×
 
 
02/10/2026 06:00:00

Fertilità, la Sicilia prepara un contributo per le donne che vogliono congelare gli ovociti

Il desiderio di un figlio può arrivare quando le condizioni per accoglierlo non ci sono ancora. Un lavoro instabile, un percorso di studi da completare, una situazione familiare difficile o l’assenza di un partner con cui condividere la scelta possono spostare in avanti la maternità. La fertilità femminile, però, segue tempi propri: con l’avanzare dell’età diminuiscono il numero e la qualità degli ovociti e si riducono le probabilità di concepimento.

 

È in questa distanza tra il tempo biologico e quello della vita che si colloca il social freezing, la crioconservazione degli ovociti per ragioni non strettamente mediche. Una tecnica che consente di conservare cellule riproduttive da utilizzare eventualmente in futuro, attraverso un percorso di procreazione medicalmente assistita. Offre una possibilità, senza assicurare la nascita di un figlio.

 

Una possibilità ancora segnata dalle disuguaglianze

L’accesso a questa procedura pone una questione sociale: quanto pesa il reddito sulla libertà di pianificare il proprio futuro riproduttivo? Se i costi diventano un ostacolo insuperabile, una possibilità offerta dalla medicina resta concretamente disponibile soltanto per alcune donne.

A intervenire su questa barriera è l’emendamento della deputata regionale del Movimento 5 Stelle Cristina Ciminnisi, approvato in commissione e ora atteso al voto dell’Ars. La proposta prevede un contributo fino a 3 mila euro per le donne siciliane tra i 27 e i 40 anni con un Isee familiare non superiore a 30 mila euro. La misura è sperimentale, con uno stanziamento di 300 mila euro per il 2026. Il passaggio in commissione è un primo via libera: il contributo non è ancora operativo.

 

Come funziona il congelamento degli ovociti

La preservazione richiede un percorso clinico. Dopo la valutazione specialistica, si procede con una stimolazione ormonale delle ovaie, seguita dal prelievo degli ovociti e dal loro congelamento, generalmente mediante vitrificazione. Se la donna deciderà di utilizzarli, gli ovociti saranno scongelati e quelli utilizzabili potranno essere fecondati in laboratorio.

Sono passaggi che richiedono assistenza medica e un consenso informato. La stimolazione può provocare effetti indesiderati e, nei casi più gravi, una sindrome da iperstimolazione ovarica. Per questo l’accessibilità economica deve accompagnarsi alla qualità del percorso sanitario e a una spiegazione comprensibile delle procedure.

L’età conta, la gravidanza non è garantita

Il punto clinico decisivo è l’età al momento del congelamento. Conservare ovociti a un’età più giovane offre, in generale, prospettive migliori rispetto a farlo più avanti negli anni. La fascia individuata dalla proposta regionale, dunque, non corrisponde a probabilità di successo uguali per tutte: tra 27 e 40 anni le condizioni riproduttive possono cambiare sensibilmente.

Il congelamento non ferma, inoltre, l’invecchiamento dell’organismo e non elimina i rischi di una gravidanza in età più avanzata. Una scelta consapevole richiede una valutazione individuale e informazioni sulle reali possibilità di successo, evitando di presentare la procedura come un’assicurazione sulla maternità.

 

Il contributo e le questioni da chiarire

La proposta nasce da un precedente lavoro legislativo elaborato da Ciminnisi insieme all’ex deputata Martina Ardizzone. La parlamentare sostiene la necessità di rendere questa opportunità accessibile anche alle donne che rinviano la maternità per ragioni lavorative, personali o familiari e non possono sostenerne i costi.

Lo stanziamento rappresenta un avvio circoscritto. Dividendo i 300 mila euro disponibili per il contributo massimo di 3 mila euro, si ottiene una copertura teorica di cento beneficiarie, qualora tutte ricevessero l’importo pieno. È un calcolo sulle risorse annunciate, non il numero definitivo delle donne che potranno accedere alla misura.

Se arriverà l’approvazione dell’Aula, sarà essenziale chiarire modalità di accesso, spese ammesse e criteri di assegnazione. Per valutare quanto il sostegno riduca davvero le disuguaglianze, bisognerà capire anche quali costi resteranno a carico delle donne.

 

La libertà di scegliere richiede anche condizioni sociali

Il valore della proposta sta nel riconoscere un bisogno che riguarda insieme salute, autonomia e possibilità economiche. Ma la preservazione della fertilità deve inserirsi in una politica più ampia: lavoro stabile, servizi per l’infanzia, sostegno alle famiglie e una distribuzione più equa dei compiti di cura.

Una donna deve poter valutare il congelamento degli ovociti con informazioni corrette e senza pressioni. Allo stesso tempo, deve poter scegliere di avere un figlio senza essere costretta a rimandare per precarietà o mancanza di servizi. La sfida per la Sicilia è tenere insieme questi due piani: ampliare l’accesso alle opportunità della medicina e rimuovere gli ostacoli sociali che condizionano la maternità.