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28/09/2026 13:56:00

Campobello, falso cartello “chiuso per lutto” allo studio di Stallone: decreto penale di condanna

Ci sono voluti cinque mesi, le immagini delle telecamere e le indagini. Adesso c'è un primo provvedimento giudiziario per il falso cartello “chiuso per lutto” affisso, lo scorso 5 aprile, davanti allo studio medico di Giuseppe Stallone, ex sindaco di Campobello di Mazara e, in quei giorni, ancora candidato alla carica di primo cittadino.

Il Gip del Tribunale di Marsala, il 9 settembre 2026, ha emesso un decreto penale di condanna nei confronti di A.P., nell'ambito del procedimento indicato con i numeri 1485/26 R.G.N.R. e 1594/26 G.I.P., con contestazione dell'articolo 612, secondo comma, del codice penale, quello relativo alla minaccia aggravata.

Va precisato che il decreto penale di condanna non equivale a una sentenza definitiva: l'interessato può proporre opposizione nei termini previsti dalla legge. L'articolo 461 del codice di procedura penale prevede infatti quindici giorni dalla notificazione del decreto.

 

Quel cartello nella domenica di Pasqua

 

L'episodio risale al 5 aprile 2026, domenica di Pasqua. Sulla targa dello studio medico di Stallone, in via Garibaldi, qualcuno aveva affisso un avviso con la scritta “chiuso per lutto”.

Un lutto che non esisteva.

La falsa notizia si diffuse rapidamente a Campobello, provocando preoccupazione e indignazione. Stallone denunciò l'accaduto ai Carabinieri e da più parti, comprese le diverse forze politiche cittadine, arrivarono messaggi di solidarietà.

Il momento era particolarmente delicato. Stallone era stato indicato poche settimane prima come candidato sindaco da una coalizione di movimenti e, al momento dell'affissione del cartello, era ancora formalmente in corsa. Il suo ritiro dalla campagna elettorale sarebbe stato annunciato alcuni giorni dopo, il 9 aprile.

 

L'identificazione attraverso le telecamere

 

Secondo quanto emerge dagli elementi relativi all'indagine, a consentire l'identificazione della persona che avrebbe materialmente affisso il cartello sarebbero state anche le immagini degli impianti di videosorveglianza presenti nella zona.

Da qui il procedimento arrivato davanti al Gip e il decreto penale emesso il 9 settembre.

Resta un punto sul quale è necessario essere precisi: il provvedimento riguarda la responsabilità contestata alla persona individuata per il gesto, ma non consente, allo stato delle informazioni disponibili, di attribuire automaticamente all'episodio un mandante o una regia politica.

Ed è una distinzione importante, soprattutto perché tutto avvenne nel pieno di una campagna elettorale già molto tesa.

Cinque mesi dopo, dunque, quello che sembrò inizialmente soltanto uno scherzo macabro e di pessimo gusto ha avuto una conseguenza giudiziaria ben più concreta. Adesso bisognerà vedere se il decreto diventerà definitivo o se verrà presentata opposizione.