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03/10/2026 06:00:00

Abusivismo edilizio, a Marsala fascicoli aperti da quasi 40 anni. Il Comune cerca rinforzi

A Marsala ci sono procedimenti sull’abusivismo edilizio che risalgono al 1988. Trentotto anni dopo, quelle pratiche figurano ancora nell’arretrato che il Comune deve affrontare. E il settore competente mette nero su bianco una difficoltà precisa: con il personale attualmente disponibile, neppure ricorrendo allo straordinario, è possibile smaltire i fascicoli nei tempi necessari a rispettare gli obblighi di legge.

 

È questo il punto centrale dell’avviso di interpello firmato dal responsabile del servizio, l’architetto Salvatore Guastella, e dal dirigente del settore Pianificazione, Urbanistica e Patrimonio, l’ingegnere Pier Benedetto Mezzapelle. Una richiesta di rinforzi rivolta ai dipendenti del Comune di Marsala, dei Comuni del Trapanese e delle altre pubbliche amministrazioni.

Dietro la procedura amministrativa emerge una questione che riguarda il governo del territorio: dare seguito ai provvedimenti contro gli abusi, anche quando sugli immobili sono intervenute sentenze penali ormai definitive.

 

Un arretrato lungo decenni

L’avviso descrive l’abusivismo marsalese come un fenomeno «di rilevante e risalente entità». Richiama molteplici immobili abusivi censiti nella fascia costiera dei 150 metri dal mare e ulteriori procedimenti che interessano diverse zone del territorio, citando le contrade Berbaro, Fossarunza, Spagnola, Birgi e Marausa.

Il documento non indica il numero complessivo delle pratiche da smaltire. Fornisce però un riferimento significativo: l’elenco dei procedimenti relativi a immobili oggetto di sentenza penale irrevocabile comprende fascicoli aperti in un arco temporale che parte dal 1988 e arriva a circa dieci anni fa.

Non si tratta, dunque, soltanto di verificare nuove segnalazioni. Il Comune deve affrontare anche vicende che attraversano decenni di attività amministrativa e giudiziaria.

 

Demolizioni, acquisizioni e sgomberi: cosa deve fare l’ufficio

Le competenze dell’Ufficio Abusivismo Edilizio hanno conseguenze concrete. Comprendono la vigilanza sul territorio, la repressione degli abusi, le ordinanze di demolizione e le sanzioni pecuniarie.

Quando le ordinanze non vengono rispettate, entrano in gioco gli ulteriori adempimenti previsti: acquisizione al patrimonio comunale, trascrizione nei registri immobiliari, sgombero e immissione in possesso.

È su questa catena di attività che pesa l’arretrato. L’interpello serve a trovare personale capace di istruire i fascicoli e consentire all’amministrazione di portare avanti i procedimenti. L’avviso, da solo, non dispone nuove demolizioni e non stabilisce un calendario degli interventi.

 

Le cause indicate dal Comune

Una parte consistente dell’atto è dedicata a spiegare come si sia formato l’arretrato. Il settore richiama i tre condoni nazionali del 1985, del 1994 e del 2003, che hanno prodotto ulteriori pratiche, spesso intrecciate con i procedimenti repressivi già aperti.

A questi si aggiungono le modifiche della normativa edilizia e la progressiva riduzione del personale, collegata ai limiti alle assunzioni e al mancato ricambio.

Il documento attribuisce quindi la situazione a cause storiche e strutturali, escludendo responsabilità della gestione corrente e del personale attualmente o precedentemente assegnato all’ufficio. È la ricostruzione formulata dall’amministrazione nell’avviso, che non costituisce un accertamento indipendente sulle responsabilità dei ritardi.

Resta il problema da risolvere: trasformare fascicoli rimasti aperti per anni in procedimenti definiti, con gli esiti previsti per ciascun caso.

 

A luglio trasferito il responsabile dell’ufficio

L’atto segnala anche un passaggio recente. Con la determinazione numero 752 del 7 luglio 2026 è stata disposta la mobilità verso il settore Servizi alla Persona di un dipendente che era responsabile dell’Ufficio Abusivismo Edilizio.

Secondo quanto riportato nell’avviso, il trasferimento ha ulteriormente ridotto l’organico e aggravato una situazione già critica, pur senza rappresentare la causa originaria dell’arretrato.

Il personale rimasto nel settore, spiega il documento, è già impegnato nelle attività ordinarie, straordinarie e nel contenzioso. Redistribuire i fascicoli significherebbe compromettere gli altri procedimenti.

Inoltre, servono competenze specifiche: lettura degli elaborati tecnici e catastali, verifiche urbanistiche, calcolo di superfici e volumetrie, conoscenza delle sanzioni amministrative e penali.

 

La ricerca di rinforzi

La strada scelta è raccogliere disponibilità volontarie tra dipendenti pubblici a tempo indeterminato con profilo tecnico o amministrativo ed esperienza in materia edilizia e urbanistica.

Per il personale di Marsala è prevista un’assegnazione temporanea, anche parziale. Per quello proveniente dagli altri enti si potrà ricorrere a convenzioni, comandi o distacchi parziali, concordando giornate e ore di lavoro.

Non è fissato un numero di dipendenti: dipenderà dalle candidature e dalle necessità dell’ufficio. Non si tratta di un concorso e la disponibilità non garantisce l’affidamento dell’incarico.

In caso di risposta insufficiente, il documento contempla la possibilità di estendere successivamente la ricerca a professionalità esterne.

 

La prova sarà nei risultati

L’interpello riconosce una difficoltà amministrativa che non può restare confinata negli uffici. Il contrasto all’abusivismo incide sulla tutela della costa, sul patrimonio pubblico e sulla credibilità delle regole per chi costruisce rispettandole.

 

La richiesta di personale è un primo passaggio. Per misurarne l’efficacia serviranno numeri e tempi: quanti fascicoli sono ancora aperti, quali hanno priorità, quanti vengono definiti e con quali esiti.

Dopo un arretrato che arriva fino al 1988, è su questi risultati che si misurerà la capacità del Comune di recuperare il tempo perduto.