Il Tribunale di Trapani ha revocato gli arresti domiciliari a Nino Papania, ex senatore alcamese del Pd, imputato per voto di scambio politico-mafioso nel processo nato dall'operazione antimafia “Eirene”. Papania lascia dunque i domiciliari dopo oltre un anno: per lui resta soltanto l'obbligo di dimora. Ha scelto Alcamo, dove vive con la famiglia.
Il Tribunale, davanti al quale è in corso il processo ormai avviato verso la fase conclusiva, ha accolto l'istanza presentata dagli avvocati Saro Lauria e Vito Di Graziano.
Alla base della decisione ci sarebbe la riduzione delle esigenze cautelari anche alla luce dello stato ormai avanzato del dibattimento.
Dal carcere ai domiciliari, adesso l'obbligo di dimora
Papania era stato arrestato nel settembre del 2024 nell'ambito dell'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo. L'ex senatore è accusato di voto di scambio politico-mafioso.
Ha trascorso circa nove mesi nel carcere Pagliarelli di Palermo e dal luglio dello scorso anno si trovava agli arresti domiciliari.
La revoca arriva dopo che, nei mesi precedenti, diverse istanze presentate dalla difesa erano state respinte dal Tribunale di Trapani, dal Riesame di Palermo e dalla Corte di Cassazione.
Una misura meno restrittiva era stata concessa nei mesi scorsi anche all'ex vicesindaco e assessore di Alcamo Pasquale Perricone, imputato nello stesso processo e per la stessa ipotesi di reato, con la possibilità di uscire dall'abitazione per alcune ore al giorno.
L'accusa e la difesa di Papania
Secondo l'accusa, durante la campagna per le Regionali del 2022 Papania, attraverso Perricone, avrebbe cercato il sostegno di esponenti della famiglia mafiosa di Alcamo per raccogliere voti in favore di Angelo Rocca, candidato all'Ars con il movimento Via. Rocca non è coinvolto nell'inchiesta.
Papania ha sempre respinto questa ricostruzione. Anche davanti al Tribunale, nelle dichiarazioni spontanee rese durante il processo, ha sostenuto di non avere mai concordato con esponenti mafiosi la raccolta di voti e di non conoscere Giosuè Di Gregorio e Francesco Coppola.
La difesa sostiene dunque l'insussistenza dell'accusa prevista dall'articolo 416 ter del codice penale e nega che vi sia stato un legame operativo tra Papania e ambienti mafiosi o una ricerca illecita del consenso elettorale.
Il processo verso la conclusione
Il processo “Eirene” è ormai entrato nella sua fase finale. La prossima udienza è fissata per martedì 13 ottobre, quando potranno essere avanzate eventuali ulteriori richieste del pubblico ministero e degli imputati.
Poi sarà il momento delle discussioni delle difese e delle conclusioni dell'accusa, con le richieste nei confronti degli imputati.
Papania resta imputato e la revoca degli arresti domiciliari riguarda esclusivamente la misura cautelare: non rappresenta una decisione sulla responsabilità penale, che dovrà essere stabilita dal Tribunale con la sentenza.