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28/09/2026 06:00:00

Trapani, oggi torna il teatrino del consiglio sulle  decadenze

Lunedì 28 settembre, alle 20, il Consiglio comunale di Trapani torna a riunirsi. 

Quarto round, se si considera anche la seduta del 16 settembre sulla posizione di Marzia Patti, finita con 11 voti favorevoli alla decadenza e una scheda bianca. 

 

Poi sono arrivati il rinvio del 21 settembre, il terzo round del 24 e, ancora una volta, nessuna votazione sulle quattro posizioni rimaste: Giovanni Parisi, Andrea Genco, Angela Grignano e Vincenzo Guaiana.

Ma nel frattempo l'ordine dei problemi si è allungato.

E mentre Palazzo Cavarretta continua a girare attorno alle decadenze, fuori dall'aula ci sono una crisi idrica che arriva fin dentro le scuole, una vertenza occupazionale su Formula Ambiente e un Piano Economico Finanziario che deve trovare il suo equilibrio finanziario.

Insomma: il Consiglio torna a parlare di sé mentre la città continua a presentargli il conto.

 

Il quarto round 

La vicenda è ormai nota.

Tutto nasce dalle assenze alle sedute del 22 e 23 ottobre 2025, convocate sulla vicenda Pala Daidone. Il procedimento aveva inizialmente coinvolto otto consiglieri. Dopo pareri di segretario ed Enti Locali, archiviazioni, dimissioni e cambiamenti politici, sono rimasti i cinque nomi e, dopo la tanto attesa seduta del 16 settembre, in quattro. 

Ma ora la domanda non é più se i consiglieri decadranno o meno, ma "si svolgerà la seduta"?

Perché ora il problema é la presenza di un segretario generale che garantisca la seduta: per regolamento può svolgere la funzione il consigliere più giovane - come accaduto decine di volte - ma la questione é davvero troppo delicata. 

 

L'incarico di Giovanni Panepinto a Trapani è arrivato al termine e il segretario generale è ormai a Enna. Prima di andarsene, però, ha lasciato un parere scritto che è stato letto in aula e che ha chiarito la sua interpretazione dell'articolo 29 dello Statuto: la proposta di decadenza deve ottenere la maggioranza assoluta dei presenti e la norma conduce alla maggioranza di metà più uno dei partecipanti alla votazione, i i compresi agli astenuti, dichiarati o meno. 

 

Non è quindi vero che la Segreteria abbia lasciato il Consiglio senza una risposta tecnica.

 

Il problema è che chi dovrebbe materialmente accompagnare l'aula nell'applicazione di quella risposta non c'è.

La vice segretaria Nunzia Gabriele ha motivato la propria assenza anche con il fatto di non avere ricevuto un effettivo passaggio di consegne da Panepinto, oltre a ragioni di salute.

Gino Petrusa, dal canto suo, ha rappresentato di non possedere le competenze per affrontare la questione.

Ed ecco il paradosso.

Se la ragione per cui la vice segretaria non se la sente di affrontare la procedura è che non ha seguito il procedimento e non ha ricevuto il passaggio di consegne, allora la soluzione non può essere semplicemente aspettare un nuovo segretario generale e immaginare che, per il solo fatto di essere nuovo, possa conoscere una vicenda lunga quasi un anno.

Anzi.

Un segretario che arrivasse oggi si troverebbe davanti una storia che non ha seguito e di cui non sa nulla. 

 

Arrivano anche il PEF. e TARI

L'ordine del giorno di lunedì non sarà soltanto decadenze.

L'amministrazione ha riproposto in aula anche il Piano economico finanziario dei rifiuti e le tariffe TARI 2026.

È un ritorno necessario dopo che, a fine luglio, l'opposizione aveva disertato la trattazione e i termini per l'approvazione sono decorsi.

Ora quelle delibere tornano in Consiglio dentro una situazione molto più pesante.

Perché nel frattempo il mancato perfezionamento degli atti ha avuto conseguenze sul quadro economico con cui vengono finanziati i servizi ambientali affidati a Formula Ambiente.  La società si trova davanti a una riduzione delle somme disponibili e questo si traduce nel rischio di 15 licenziamenti. 

