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04/10/2026 06:00:00

Sette giorni di cattivi pensieri. Quelli che dimenticano di essere stati bambini

Questa settimana sono intervenuto con un video messaggio alla FNSI, a Roma, alla conferenza dei giornalisti che chiedono il diritto alla verità sulle stragi del 1992. L’appello partì a maggio da 33 cronisti siciliani. Adesso le adesioni sono più che raddoppiate. La richiesta è semplice: non ridurre tutto a “mafia e appalti”, continuare a cercare anche altrove, nei rapporti con ambienti eversivi, nei possibili concorsi esterni, nelle zone grigie dello Stato.

Ho detto quello che penso da tempo: il tritolo di Capaci e via D’Amelio era mafioso, la manovalanza era mafiosa. Ma Cosa Nostra non ha mai vissuto in un vuoto pneumatico.

Il problema, trent’anni dopo, non è soltanto sapere chi mise il tritolo. È impedire che si costruisca una verità più piccola, più comoda, più rassicurante.

Noi giornalisti non siamo passacarte delle verità parziali.

Il diritto alla verità non può essere archiviato. E neppure prescritto.

 

 

Naza

 

Poi c’è Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor. Ventiquattro testimonianze anonime di israeliani che hanno lavorato nell’intelligence e nelle operazioni militari a Gaza. Il film ha vinto il Premio speciale della giuria a Venezia e in Italia ha avuto un successo enorme.

La cosa più terribile non è quello che mostra. È quello che fa ascoltare.

L’orrore trasformato in procedura. Un bersaglio, un algoritmo, una percentuale accettabile di civili morti. La tecnologia che entra nelle case, ascolta le telefonate, osserva le abitudini.

Abbiamo visto così tante immagini di Gaza che rischiamo di non vedere più nulla. Naza fa il contrario: toglie quasi tutto e ci costringe ad ascoltare.

E l’orrore torna visibile.

Il male contemporaneo non necessariamente urla. A volte compila database, incrocia dati, calcola percentuali.

E magari ha pure un algoritmo eccellente.

 

 

Quindici

 

Rubo alla nostra Valentina Colli, questo pensiero: "Come pago il mutuo. Ci sono le bollette. I libri dei miei figli. Mia moglie è incinta. Mio figlio non entra più nel giubbotto invernale. Con dieci euro di benzina ci faccio due giorni. Il macinato di seconda è a sedici euro al chilo. Se succede qualcosa e devo pagare un esame? Se si rompe la lavatrice? Quest’anno Babbo Natale non passerà da casa mia.

Sono questi i pensieri che questa settimana abitavano la piccionaia di Palazzo Cavarretta.

Sotto, il Consiglio comunale di Trapani discuteva di discutere del PEF. Sopra c’erano loro: i quindici lavoratori di Formula Ambiente che rischiano il posto. La mancata approvazione del piano si è ormai intrecciata alla procedura di licenziamento per gli ultimi mesi dell’anno.

Sono salito lassù.

Faceva caldo. Ai lavoratori non spettava neppure una bottiglietta d’acqua, perché quella nel frigorifero del Palazzo era dei consiglieri.

L’acqua come le brioche di Maria Antonietta.

Da lassù si vede quello che lo streaming non restituisce. Si vedono le risate, i battibecchi, i “lei non sa chi sono io”, le battaglie per stabilire chi ha vinto e chi ha perso, chi si è spaccato e chi ha segnato un punto.

E dietro, quindici gilet arancioni.

Io quella paura la conosco. Sono stato anch’io dentro una vertenza, insieme a centinaia di lavoratori dei call center.

A volte l’essenziale è invisibile alle mozioni"

 

Rifiuti

 

Sono direttore di una testata ricchissima e non lo sapevo.

In Consiglio comunale a Marsala, parlando del servizio dei rifiuti e degli sprechi prima che arrivasse lei a furor di popolo e di vento, la sindaca Andreana Patti ha parlato di migliaia e migliaia di euro dati a Tp24 e ad altre testate.

