Per Giacomo Tranchida, al contrario, apre una fase di emergenza che riguarda insieme servizi, bilancio, occupazione e responsabilità amministrative.
Il sindaco, dopo il voto in Aula - 12 contrari dell'opposizione compatta, 9 favorevoli - che ha bocciato il PEF, ha annunciato una nuova richiesta di convocazione urgente del Consiglio comunale per tornare sul Piano economico finanziario e sulle tariffe TARI.
Sul voto del 5 ottobre l'opposizione ha rivendicato la scelta come un modo per evitare l'aumento della TARI e ha indicato nell'utilizzo delle risorse disponibili - avanzo di amministrazione e taglio delle indennità - dell'ente una possibile alternativa.
Tranchida contesta questa lettura e sostiene che il costo del servizio, non approvato dal Consiglio, non possa semplicemente scomparire.
«La città comincia a essere abbandonata»
Il primo effetto, secondo il sindaco, sarebbe già visibile nelle strade.
«Arrivano segnalazioni di cittadini, amministratori, assessori e uffici che descrivono una città che comincia gradualmente a ritrovarsi in una situazione di abbandono», afferma Tranchida.
Il problema riguarda anche la manutenzione del verde. «Se tu non intervieni nella scerbatura ordinaria manutentiva, fra dieci, quindici giorni ti trovi una foresta», sostiene il sindaco.
Il passaggio decisivo, nella ricostruzione di Tranchida, è il primo ottobre. Da quella data sarebbe venuta meno una squadra per la raccolta degli ingombranti, una squadra per altre tipologie di rifiuti abbandonati e parte dei servizi connessi allo spazzamento, compreso l'utilizzo dei soffiatori dietro le spazzatrici.
Il timore è quello di un effetto moltiplicatore: pochi sacchetti non raccolti possono diventare una discarica abusiva, con interventi successivi più costosi e possibili problemi igienico-sanitari.
Il nodo Formula Ambiente
La riduzione dei servizi è collegata, secondo il sindaco, alla mancata approvazione del PEF e alla conseguente necessità di contenere la spesa.
Gli uffici comunali avrebbero chiesto a Formula Ambiente di ridimensionare alcune prestazioni, anche attraverso una diversa organizzazione della raccolta.
L'organico dal 15 ottobre passerá dalla raccolta a giorni alterni a quella ogni tre giorni, mentre da gennaio il secco residuo potrebbe essere raccolto ogni quindici giorni anziché ogni settimana
La questione è anche occupazionale.
La riduzione delle prestazioni ha aperto la vertenza con Formula Ambiente: sono complessivamente 15 i lavoratori coinvolti nella fase attuale, con licenziamenti già intervenuti e altri posti a rischio.
Per il sindaco, dunque, il voto sul PEF non produce soltanto un effetto contabile, ma anche sociale.
«Chi dice non ho approvato il PEF per non aumentare da 5-6 euro a 9 euro la tassa annua della TARI sta prendendo in giro i trapanesi», afferma.
Il ragionamento del sindaco è che il costo del ciclo dei rifiuti deve comunque essere sostenuto.
Se vengono tagliati i servizi ordinari, aumentano le necessità di interventi straordinari e di bonifica, con costi che ricadono comunque sull'ente.
Tranchida richiama inoltre l'aumento dei costi del servizio: carburanti, lavoro, energia e trattamento dei rifiuti. Cita anche l'incremento dell'IVA applicabile ad alcune attività di trattamento dei rifiuti, passato dal 20 al 24 per cento, e quantifica in centinaia di migliaia di euro l'impatto aggiuntivo sul Comune.
Il sindaco rivendica inoltre il percorso seguito negli ultimi anni sulla TARI: secondo i suoi dati, una famiglia di quattro componenti e 100 metri quadrati pagava circa 698 euro nel 2018, mentre nel 2022 il costo era sceso a circa 494 euro, prima della successiva risalita legata all'aumento dei costi.
PEF: cosa può fare il Consiglio
Sul piano tecnico, Tranchida insiste su una distinzione.
