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29/09/2026 14:00:00

Scambiato per scafista: riceve 78mila euro di indennizzo dopo quasi nove anni di carcere

Immaginate di fuggire da un inferno per cercare salvezza in Europa e di ritrovarvi, invece, in una cella di carcere per quasi nove anni, accusati di un crimine mai commesso. È l'odissea giudiziaria di Bichara Ibrahim Tijani, un cittadino sudanese di 39 anni, che dopo una lunga battaglia legale ha finalmente visto riconosciuta la sua innocenza. La sua vicenda rappresenta un caso emblematico di come errori giudiziari possano spezzare la vita di una persona.

La lunga attesa e il conto salato per lo Stato

A distanza di anni dai fatti, il Tribunale di Trapani ha emesso una sentenza che ha stabilito un indennizzo di 73.812 euro. A dover pagare questa somma sarà il Ministero dell'Economia. Il conto alla rovescia della detenzione di Tijani si è fermato a 3.131 giorni: oltre otto anni e mezzo di privazione della libertà, trascorsi in attesa di un processo che si è concluso con la sua completa assoluzione. La sentenza, emessa dal giudice Piero Grillo, è stata poi confermata in Cassazione, ponendo fine a un incubo durato troppo tempo.

L'accusa e il naufragio della verità

La storia di Tijani inizia nel luglio del 2017. Arrivato in Italia a bordo della nave "Diciotto" insieme ad altri 67 migranti, viene immediatamente arrestato. L'accusa è pesante: favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Secondo i magistrati di Trapani, che indagavano nell'ambito dell'inchiesta "Rinascita", Tijani era uno degli scafisti e avrebbe guidato l'imbarcazione durante la traversata. Una tesi che, però, non ha retto al vaglio dei giudici.

La verità della difesa e l'integrazione in Sicilia

A smontare l'accusa ci ha pensato il suo avvocato, Francesco Di Giovanna, che ha spiegato come il suo assistito fosse solo un naufrago in cerca di salvezza. "Si è integrato e lavora a Campobello di Mazara", ha dichiarato il legale, sottolineando come Tijani non avesse alternative se non quella di salire sulla barca: tornare in Libia avrebbe significato mettere a rischio la propria vita. La sua permanenza in Italia, inizialmente segnata dalla reclusione, si è trasformata in un percorso di integrazione. La Prefettura di Trapani gli ha infatti riconosciuto la cittadinanza italiana proprio in virtù dei suoi legami consolidati con il territorio e del suo percorso lavorativo.

Un futuro lontano dai tribunali

Oggi Bichara Ibrahim Tijani conduce una vita tranquilla in provincia di Trapani. La sua storia si chiude con un risarcimento che, se da un lato non potrà restituirgli gli anni perduti, dall'altro rappresenta un monito importante sull'urgenza di garantire processi più rapidi ed equi. Dopo aver rischiato di essere condannato per un crimine orribile, oggi può finalmente guardare al futuro da cittadino italiano, lontano dagli errori di un sistema che, per troppo tempo, lo ha ingiustamente punito.