“Keith Haring” è il titolo dell’esposizione interamente dedicata al più iconico artista contemporaneo. Un titolo essenziale, che denota la volontà di lasciare al pubblico la possibilità di tracciare liberamente il proprio percorso e la propria interpretazione, all’interno di Palazzo Braschi, a Roma, fino all’11 aprile 2027.
Haring venne a Roma nel 1984, invitato dall’assessore alla cultura Renato Nicolini per partecipare alla prima rassegna romana sulla street art, dal titolo "Arte di frontiera, New York graffiti", ideata da Francesca Alinovi. In quell'occasione il writer statunitense faceva parte del gruppo di artisti selezionati per dipingere dal vivo, alla presenza dei passanti, e realizzò la sua opera sulla facciata del Palazzo delle Esposizioni. Per questo motivo le prime sale della retrospettiva ricordano con testimonianze fotografiche quella performance unica, offrendo un doveroso omaggio a una forma d’arte che all’epoca non fu conservata.
La volontà di ospitare la street art in un sontuoso palazzo storico della Capitale riflette il desiderio di aprire la città a nuove espressioni creative, in un dialogo costante tra cittadini e visitatori, tradizione e innovazione. A questo proposito, la curatrice giapponese Kaoru Yanase riprende le parole dello stesso Haring per cui l’arte non può salvare il mondo, ma può certamente suggerire cosa ciascuno di noi possa fare per migliorarlo. E ricorda il coraggio di un genio creativo che, negli anni ’80 – dominati da una forte spinta conservatrice sia negli USA che in Europa – ha avuto la forza di trasmettere messaggi ancora oggi attualissimi: la lotta per i diritti civili, il diritto di essere se stessi e la rivendicazione delle minoranze, e non soltanto quelle di genere. Inoltre, aveva compreso profondamente gli orrori della guerra, tanto da considerarsi un fervente pacifista.
Tutto questo viene espresso attraverso uno stile chiaro ma mai banale: vivace, colorato, “parlante”. Haring non fu soltanto lo street artist famoso per essere morto a 31 anni, ma un autore colto e raffinato. Studiò alla School of Visual Arts e stabilì profonde amicizie con intellettuali del calibro di William Burroughs, uno dei padri fondatori della Beat Generation, muovendosi in una New York difficile, violenta e ferita dal dramma dell’Aids.
Le sue opere sono caratterizzate da velocità e ritmo, come se una musica immaginaria facesse da sfondo a ogni suo personaggio. Sviluppava i suoi lavori direttamente nel tempo e nello spazio, spesso senza alcun disegno preparatorio, rendendo la stessa creazione un atto artistico… esattamente come un’improvvisazione jazz.
Al Museo di Roma sono esposte circa 140 opere provenienti dalla Nakamura Keith Haring Collection, unico museo al mondo interamente dedicato all’artista statunitense nato nel 1958 in Pennsylvania e morto a New York nel 1990.
Oltre a copertine di dischi, manifesti e altro materiale d'archivio, viene esposta per la prima volta in Italia una tipologia di opera poco nota al pubblico: una Pala d’altare, magnificamente posizionata all’interno della Cappella di Palazzo Braschi, nella quale ricorre tutta la simbologia dell’autore; un’opera preziosa e profonda che è stata il suo ultimo lavoro appena due settimane prima di morire per complicazioni legate all'AIDS.
Si intitola The Life of Christ, un imponente trittico composto da tre pannelli realizzati in bronzo fuso e interamente rivestiti da una patina di foglia d'oro bianco. L’autore ne realizzò un'edizione limitata di 9 esemplari partendo dallo stesso calco originale. Oltre a quello esposto a Palazzo Braschi, un altro esemplare si trova presso la Cattedrale di Saint John the Divine a Manhattan, e fu inaugurato durante il funerale commemorativo di Haring nella giornata che doveva essere quella del suo trentaduesimo compleanno.
Ironia della sorte per un uomo che affermava di voler rimanere sempre un dodicenne nel profondo, che amava la semplicità e la schiettezza dei bambini. Ed è forse proprio in questo spirito fanciullesco e puro che risiede la sua eredità: quella di un artista che portò l’arte ovunque, strappandola all’élite dei musei per affrancarla da ogni vincolo e renderla pienamente fruibile a qualsiasi classe sociale.
Se c'è un territorio che più di ogni altro rappresenta la crescita del traffico marittimo in Sicilia occidentale nel 2026, questo è senza dubbio l'arcipelago delle Egadi. I dati relativi al periodo compreso...
“Keith Haring” è il titolo dell’esposizione interamente dedicata al più iconico artista contemporaneo. Un titolo essenziale, che denota la volontà di lasciare al pubblico la possibilità di tracciare...
Una mostra per andare oltre ciò che si vede e lasciare che colori, forme, segni e materia evochino anche suoni, sensazioni tattili e profumi. È questo il filo conduttore di “Sinestesie. Forme naturali e dialoghi...
È una delle forme più comuni di comunicazione locale. Esci di casa al mattino e trovi un foglio attaccato accanto all’ingresso: l’acqua verrà interrotta, sarà vietato parcheggiare, sono...