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27/09/2026 06:00:00

Marsala: "Se è il PD a dire che le panchine andavano rimosse..."

A Marsala basta una panchina per capire chi comanda. O meglio: chi può sedersi e chi, secondo l’amministrazione, sarebbe preferibile non vedere seduto. Il 23 luglio le panchine di piazza Matteotti sono state rimosse. La giustificazione è stata il decoro, insieme alla promessa di restituire la piazza alle famiglie. Poi, alla Festa dell’Unità, l’assessora Anna Caliò ha spiegato che su quelle panchine non si sedevano famiglie né anziani, ma persone extracomunitarie. Ecco il punto che nessun discorso sulla riqualificazione riesce a coprire: da quando «extracomunitario» è il contrario di «famiglia» o di «anziano»?

 

A dirlo è un’assessora espressione del PD, con delega ai servizi sociali e alle pari opportunità. Non un passante che ha scelto male le parole. Se qualcuno beve, molesta o commette un reato, si interviene su quel comportamento. Se una persona si siede, la sua provenienza non dovrebbe essere il criterio per decidere se la panchina può restare. È una distinzione elementare. A quanto pare, a Palazzo Municipale è diventata complicatissima.

La rimozione è arrivata dopo le lamentele degli esercenti della zona, delle quali si è fatto portavoce anche Lele Pugliese, consigliere di Fratelli d’Italia. Sulla carta è all’opposizione; su questa vicenda ha dialogato con l’amministrazione fino a vedere accolta la richiesta. La sindaca Andreana Patti nega di essersi limitata ad assecondare i commercianti. Resta la sequenza dei fatti: le panchine sono scomparse subito, mentre un progetto concreto per il futuro della piazza non era stato mostrato ai cittadini.

Adesso Patti assicura che piazza Matteotti sarà riqualificata e parla di un privato interessato a realizzare un’area giochi per bambini, senza aggiungere altri tavoli. Ottimo proposito. Ma una proposta arrivata dopo non trasforma retroattivamente la rimozione delle panchine in un progetto già pronto. E una piazza per i bambini ha bisogno anche di posti dove possano sedersi i genitori, i nonni e chiunque altro. Persino chi non rientra nella fotografia della «famiglia» immaginata dalla giunta.

 

Se la sindaca si dice civica...

Se la sindaca si dice civica, conviene guardare alla sua squadra e alla maggioranza che la sostiene.

Lentamente inizia a spostarsi, è quel civismo tipico di chi ha in mente un progetto, già realizzato come quello della vittoria elettorale, poi però potrebbe pure dialogare con Fratelli d’Italia, tanto il partito a vari livelli non la attacca, il regionale è muto, forse non hanno ancora capito che a Marsala la sconfitta è stata cocente. O magari, plausibilmente, hanno giocato per perdere, che magari equivaleva pure a vincere.

Dunque la civica Patti è stata eletta con il PD e Alleanza Verdi e Sinistra, ma anche con l’appoggio di un’area della destra cittadina. Nella giunta siedono esponenti del PD e di AVS accanto a figure riconducibili all’area moderata. I percorsi politici non diventano irrilevanti solo perché vengono riuniti sotto la parola civismo. Quella parola dovrebbe spiegare un metodo di governo, invece puntualmente diventa un ombrello, sotto cui ripararsi quando inizia a piovere.  Sulle panchine, l’imbarazzo è tutto del centrosinistra: un consigliere di Fratelli d’Italia porta una richiesta, l’amministrazione la realizza e un’assessora del PD finisce per difenderla distinguendo tra chi sedeva in piazza e chi avrebbe dovuto sedervi. A luglio il PD marsalese aveva definito la rimozione una «scorciatoia punitiva» e aveva chiesto di rimettere le panchine. Oggi ha nella giunta proprio Caliò e a Palazzo VII Aprile il vicepresidente del Consiglio comunale Pietro Cavasino. La domanda è semplice: il PD pensa ancora quello che disse a luglio? E che cosa pensa delle parole della sua assessora? Perché una presa di posizione che non produce alcuna conseguenza rischia di ridursi a una protesta fatta per essere archiviata.

Patti dice che togliere le panchine non è un gesto leghista. Può darsi: chiamarlo leghista è quasi troppo moderato. Quando si elimina una seduta frequentata soprattutto da migranti e poi si indica proprio la loro presenza per spiegare perché famiglie e anziani non la usavano, il gesto diventa vannacciano nel significato politico.

 

Il curioso modo di amministrare

La sindaca non ama le critiche, è perentoria nel suo modo di fare, del resto lo ha ribadito: «Marsala non è la città dei cinque minuti». Giusto: a volte cinque minuti non bastano neppure a trovare un parcheggio. Per la multa, invece, bastano eccome. Una famiglia che accompagna un figlio o si ferma per una commissione si trova davanti il conto di una città che pretende il rispetto delle regole, ma non offre ancora alternative sufficienti per rispettarle senza affanni. E gli esercenti? Possono pure aspettare che i clienti arrivino: la stessa Patti riconosce che servono parcheggi e un trasporto pubblico più efficace, mentre annuncia un piano ancora da realizzare. Nell’attesa, i controlli sono già operativi. È un curioso modo di amministrare: le  sanzioni prima di tutto.

La sindaca assicura di non guardare al consenso. Si vede: panchine tolte, multe subito, parcheggi poi. Un programma che, se portato avanti con questa coerenza, potrebbe darle una soddisfazione rara in politica: tra cinque anni non dovrà nemmeno preoccuparsi di essere rieletta.