È qui che la politica torna a Palazzo Cavarretta con una domanda molto più semplice delle decadenze:

chi paga il costo di una guerra politica?

 

E mentre il Consiglio litiga, l'ordine del giorno si è allungato

Tornano in aula il PEF dei rifiuti e la TARI 2026, dopo che a fine luglio l'opposizione aveva disertato la trattazione e sono decorsi i termini per l'approvazione.

Il ritorno delle delibere avviene nel pieno della crisi di Formula Ambiente. Il mancato perfezionamento degli atti ha inciso sulle risorse destinate ai servizi gestiti dall'azienda, che si trova ora a fronteggiare il rischio di 15 licenziamenti.

 

E anche su questo Mazzeo non ha risparmiato il sindaco Tranchida, accusandolo di avere portato il PEF in aula a ridosso della scadenza, lasciando al Consiglio poco tempo per esaminare e correggere l'atto.

I toni sono duri, ma è importante dirlo: gli attacchi di Mazzeo sono costruiti su argomenti politici e amministrativi, non sono soltanto invettive.

 

Il teatro dentro il teatro

Perhé nel frattempo la fase delle comunicazioni continua a trasformarsi in un contenitore di tutto.

Presunti debiti personali di un assessore nei confronti di ex consiglieri, chat private attribuite al sindaco o a Peppe Guaiana, questioni personali che tornano a fare capolino nel dibattito.

Una strada sdrucciolevole, già percorsa mesi fa, e il rischio è che il rumore finisca per divorare la sostanza.

 

Nei corridoi il nervosismo si taglia a fette. Ma questa volta non sembra essere soltanto la maggioranza a essere sotto pressione.

L'opposizione appare nervosa proprio nel momento in cui il parere di Panepinto ha fornito una chiave di lettura tecnica sulle regole del voto.

E allora la domanda diventa politica: a chi giova davvero il rinvio delle decadenze?

Per mesi l'opposizione ha brandito il tema delle decadenze come una delle chiavi per cambiare gli equilibri del Consiglio. Ora, più il voto slitta, più si allontana anche il momento della verifica definitiva di quella narrazione.

 

E la sfiducia resta sullo sfondo

Il rinvio non riguarda soltanto quattro consiglieri.

Riguarda anche la possibile mozione di sfiducia.

Percé intanto gli equilibri nell'opposizione sono cambiati. Peppe Guaiana, con Amo Trapani, mantiene le distanze dalla maggioranza tranchidiana ma la marca sopravvive anche dai metodi e dal linguaggio dell'attuale opposizione. Gli schieramenti non sono più quelli di qualche settimana fa.

 

Per questo le decadenze sono diventate un passaggio fondamentale anche per capire quale opposizione esista realmente dentro quest'aula.

La pressione è evidente. Lo dimostra anche la presenza delle forze dell'ordine e della Digos durante le sedute. 

Dopo il voto del 16 settembre, in un clima particolarmente teso, Panepinto e Guaiana furono accompagnati a casa.

E sotto pressione è finita anche la stampa e anche la segreteria generale probabilmente percepirà le tensioni.

 

Il conto delle sedute

C'è infine un altro aspetto, meno politico ma molto concreto: il costo di una seduta.

Considerando un gettone di presenza nell'ordine di 53 euro per consigliere, la sola spesa teorica per 22 consiglieri ordinari è di circa 1.166 euro a seduta, cui aggiungere l'IRAP e gli altri costi organizzativi.

Per quattro sedute dedicate alle decadenze, si arriva quindi indicativamente a oltre 5 mila euro considerando gettoni e IRAP, senza contare personale, registrazione, sicurezza e altri costi.

È una stima, non il conto ufficiale dell'ente.

Ma rende plastico un concetto: ogni rinvio ha anche un costo.

E soprattutto ha un costo politico.

Perché mentre Palazzo Cavarretta continua a prepararsi al quarto round, l'acqua non aspetta, Formula Ambiente non aspetta, i lavoratori non aspettano e la TARI non aspetta.

Lunedì il ring sarà ancora montato, vedremo se i temi saranno da cronaca politica o da rivista di gossip.