Il PEF è uno strumento di pianificazione dei costi del servizio e viene costruito secondo il metodo regolatorio di ARERA, sottoposto ai procedimenti di validazione e trasmesso agli organismi competenti. Il sindaco sostiene quindi che il Consiglio comunale non possa modificarne liberamente l'impostazione tecnica, ma debba prenderne atto e intervenire, eventualmente, sulle modalità di copertura e articolazione della TARI.
Il tema è centrale perché il Consiglio, secondo la ricostruzione dell'amministrazione, avrebbe potuto discutere come distribuire il maggiore costo tra utenze domestiche e non domestiche e applicare criteri coerenti con il principio secondo cui chi produce più rifiuti paga di più.
La bocciatura, quindi, non eliminerebbe il costo del servizio.
L'avanzo e l'articolo 187 del TUEL
Altro terreno dello scontro è l'avanzo di amministrazione.
Tranchida replica alle dichiarazioni di Maurizio Miceli, secondo cui la situazione avrebbe potuto essere affrontata utilizzando l'avanzo libero del Comune.
Il sindaco richiama l'articolo 187 del Testo unico degli enti locali, che disciplina l'utilizzo della quota libera dell'avanzo e ne stabilisce le priorità, tra cui debiti fuori bilancio, salvaguardia degli equilibri, investimenti e altre fattispecie previste dalla norma.
La tesi di Tranchida è che il costo ordinario e continuativo del servizio rifiuti non possa essere trasformato in una spesa strutturale finanziata semplicemente con l'avanzo.
Il Comune, tuttavia, starebbe lavorando proprio sugli avanzi di amministrazione, che potrebbe aggirarsi attorno ai 6 milioni per investimenti e almeno 1,5 milioni sulla parte corrente libera, ma sottolinea che prima occorre completare l'accertamento analitico dei residui e procedere con gli adempimenti contabili.
La Corte dei Conti
Tranchida annuncia di voler trasmettere la situazione alla Corte dei Conti.
«Io ho il dovere, a prescindere dalla competenza del Revisore e del Segretario generale, di segnalarla», afferma.
Il sindaco parla di possibile danno erariale e di responsabilità degli amministratori. Precisa però che un amministratore può sbagliare o interpretare una norma in modo errato e richiama il principio della buona fede.
Il punto politico resta comunque chiaro: per Tranchida il voto contrario al PEF ha prodotto un danno all'ente che deve essere valutato dagli organi competenti.
E torna anche sul ruolo del Consiglio: «Il PEF non è un'opzione politica», sostiene, invitando i consiglieri a riflettere sulle conseguenze delle proprie decisioni.
Nuovo Consiglio entro cinque giorni
Tranchida annuncia quindi una nuova iniziativa istituzionale: chiedere la convocazione urgente e straordinaria del Consiglio comunale per tornare a discutere PEF e tariffe.
«Proporrò di farlo nei termini dell'urgenza e dunque non oltre cinque giorni», dice.
Il sindaco sostiene che non sia necessaria una nuova deliberazione della Giunta e che il provvedimento possa essere riproposto all'Aula. Contesta inoltre il ruolo attribuito alla conferenza dei capigruppo, definita un organismo consultivo del presidente del Consiglio.
La responsabilità, sostiene Tranchida, deve essere assunta da ciascun soggetto per la propria competenza.
«Se necessario, ordinanze e debiti fuori bilancio»
Nel frattempo il Comune dovrà comunque garantire la pulizia della città.
Tranchida annuncia che, in presenza di emergenze igienico-sanitarie o di problemi di sicurezza, l'amministrazione ricorrerà anche a ordinanze e, se necessario, a debiti fuori bilancio per assicurare gli interventi.
È il paradosso sul quale il sindaco costruisce la sua accusa politica: evitare oggi un aumento della TARI potrebbe produrre domani costi maggiori per ripulire una città nella quale i rifiuti si accumulano.
Da una parte il sindaco, che chiede al Consiglio di tornare sui propri passi e annuncia verifiche anche sul piano contabile; dall'altra l'opposizione, che rivendica il voto contrario come una scelta per tutelare i contribuenti.
Nel mezzo restano il servizio di raccolta, i lavoratori di Formula Ambiente e una città che, nelle prossime settimane, sarà il vero banco di prova della partita sul PEF.
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