alla funzione dell'edificio. Non un semplice ornamento, ma una decorazione che parla delle Poste e del tempo in cui il palazzo nasce.
Dentro, marmo, legno e ferro battuto
Basta entrare per cambiare prospettiva.
Il marmo, il legno e il ferro battuto si incontrano negli spazi dell'ufficio e costruiscono un ambiente dove anche i dettagli più piccoli hanno un peso.
Ci sono le vecchie postazioni in legno, le colonne di marmo decorate e gli sportelli numerati. Ognuno ha la propria cornice, realizzata con vetro e ferro battuto. Non sono semplici elementi funzionali: sono piccole opere d'arte inserite nell'architettura del palazzo.
Poi c'è la scala, costruita secondo una tecnica tradizionale trapanese, con i mattoni autoportanti. Sale verso gli uffici e accompagna lo sguardo dentro l'edificio.
Sopra la sala c'è la grande vetrata policroma realizzata da Pietro Bevilacqua. La luce passa attraverso i vetri colorati e diventa parte dell'ambiente. È uno degli elementi che più caratterizzano lo spazio principale del palazzo.
Anche il soffitto e il pavimento continuano il racconto: gli affreschi richiamano il mondo delle Poste, mentre il marmo è arricchito da decorazioni. Qui ogni elemento sembra avere il suo posto, dal grande affresco fino alla cornice di uno sportello.
Un palazzo che racconta la Sicilia
È forse questo l'aspetto più interessante del Palazzo delle Poste. Non serve entrare in un museo per trovare l'arte.
La si trova in un edificio pubblico, in una sala dove per decenni si sono consegnate lettere, spediti pacchi e cercate notizie. La si trova nei dettagli progettati da un architetto trapanese che ha trasformato la funzione dell'edificio in parte della sua decorazione.
Il Palazzo delle Poste diventa così anche una piccola dimostrazione di quanto sia ricco il patrimonio artistico siciliano. Una bellezza che non sempre è racchiusa nei luoghi più conosciuti e che spesso si nasconde proprio negli spazi che attraversiamo ogni giorno.
Il restauro
Il palazzo è stato interessato da un importante intervento di restauro realizzato grazie alla collaborazione tra Poste Italiane e Soprintendenza ai Beni Culturali. I lavori, conclusi tre anni fa, hanno riguardato gli spazi interni e le decorazioni esterne, dai fregi ai rilievi in pietra del cornicione, fino agli affreschi e alla grande vetrata della sala aperta al pubblico.
Un altro pezzo di Sicilia che merita di essere guardato con più attenzione.
Beatrice Progni