Il Mediterraneo non è più lo sfondo delle vicende europee. È uno dei luoghi in cui si giocano sicurezza, energia, migrazioni, rapporti con l’Africa e futuro dell’Europa. Da Custonaci, la Giornata Tricolore 2026 prova a leggere il ruolo dell’Italia dentro questo scenario.
A Villa Zina il confronto ha riunito esponenti politici, istituzioni e studiosi. Il titolo dell’incontro, “Scenari e prospettive per un’Italia euromediterranea”, promosso dal Centro Studi Dino Grammatico e sponsorizzato dal gruppo ECR del Parlamento europeo, ha portato il dibattito dalla Sicilia a Bruxelles, fino ai rapporti con il Nord Africa e agli scenari internazionali.
Il richiamo a Dino Grammatico
Ad aprire i lavori è stato Fabrizio Fonte, sindaco di Custonaci e presidente del Centro Studi Dino Grammatico. Al centro del suo intervento la figura di Grammatico e l’idea di un centro studi che vuole mantenere vivo un preciso percorso politico e culturale.
Il richiamo è alle riflessioni di Dino Grammatico sulla centralità del Mediterraneo e sul ruolo della Sicilia nello spazio europeo. Per Fonte, Custonaci diventa così un luogo da cui guardare all’Europa non come qualcosa di lontano, ma come una realtà che produce effetti concreti sul territorio.
Da qui anche il senso dato al Centro Studi: riportare il confronto politico fuori dai palazzi, parlare ai territori, affrontare i problemi e mantenere un rapporto diretto con i cittadini.
Dalla storia del Msi al Mediterraneo di oggi
Il passaggio storico è stato affidato anche a Massimo Magliaro. La discussione è tornata alle radici della destra italiana e alla storia del Movimento Sociale Italiano.
Nel racconto proposto durante l’incontro, il Msi non sarebbe rimasto concentrato sulle sole questioni interne. Il riferimento è alla politica estera, alle ex colonie, all’amministrazione fiduciaria e ai rapporti con il mondo arabo.
È stato ricordato anche il rapporto tra Francia e Nord Africa. Un pezzo di storia politica che si collega al dibattito attuale sulla posizione della destra italiana nell’area.
Raoul Russo, senatore eletto nel collegio di Marsala e componente della Commissione Bilancio, della Commissione parlamentare antimafia e della Commissione per il contrasto degli svantaggi derivanti dall’insularità, ha poi spostato il confronto sulla questione palestinese, sul terrorismo islamista e sull’attacco dell’11 settembre. Nel suo intervento anche un passaggio sul rapporto tra Islam e cristianesimo e su quella che ha descritto come una difficoltà dell’Occidente a presentarsi come uno spazio politico compatto.
Razza: «Il Piano Mattei parte dal Mediterraneo»
Ruggero Razza, presidente della Delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con i Paesi del Maghreb, ha concentrato il suo intervento sul Piano Mattei e sui rapporti tra Italia, Europa e Paesi africani.
Secondo Razza, il Piano va letto dentro un cambiamento più ampio dei rapporti tra Nord e Sud del mondo. Non soltanto energia, quindi, ma agricoltura, infrastrutture, sanità, tecnologia e intelligenza artificiale.
Il punto, nella sua ricostruzione, è un rapporto di collaborazione tra Italia e Paesi africani che non sia costruito sulla semplice assistenza. Una cooperazione che, ha sostenuto, coinvolge già diversi Paesi e che può diventare una delle direttrici della politica europea verso l’Africa.
In questo quadro la Sicilia assume un peso particolare per la sua posizione e per il potenziale energetico. Rinnovabili, collegamenti e approvvigionamento diventano parti della stessa partita.
«L’Italia indica la rotta» è stata la sintesi affidata da Razza al ruolo del Paese.
La sicurezza non finisce sulle coste
Poi la sicurezza. Isabella Rauti, senatrice e sottosegretaria alla Difesa, ha allargato il campo all’intero sistema di sicurezza internazionale.
Le crisi possono svilupparsi lontano dall’Italia, ma gli effetti arrivano rapidamente anche qui. Rotte commerciali, energia, infrastrutture strategiche e cavi sottomarini che trasportano dati fanno ormai parte dello stesso scenario.
Rauti ha richiamato anche il ruolo delle missioni europee e la necessità di capire quale direzione l’Unione intenda dare alla propria presenza nell’area. La sicurezza, nella prospettiva portata al confronto, non riguarda più soltanto la difesa dei confini, ma anche le rotte attraverso cui passano merci, energia e informazioni.
Un’Europa mediterranea
Michele Rallo, storico e già parlamentare, presidente del Comitato Scientifico del Centro Studi Dino Grammatico, ha spostato il discorso sul futuro dell’Unione europea.
La domanda da cui è partito è semplice. Può esistere una vera unione politica tra Paesi così diversi per condizioni economiche e interessi strategici?
Rallo ha evidenziato il divario tra gli Stati membri e la difficoltà di costruire una politica comune su temi come gli esteri e la difesa. Da qui la proposta di un’Europa mediterranea, fondata su una maggiore comunanza economica e politica.
Nella prospettiva indicata da Rallo, questo non significa chiudere il rapporto con il mondo arabo. Al contrario, significa costruire una relazione stabile con i Paesi della sponda sud, mantenendo un dialogo che attraversi storia, cultura ed economia.
La Sicilia non è periferia
È il punto che torna alla fine della giornata.
La Sicilia è direttamente coinvolta nelle dinamiche europee: rotte commerciali, energia e flussi migratori la collocano lungo una delle principali direttrici tra Europa, Africa e Medio Oriente.
La Giornata Tricolore ha provato quindi a spostare il punto di osservazione. Guardare questi scenari dalla Sicilia, e non soltanto dai palazzi delle istituzioni europee.
Ed è proprio questa la domanda lasciata sul tavolo a Custonaci. Quale ruolo vuole giocare l’Italia dentro un Mediterraneo che torna rapidamente al centro degli equilibri internazionali?
Beatrice Progni