 

Ho chiamato subito il nostro ufficio commerciale, felice. Mi hanno rovinato la giornata. La società che gestisce il servizio dei rifiuti ha commissionato a Tp24 una campagna pubblicitaria da appena 6 mila euro. Iva compresa. Tutto qui?

Boh.

C’è poi un altro dettaglio. La sindaca ha ragione quando dice che la campagna pubblicitaria sulla differenziata è terribile: "Si vede un'operatrice con un mastello". Vero.

Solo che Tp24 non l’ha ideata. Noi abbiamo venduto degli spazi. Si chiama pianificazione. La creatività è un’altra cosa. 

E, dettaglio nel dettaglio, la campagna è stata curata dalla stessa agenzia alla quale il Comune, da lei diretto, ha affidato la pubblicità delle manifestazioni estive. Che confusione. Ricorda un po' la storia delle panchine di Porta Mazara.

 

Qualche conto, almeno comunicativo, non torna.

 

 

 

Il cerchio

A Marsala hanno tolto le panchine da Porta Mazara. Abbiamo discusso per mesi su quelle panchine, sul decoro, sulla sicurezza, sugli extracomunitari, sulle famiglie, sui bambini e sulla rigenerazione urbana. 

Adesso a Porta Nuova è arrivata una ruota panoramica. Più grande di quella di Trapani, ci tengono a precisare.

Già che c’erano potevano metterla a Porta Mazara, questa ruota.

E si chiudeva il cerchio.

 

Coincidenze

Da qualche giorno si può prendere un aereo dall’aeroporto di Palermo, intitolato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e atterrare a Malpensa, che dal 25 settembre è ufficialmente l’aeroporto “Silvio Berlusconi”.

Poi succede che proprio in questi giorni Giuseppe Graviano, boss condannato per le stragi, racconti in aula che suo nonno Filippo Quartararo avrebbe investito, tra il 1969 e il 1970, in una società con il giovane Berlusconi. Parla di miliardi di lire e di una carta privata. È il racconto di Graviano, naturalmente, e come tale va preso.

Però le coincidenze hanno talvolta uno straordinario senso dell’umorismo.

A questo punto aspettiamo soltanto l’intitolazione dell’ippodromo di Milano San Siro a Vittorio Mangano.

 

Milano

A Milano, in questo periodo, vado spesso.

Sto facendo un bellissimo laboratorio sui temi della cittadinanza con alcuni ragazzi.

E ogni volta che parlo loro di legalità, responsabilità, rispetto delle regole, penso di essere un truffatore.

Noi adulti spieghiamo ai ragazzi come dovrebbero comportarsi. Poi escono dall’aula, aprono un giornale e vedono quello che facciamo noi.

Questa settimana, per esempio, la Procura di Palermo ha chiesto una misura cautelare per Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione ed ex presidente della Commissione tecnica specialistica, ipotizzando il reato di corruzione. Armao respinge le accuse e dovrà naturalmente valere per lui, come per tutti, la presunzione di innocenza.

Ma Armao, qui, non è il punto. Il punto è la sequenza. La quantità di storie di corruzione, favori, scorciatoie, amici degli amici che noi adulti offriamo ogni giorno ai ragazzi ai quali poi organizziamo i corsi sulla legalità.

Forse abbiamo sbagliato destinatari. I corsi sulla cittadinanza, sulla legalità e sul rispetto delle regole dovremmo farli agli adulti.

E a tenerli dovrebbero essere i bambini. Perché i bambini, quando sono piccoli, hanno una tenuta etica formidabile. Sanno benissimo cos’è giusto e cos’è sbagliato.

Poi crescono. E, come nel Piccolo Principe molti adulti dimenticano di essere stati bambini, molti bambini, diventando adulti, dimenticano di essere stati onesti.

 

Giacomo Di Girolamo