Sanità pubblica, è fuga dei medici: le dimissioni aumentano del 150%
Negli ospedali pubblici italiani si lascia il lavoro più spesso per scelta che per raggiunti limiti di età. Nel 2025 le dimissioni volontarie dei medici sono state 3.767, contro 2.876 pensionamenti: è la prima volta che accade nel decennio esaminato dal Centro Studi Anaao Assomed.
Rispetto alle 1.503 dimissioni del 2024, l’aumento è del 150%. Le uscite volontarie rappresentano il 3,5% dei medici in servizio, una quota che, secondo il sindacato, supera anche quella registrata durante gli anni più difficili della pandemia. L’analisi, presentata il 2 ottobre, ricostruisce l’andamento del personale ospedaliero attraverso dati Onaosi, Conto annuale dello Stato e Mef.
Le assunzioni e il peso delle uscite
Il fenomeno attraversa gran parte del Paese. In dodici regioni su venti, nel 2025, le dimissioni hanno superato i pensionamenti. Il divario è particolarmente ampio in Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove le uscite volontarie risultano da 2,4 a 3,3 volte quelle per pensionamento.
Anche il confronto con le assunzioni restituisce la difficoltà di consolidare gli organici: per ogni cento ingressi a tempo indeterminato, lo studio conta 43 dimissioni e 77 cessazioni complessive, considerando pensionamenti e altre cause. Sono rapporti tra i flussi annuali: non significa che a lasciare siano necessariamente gli stessi medici appena assunti.
«Un vero e proprio esodo»
Per il segretario nazionale di Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, i numeri descrivono «un vero e proprio esodo». Nella lettura del sindacato, a spingere i professionisti fuori dagli ospedali sono turni pesanti, retribuzioni poco competitive rispetto ad altri Paesi europei, pressione burocratica, rischio di esaurimento psicofisico e aggressioni.
Di Silverio sottolinea inoltre che i dimissionari hanno un’età media intorno ai 48 anni. A uscire sono dunque anche medici con esperienza, nel pieno dell’attività professionale. La loro partenza pone un problema che va oltre il numero dei posti da coprire: riguarda le competenze disponibili nei reparti e la possibilità di affiancare chi comincia a lavorare.

I giovani entrano, ma bisogna riuscire a trattenerli
Lo studio registra anche segnali positivi. Tra il 2015 e il 2024 il personale medico ospedaliero è passato da 105.380 a 108.243 unità, con una crescita del 2,7%. Nello stesso periodo l’età media si è ridotta di due anni e sette mesi per gli uomini e di due anni e quattro mesi per le donne.
Secondo Anaao, un contributo importante è arrivato dalle possibilità di assunzione introdotte dal Decreto Calabria: tra il 2019 e il 2025 hanno consentito l’ingresso di quasi diecimila giovani medici, arrivando a rappresentare fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato.
Il ricambio, quindi, è cominciato. Il rischio indicato dal sindacato è che l’aumento delle dimissioni ne indebolisca i risultati: aprire le porte ai giovani deve accompagnarsi a condizioni di lavoro che rendano sostenibile restare nel servizio pubblico.
Il divario territoriale resta aperto
La crescita nazionale degli organici nasconde andamenti molto diversi. Nel periodo analizzato, il Centro-Nord ha guadagnato 4.029 medici, pari al 5,9%, mentre il Mezzogiorno ne ha persi 1.166, con una diminuzione del 3,1%.
Tra le regioni con le contrazioni più marcate figurano Basilicata, con un calo del 24,6%, Molise, con il 17,2%, Valle d’Aosta, con il 14,2%, e Calabria, con il 12,6%.
Il dato meridionale segnala una difficoltà ulteriore: il rafforzamento del personale non procede allo stesso modo in tutti i territori. Da qui la richiesta di misure specifiche per rendere più attrattive le sedi disagiate e sostenere gli ospedali che faticano maggiormente a reclutare professionisti.
Le richieste a Governo e Regioni
Anaao Assomed propone un piano in dieci punti. Tra le priorità indica la stabilizzazione delle misure per l’ingresso degli specializzandi, il superamento del tetto di spesa per il personale e un miglioramento delle retribuzioni, attraverso interventi fiscali, indennità e rinnovi contrattuali tempestivi.
Il sindacato chiede inoltre una riforma della responsabilità professionale, maggiore protezione dalle aggressioni, rispetto dei riposi e strumenti di sostegno alla genitorialità. Completano le proposte gli incentivi per le aree più fragili, un osservatorio sulle dimissioni e interventi sull’organizzazione del lavoro e sulle prospettive di carriera.
La sfida è dare un futuro a chi resta
Il dato del 2025 impone di osservare cosa accadrà negli anni successivi: un aumento così netto delle dimissioni potrebbe rappresentare una discontinuità temporanea oppure l’avvio di una tendenza più duratura.
Per Anaao, la risposta deve riguardare sia il reclutamento sia la permanenza negli ospedali. «Ora serve il coraggio di investire su chi resta», conclude Di Silverio. Una richiesta che mette al centro la tenuta quotidiana dei reparti: assumere nuovi medici è essenziale, ma lo è altrettanto offrire a quelli già in servizio ragioni concrete per continuare.
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